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Curatela

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186 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Errore materiale: quando la correzione non è ammessa
Un avvocato ha richiesto la correzione di un'ordinanza per un presunto errore materiale nel calcolo delle spese legali a suo carico. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta inammissibile, specificando che la quantificazione delle spese legali, anche se ritenuta errata, costituisce un errore di giudizio e non un errore materiale. Quest'ultimo è solo una svista nella redazione del testo, mentre il primo riguarda la sostanza della decisione e non può essere corretto con questa procedura.
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Prova del credito nel fallimento: la lettera d’impegno
Una società finanziaria ricorre in Cassazione dopo il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di un fallimento. Il credito era basato su una lettera di impegno ritenuta illeggibile e priva di sottoscrizione riconducibile al legale rappresentante della società fallita. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla idoneità di un documento come prova del credito spetta esclusivamente al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, confermando l'importanza di fornire prove chiare e inequivocabili.
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Appello e fallimento: si può proseguire il giudizio?
Un'impresa creditrice si oppone alla decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato improcedibile il suo appello a seguito del fallimento della società debitrice. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo un principio chiave sul rapporto tra appello e fallimento: il giudizio di impugnazione, se iniziato prima della dichiarazione di fallimento, deve proseguire. La sentenza di primo grado, anche se non definitiva, costituisce titolo per l'insinuazione al passivo con riserva, e l'appello è lo strumento corretto per il curatore per contestarla o per il creditore per riformarla.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiarisce
Una società in liquidazione ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione, dopo aver formulato una proposta di definizione del giudizio ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione si basa sulla mancata richiesta di trattazione da parte della società ricorrente entro il termine di quaranta giorni, un'inerzia che la legge interpreta come una rinuncia al ricorso stesso.
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Liquidazione giudiziale: quando la crisi è insolvenza
Una società in liquidazione giudiziale ha impugnato la sentenza, sostenendo di trovarsi in una crisi temporanea e non in uno stato di insolvenza, a causa di ritardi nell'incasso di crediti fiscali. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, confermando l'insolvenza irreversibile sulla base di prove schiaccianti: debiti ingenti, patrimonio netto negativo, paralisi operativa e l'impossibilità di liquidare gli asset vantati. La Corte ha sottolineato che l'insolvenza consiste nell'incapacità di adempiere regolarmente alle obbligazioni, un dato che va oltre il semplice confronto contabile tra attivi e passivi.
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Contributi editoria: bilancio certificato è tassativo
La Corte d'Appello di Roma ha negato i contributi editoria alla curatela fallimentare di una società editrice, stabilendo che il requisito della certificazione dell'intero bilancio d'esercizio da parte di una società di revisione è tassativo e non ammette deroghe. L'impossibilità di adempiere a tale obbligo, causata dalla dichiarazione di fallimento, non costituisce una valida esimente per accedere ai fondi pubblici.
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