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Custodia Cautelare In Carcere

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2181 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità Ricorso: Custodia Cautelare Confermato per Indagato
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato contro l'ordinanza che ripristinava la custodia cautelare in carcere per presunta associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.). L'Indagato contestava la decisione del Tribunale del Riesame, sostenendo violazioni di legge e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso, ritenendo i motivi presentati manifestamente infondati e generici. Di conseguenza, la misura cautelare è stata confermata e l'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Carcere o Arresti Domiciliari? La Cassazione nega il cambio per traffico di droga
Un Lavoratore, condannato per traffico di droga, ha chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Ha proposto di scontare la misura presso l'abitazione della cognata. Il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta. Ha ritenuto che il domicilio proposto non fosse idoneo, dato che altri coimputati, parenti della cognata, avevano usato lo stesso luogo per confezionare la droga. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo l'inidoneità del domicilio e la gravità della condotta del Lavoratore. La Corte ha sottolineato che il solo passare del tempo non basta a giustificare la concessione degli arresti domiciliari.
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Custodia cautelare e indizi: la ritrattazione cambia tutto
Un Individuo era in **custodia cautelare e indizi** per associazione mafiosa. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura. L'Individuo ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il suo principale accusatore aveva ritrattato, ammettendo di averlo confuso con un cugino omonimo. Nonostante questa ritrattazione, il Tribunale del riesame aveva rigettato la richiesta di revoca con una motivazione insufficiente. La Cassazione ha annullato la decisione, rinviando il caso per un nuovo esame. Ha ribadito l'importanza di una motivazione robusta che consideri tutti gli elementi, specialmente quando il quadro indiziario si ridimensiona.
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Custodia cautelare in carcere: presunzione e legami mafiosi
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il ricorrente contestava l'attualità del pericolo di reiterazione per via del tempo trascorso dai reati. I giudici hanno stabilito che nei reati di criminalità organizzata opera una presunzione di pericolosità. L'indagato non ha dimostrato la rescissione dei legami con il clan mafioso. Le indagini recenti hanno confermato i continui contatti con membri del sodalizio criminale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'uomo alle spese.
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Custodia cautelare in carcere: intercettazioni e doppi giudizi
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di traffico di stupefacenti. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'uso di intercettazioni tra terzi e invocando il divieto di doppio giudizio per una precedente condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le intercettazioni contenenti accuse dirette e autoaccuse hanno piena validità probatoria senza necessitare di riscontri esterni. Inoltre, la Corte ha escluso il doppio giudizio poiché i fatti contestati riguardavano quantitativi e contesti differenti. La spiccata capacità a delinquere e l'inserimento nei circuiti del narcotraffico giustificano il mantenimento della misura massima, rendendo inadeguati gli arresti domiciliari.
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Carcere e domiciliari: la sostituzione della misura cautelare
Un indagato per associazione a delinquere finalizzata a reati fiscali e contrabbando ha richiesto la sostituzione della misura cautelare dalla custodia in carcere agli arresti domiciliari. A sostegno della richiesta, la difesa ha evidenziato la confessione resa, i risarcimenti avviati, il tempo già trascorso in carcere e i sequestri patrimoniali eseguiti sui beni del sodalizio. Il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza ritenendo inalterato il pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e dichiarato inammissibile il ricorso: per ottenere la sostituzione della misura cautelare servono fatti nuovi e decisivi. Il mero decorso del tempo e i sequestri reali non attenuano automaticamente le esigenze cautelari personali.
