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Custode

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120 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia giudiziaria: i rischi della violazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto che, in qualità di custode, ha violato gli obblighi di custodia giudiziaria. L'imputato aveva l'obbligo di conservare un'autovettura all'interno di un garage privato, ma il veicolo è stato rinvenuto sulla pubblica via. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che lo spostamento del mezzo integra la violazione degli impegni assunti e che i precedenti penali del soggetto precludono il riconoscimento delle attenuanti generiche.
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Violazione di sigilli: i rischi del ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violazione di sigilli a carico di un soggetto sorpreso più volte alla guida di un ciclomotore già sottoposto a sequestro amministrativo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati dalla difesa erano generici e non contestavano puntualmente le prove della consapevolezza del vincolo da parte dell'imputato. La Corte ha ribadito che la reiterazione di doglianze già respinte in appello, senza un confronto critico con la sentenza impugnata, preclude l'accesso al vaglio di legittimità.
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Responsabilità del custode e danni da incendio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito riguardante i danni causati da un incendio propagatosi da un fondo agricolo confinante. Il nucleo della decisione riguarda la responsabilità del custode ex art. 2051 c.c.: la Suprema Corte ha stabilito che l'incertezza sulla causa dell'innesco o sull'identità di un eventuale terzo non esonera il proprietario del fondo. Per liberarsi dalla responsabilità, il custode deve fornire la prova positiva di un evento eccezionale e inevitabile. Nel caso di specie, la mancanza di adeguate barriere tagliafuoco ha reso il rischio incendio prevedibile, impedendo di qualificare l'azione di terzi come caso fortuito.
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Canale trasformato in fogna: Comune non paga senza prova di custodia
Dei proprietari terrieri citano in giudizio il Comune perché un canale di scolo per acque piovane, che attraversa il loro fondo, è stato trasformato in una fogna a cielo aperto. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento. Il principio sancito è che, per affermare la **responsabilità da cosa in custodia** di un ente pubblico, non basta lamentare una cattiva gestione del territorio. È necessario dimostrare con prove concrete che l'ente esercitava un potere di fatto sul bene che ha causato il danno, ad esempio autorizzando gli scarichi abusivi. In assenza di tale prova, la domanda del cittadino viene rigettata e il Comune non è tenuto a risarcire i danni.
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Custodia partecipazioni societarie: guida ai compensi
La Corte di Cassazione ha stabilito i criteri per la liquidazione del compenso spettante al professionista incaricato della custodia partecipazioni societarie pignorate. Il caso nasce dall'opposizione di una società di leasing contro un decreto di pagamento ritenuto eccessivo. La Suprema Corte ha chiarito che, data la natura dinamica dell'incarico, si applica per analogia l'art. 19 del D.M. 140/2012 (amministrazione di aziende). Tuttavia, per garantire l'effettività della tutela giurisdizionale, tale compenso non può superare il limite del terzo del ricavato della vendita, applicando il principio previsto dal D.M. 80/2009 per i beni mobili.
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Trasferimento d’azienda e custodia giudiziaria
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di alcuni lavoratori volta ad accertare un trasferimento d'azienda tra una società concessionaria di una discarica e il soggetto nominato custode giudiziario della stessa. Il nucleo della controversia riguarda l'applicabilità dell'art. 2112 c.c. in presenza di un sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che non si configura un trasferimento d'azienda se il subentrante agisce esclusivamente come ausiliario del giudice per la messa in sicurezza e la conservazione dei luoghi, senza proseguire l'attività economica di gestione rifiuti precedentemente esercitata. La mancanza di continuità nell'esercizio dell'impresa esclude il diritto dei lavoratori al passaggio automatico alle dipendenze del nuovo gestore.
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Lieve entità: i criteri per la riqualificazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della lieve entità in un caso di spaccio di stupefacenti dove l'imputato fungeva da custode del denaro. Nonostante il ritrovamento di trecento euro in banconote di piccolo taglio, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di appello che negava la riqualificazione del reato. La decisione sottolinea che la lieve entità deve essere valutata globalmente, considerando tutti gli indici previsti dalla legge, e che il solo possesso di una somma modesta non giustifica l'ipotesi di un traffico su larga scala.
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Sottrazione di beni sequestrati: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo assolto in primo grado per la vendita di un'auto già sottoposta a sequestro e confisca amministrativa. Il Tribunale aveva escluso la responsabilità per la mancata annotazione del vincolo nei pubblici registri. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che la sottrazione di beni sequestrati si configura indipendentemente dalla pubblicità al PRA, purché il custode sia consapevole del vincolo, come avvenuto nel caso di specie dove il sequestro era stato contestato direttamente all'interessato.
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Custodia beni sequestrati: rischi e sanzioni penali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per un soggetto incaricato della **custodia beni sequestrati** che, per negligenza, ha permesso la sottrazione e la definitiva dispersione di un veicolo. I giudici hanno respinto la richiesta di riqualificazione del fatto in illecito amministrativo, poiché la condotta non si è limitata alla circolazione abusiva ma ha comportato la perdita totale del bene. È stata inoltre negata l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, data l'entità del danno subito dall'amministrazione della giustizia.
