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Custodia Cautelare Associazione Mafiosa

8 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Guardaspalle del Clan: Custodia Cautelare Associazione Mafiosa
Un individuo, accusato di far parte di un clan camorristico con il ruolo di guardaspalle e gestore di scommesse illegali, si vede confermare la detenzione in carcere. La Corte di Cassazione ha stabilito che gli elementi raccolti (intercettazioni, video-sorveglianza e dichiarazioni) dimostrano un suo stabile inserimento nel gruppo criminale. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: in tema di **custodia cautelare per associazione mafiosa**, la detenzione in carcere è la misura presunta dalla legge. Il semplice passare del tempo non è sufficiente a far cadere questa presunzione se l'indagato non dimostra di aver concretamente interrotto ogni legame con il clan. L'appello dell'indagato è stato quindi respinto.
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Lavoro non basta: confermata custodia cautelare per mafia
La Cassazione ha confermato la custodia cautelare per associazione mafiosa a carico di un soggetto accusato di appartenere a un clan e di aver partecipato a un'estorsione ai danni di una pizzeria. I giudici hanno respinto la tesi della difesa, secondo cui la pericolosità non era più attuale a causa di un nuovo rapporto di lavoro. La Corte ha stabilito che l'attualità del pericolo derivava da fatti recenti, come il tentativo di estorsione e il ruolo di supplenza assunto dall'indagato dopo l'arresto del fratello. Pertanto, il nuovo impiego non è stato ritenuto sufficiente a superare la presunzione di pericolosità legata a un reato così grave.
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Custodia Cautelare Associazione Mafiosa: Valide le prove indirette
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una misura di custodia cautelare per associazione mafiosa nei confronti di un soggetto accusato di aver ripreso il suo ruolo direttivo in un clan dopo la scarcerazione. Le prove principali consistevano in intercettazioni di conversazioni tra altri affiliati che parlavano di lui come del capo. La Corte ha stabilito che queste intercettazioni 'indirette' costituiscono gravi indizi di colpevolezza e non necessitano di ulteriori riscontri esterni, a differenza delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. È stata inoltre ribadita la forte presunzione di pericolosità sociale che giustifica il carcere per questo tipo di reato, respingendo il ricorso dell'indagato.
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Custodia Cautelare Associazione Mafiosa: Clan vince, ricorso K.O.
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per associazione mafiosa a carico di un individuo ritenuto affiliato a un noto clan della Sacra Corona Unita. L'uomo era accusato di usura, estorsione e violenza privata per conto dell'organizzazione. La Corte ha stabilito che, per i reati legati a mafie storiche, la presunzione di pericolosità sociale è molto forte e giustifica il carcere preventivo. Le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, se ritenute attendibili e supportate da altri riscontri (come le intercettazioni), costituiscono gravi indizi di colpevolezza sufficienti per questa fase del procedimento. Di conseguenza, il ricorso dell'indagato è stato respinto.
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Custodia cautelare associazione mafiosa: parola del pentito non basta
Un indagato per associazione mafiosa chiede la revoca della detenzione, portando come prova le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che negherebbe la sua affiliazione. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale sulla custodia cautelare per associazione mafiosa. Per questo reato, la legge presume la massima pericolosità e la necessità del carcere. Le dichiarazioni del collaboratore, ancora da verificare nel processo, e il semplice passare del tempo non sono sufficienti a dimostrare che l'indagato abbia reciso ogni legame con l'ambiente criminale. La misura cautelare è stata quindi confermata.
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Custodia Cautelare Associazione Mafiosa: Dissapori nel Clan non bastano
Un soggetto, accusato di associazione mafiosa e gestione di scommesse illegali per conto di un clan, si è visto confermare la detenzione in carcere. Aveva presentato ricorso in Cassazione sostenendo che le intercettazioni fossero state male interpretate e che i dissapori interni al clan dimostrassero il suo distacco. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non è possibile una nuova valutazione dei fatti in quella sede. Ha ritenuto logica la decisione dei giudici precedenti e ha confermato la validità della **custodia cautelare per associazione mafiosa**, basata su gravi indizi e sulla presunzione di pericolosità prevista dalla legge.
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Custodia cautelare associazione mafiosa: guida dal carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di dirigere un'associazione mafiosa dal carcere. La sentenza conferma la legittimità della custodia cautelare basandosi su intercettazioni che provano la persistenza del ruolo di vertice e l'elevata pericolosità sociale, nonostante lo stato di detenzione. La Corte ha ribadito che per i reati di associazione mafiosa vige una presunzione di adeguatezza della misura carceraria.
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Custodia cautelare associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. La Corte ha chiarito che la mancata trasmissione dei decreti di autorizzazione delle intercettazioni non le rende inutilizzabili se la difesa non ne chiede specificamente l'acquisizione. Inoltre, ha confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e la legittimità della detenzione in carcere, basata sulla presunzione di adeguatezza prevista per i reati di mafia, data la prova della "messa a disposizione" dell'indagato al sodalizio.
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