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Associazione mafiosa: Cassazione annulla scarcerazione per indizi insufficienti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo sottoposto a custodia cautelare per associazione mafiosa. Il Tribunale del Riesame aveva annullato tale misura, ritenendo insufficienti i gravi indizi. Tuttavia, la Procura ha contestato questa decisione. La Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che il Riesame non aveva valutato in modo completo e unitario le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni. Queste prove suggerivano un ruolo di vertice dell'indagato nell'associazione mafiosa. La sentenza ha annullato la decisione del Riesame, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Custodia cautelare in carcere: quando il divieto di dimora non basta
Un individuo, accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti e di spaccio, aveva inizialmente ottenuto dal G.i.p. il divieto di dimora a Roma. Il Pubblico Ministero ha impugnato questa decisione, e il Tribunale del Riesame ha poi disposto la `custodia cautelare in carcere`, ritenendo il divieto di dimora insufficiente per il pericolo di reiterazione del reato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la gravità degli indizi e l'adeguatezza della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale del Riesame e quindi la `custodia cautelare in carcere`.
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Revoca misura cautelare: richiesta inutile dopo l’annullamento
Un Ricorrente, inizialmente soggetto a custodia cautelare in carcere per estradizione e successivamente agli arresti domiciliari, ha presentato una richiesta di revoca misura cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato questa richiesta inammissibile. Questo è accaduto perché la misura cautelare originaria era già stata annullata da una precedente sentenza. Pertanto, la richiesta di revoca o modifica non aveva più un oggetto su cui agire, rendendola superflua e non esaminabile nel merito dalla Corte.
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Concorso nel reato di spaccio: l’appello fallisce, confermata la misura cautelare
L'Indagato è stato trovato in un appartamento dove erano presenti cocaina, bilancini e denaro. Ha tentato di disfarsi della droga e ha opposto resistenza agli agenti. Inizialmente in carcere, poi agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ha impugnato la decisione che confermava i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il suo concorso nel reato di spaccio e la resistenza a pubblico ufficiale, ritenendo la sua condotta indicativa di un inserimento non occasionale nel traffico di droga.
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Custodia cautelare in carcere confermata per il vertice del traffico
Un imputato, condannato in primo grado a oltre undici anni di reclusione per associazione finalizzata al narcotraffico, ha richiesto la sostituzione della misura restrittiva con gli arresti domiciliari e l'uso del braccialetto elettronico presso l'abitazione della sorella. Il Tribunale ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la custodia cautelare in carcere resta l'unica misura idonea. Per i reati associativi gravi opera una presunzione legale di adeguatezza del carcere. Il ruolo di vertice dell'indagato, la gestione di una vasta rete di corrieri e la possibilità di impartire ordini a distanza rendono inefficace il controllo domiciliare, richiedendo la massima tutela delle esigenze di sicurezza.
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Custodia cautelare in carcere e concorso nel traffico di droga
I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di concorso nel traffico internazionale di undici chili di cocaina destinati alla Svizzera. La difesa ha sostenuto che le azioni dell'indagato, ripreso mentre spostava un elettrodomestico con tracce di stupefacente e intercettato dopo l'arresto del corriere, configurassero al massimo un favoreggiamento e non una partecipazione diretta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: gli elementi successivi alla consumazione del fatto possono provare pienamente il concorso morale o materiale precedente. Inoltre, la breve visita ospedaliera notturna dell'indagato non costituisce un alibi valido per escludere gli incontri operativi con i complici.
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Esigenze cautelari di eccezionale rilevanza: carcere per la madre
Un'indagata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha contestato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha chiesto gli arresti domiciliari anche fuori regione, evidenziando che l'indagata è madre di figli minori di sei anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la presenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza a causa del ruolo direttivo stabile della donna nell'organizzazione criminale, della sua elevata professionalità nel reato e del pericolo concreto di reiterazione anche a distanza. La tutela genitoriale cede dunque di fronte alla necessità inderogabile di prevenzione sociale.
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Valutazione prove dichiarative: Cassazione annulla su omicidio di mafia
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva revocato la custodia cautelare per L'Indagato, accusato di duplice omicidio in un contesto di criminalità organizzata. Il Tribunale aveva ritenuto insufficiente la valutazione delle prove dichiarative provenienti da collaboratori di giustizia, in particolare le "chiamate de relato". La Cassazione ha censurato questa decisione, ribadendo che l'attendibilità delle dichiarazioni, anche se riferite da altri, deve essere valutata con rigore, considerando i rapporti tra i dichiaranti e la loro conoscenza comune all'interno dell'associazione criminale. La sentenza sottolinea l'importanza di un'analisi approfondita delle fonti.