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Violazione dei sigilli: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violazione dei sigilli nei confronti di un custode che aveva riaperto al pubblico un'attività commerciale già sottoposta a sequestro preventivo. La decisione chiarisce che il delitto si configura non solo con la rottura fisica dei segni esteriori, ma con qualunque condotta idonea a eludere il vincolo di immodificabilità del bene, purché il soggetto sia a conoscenza del provvedimento giudiziario. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su valutazioni di merito non sindacabili in sede di legittimità.
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Caso fortuito: quando la caduta è colpa del pedone
Un pedone ha citato in giudizio un ente comunale per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di una caduta causata da una buca sul marciapiede. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la condotta imprudente della vittima ha integrato il caso fortuito. Poiché la buca era di piccole dimensioni ma facilmente visibile per contrasto cromatico e illuminazione, e il pedone stava transitando in un punto non consentito per l'attraversamento, la responsabilità del danno è stata attribuita esclusivamente alla sua mancanza di ordinaria cautela.
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Reato associativo: il ruolo del custode della droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per un imputato accusato di partecipazione a un'organizzazione dedita al narcotraffico. L'uomo ricopriva il ruolo di custode della sostanza stupefacente, garantendo la sicurezza dei carichi per conto del capo del sodalizio. Nonostante la difesa avesse eccepito la brevità della partecipazione e vizi procedurali relativi alla lista testi, i giudici hanno stabilito che il reato associativo sussiste anche per periodi limitati, purché sia provato l'inserimento stabile in un sistema criminale collaudato. La sentenza ribadisce che la riduzione dei testimoni non comporta nullità se non viene richiesta la rinnovazione in appello.
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Responsabilità custode centro sportivo: guida legale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di una società sportiva condannata per l'infortunio di un calciatore. Il caso riguardava la responsabilità custode centro sportivo ex art. 2051 c.c., originata dalla presenza di una rete metallica arrotolata a bordo campo contro cui l'atleta era impattato durante un'azione di gioco.
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Responsabilità custode impianto sportivo: la sentenza
La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità solidale tra una società sportiva e un Comune per la caduta di una spettatrice durante un torneo. La responsabilità custode impianto sportivo è stata attribuita all'organizzatore per il potere di fatto esercitato sulla struttura, non essendo sufficiente la mancanza di proprietà per escludere il dovere di vigilanza su pericoli come buche nascoste da fogliame.
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Opposizione ufficiale giudiziario: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione stabilisce che l'opposizione agli atti esecutivi non può essere proposta direttamente contro il verbale dell'ufficiale giudiziario. Nel caso analizzato, un inquilino sotto sfratto si era opposto alla decisione dell'ufficiale di sostituirlo nella custodia di beni mobili pignorati da terzi. La Suprema Corte ha dichiarato l'opposizione inammissibile, chiarendo che il rimedio corretto contro un atto dell'ufficiale giudiziario è il ricorso al giudice dell'esecuzione, la cui decisione è l'unico atto impugnabile con l'opposizione.
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Responsabilità condominio: l’appalto non esonera
Una recente ordinanza della Cassazione ha chiarito che la responsabilità del condominio per danni da infiltrazioni provenienti dal lastrico solare non viene meno per il solo fatto di aver affidato i lavori di riparazione a un'impresa. Il condominio, in qualità di custode, rimane responsabile a meno che non provi che il danno sia stato causato da un evento imprevedibile e inevitabile (caso fortuito) riconducibile alla condotta dell'appaltatore. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva esonerato il condominio, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Sottrazione cose sequestrate: reato, non illecito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28423/2024, ha chiarito la distinzione tra il reato di sottrazione cose sequestrate (art. 334 c.p.) e l'illecito amministrativo di circolazione abusiva di veicolo sequestrato (art. 213 C.d.S.). La Corte ha stabilito che la mancata consegna di un bene sequestrato da parte del proprietario-custode integra il reato penale e non il semplice illecito amministrativo, annullando così una precedente decisione di merito.
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Custode beni sequestrati: doveri e responsabilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un custode di beni sequestrati, condannato per aver violato i suoi doveri. La Corte ha ribadito che il ruolo del custode implica un dovere attivo di controllo e conservazione, non una mera posizione passiva. La violazione di tale dovere, che ha portato alla sottrazione e al deterioramento dei beni, è stata la base per confermare la responsabilità penale e la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma a titolo di ammenda. Il ricorso è stato respinto perché i motivi erano generici o miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Concorso di colpa: caduta su strada dissestata
Una recente sentenza del Tribunale di Milano ha affrontato un caso di risarcimento danni per una caduta su strada pubblica. Sebbene il Comune sia stato riconosciuto responsabile per la cattiva manutenzione, il risarcimento è stato ridotto del 50% a causa del concorso di colpa della danneggiata. Il giudice ha ritenuto che la visibilità del dissesto stradale imponesse alla passante un dovere di maggiore attenzione.
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Sottrazione beni sequestrati: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la sottrazione di beni sequestrati di cui era custode. I giudici hanno ritenuto manifestamente infondati i motivi relativi alla riqualificazione del reato e meramente ripetitivi quelli sull'entità della pena e sulle attenuanti, confermando la condanna e addebitando al ricorrente le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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