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Nuovo lavoro lontano e custodia cautelare in carcere confermata
L'Indagato, accusato di detenzione e spaccio continuato di stupefacenti, ha chiesto la revoca o la sostituzione della misura restrittiva. La difesa ha sostenuto che l'imputato si fosse trasferito a centinaia di chilometri di distanza per svolgere un'attività lavorativa regolare, elemento che avrebbe dovuto escludere il rischio di nuovi reati. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto l'istanza. I magistrati hanno evidenziato la persistente caratura criminale, i precedenti arresti inefficaci e la brevità del contratto di lavoro, confermando la custodia cautelare in carcere e dichiarando il ricorso inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Spaccio e autonomia: quando scatta l’associazione a delinquere
Un uomo sottoposto a custodia cautelare in carcere ha contestato l'accusa di associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che le cessioni di droga fossero autonome, prive di un'organizzazione verticistica e senza una cassa comune condivisa. Inoltre, l'indagato ha denunciato l'incompatibilità dei giudici del riesame nel giudizio di rinvio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato associativo sussiste anche con una struttura elementare, purché vi sia un piano criminoso indeterminato e una cooperazione stabile. L'assenza di una cassa comune non esclude il vincolo criminale se i membri operano su un territorio controllato con reciproco supporto.
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Sostituzione misura cautelare: il tempo non basta senza fatti nuovi
Un individuo, sottoposto a custodia cautelare in carcere, ha chiesto la sostituzione misura cautelare con gli arresti domiciliari. La sua richiesta è stata respinta, e l'impugnazione è giunta fino alla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che il mero trascorrere del tempo ("tempo silente") o una diversa interpretazione di prove già esistenti non sono sufficienti per ottenere la sostituzione. È necessario presentare fatti nuovi e concreti che dimostrino un effettivo cambiamento delle esigenze cautelari. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Spaccio dietro le sbarre e custodia cautelare in carcere
Due detenuti hanno impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'attività di spaccio avveniva direttamente all'interno del penitenziario, con l'aiuto di familiari e agenti compiacenti. La difesa lamentava l'inattendibilità dei collaboratori di giustizia e la mancanza di esigenze cautelari attuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni convergenti e riscontrate dei collaboratori. Inoltre, la commissione di reati all'interno del carcere dimostra un'elevata pericolosità sociale che giustifica la misura detentiva.
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Spaccio di Droga: Custodia Cautelare Convalidata, Arresti Domiciliari Negati
Un individuo, accusato di spaccio di stupefacenti e detenzione di droga, ha impugnato l'ordinanza che gli applicava la custodia cautelare in carcere. La difesa contestava l'assenza di un verbale di sequestro dettagliato e la non esclusività del terreno dove fu trovata la droga, chiedendo gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la validità della custodia cautelare per spaccio, ritenendo che le intercettazioni telefoniche e la quantità di droga costituissero gravi indizi di colpevolezza. La Corte ha inoltre giudicato inadeguata la richiesta di arresti domiciliari, data la personalità dell'imputato e la natura continuativa dell'attività illecita.
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Partecipazione ad associazione mafiosa: il ricorso è bocciato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa ed estorsione. La ricorrente sosteneva l'insussistenza di gravi indizi di colpevolezza e chiedeva la derubricazione dei fatti di pascolo abusivo. I giudici hanno stabilito che le censure difensive erano del tutto generiche, in quanto non affrontavano gli elementi decisivi emersi dalle indagini. Tra questi figuravano le chiamate in correità di un collaboratore di giustizia, le intercettazioni ambientali che confermavano la riscossione del pizzo e l'attività svolta per il sostentamento dei detenuti del clan. L'inammissibilità comporta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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