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Curatela Fallimentare

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516 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Termine breve per l’impugnazione: il Fisco perde per ritardo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza d'appello favorevole alla Curatela Fallimentare di una società. La Curatela ha eccepito la tardività del ricorso, dimostrando che la sentenza era stata notificata all'ufficio provinciale dell'Agenzia tramite PEC il 30 settembre 2021, mentre il ricorso per Cassazione è stato notificato solo il 2 marzo 2022. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per il mancato rispetto del termine breve per l'impugnazione di sessanta giorni, condannando l'Amministrazione al pagamento delle spese di giudizio.
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TFR in cassa integrazione in deroga: tra fallimento e Stato
Una lavoratrice ha chiesto l'ammissione al fallimento del datore di lavoro per l'intero TFR maturato. Il Tribunale ha accolto la domanda, ritenendo che le quote maturate durante la cassa integrazione in deroga gravassero sull'azienda fallita, non essendoci prova del versamento al Fondo di Tesoreria INPS. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso della Curatela. Ha stabilito che il TFR in cassa integrazione in deroga, per il periodo di sospensione in cui il rapporto cessa senza rioccupazione, non grava sul datore di lavoro fallito ma sul Fondo sociale per l'occupazione e la formazione. Di conseguenza, la lavoratrice ha diritto all'ammissione allo stato passivo solo per le quote di TFR precedenti alla cassa integrazione per le quali il datore non ha provato il versamento all'INPS, mentre vanno escluse le quote maturate durante la cassa integrazione in deroga.
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TFR in cassa integrazione: tra fallimento e fondi pubblici
Un lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento del proprio datore di lavoro per ottenere il pagamento del TFR. La controversia riguarda la spettanza delle quote maturate durante il periodo di Cassa Integrazione in Deroga (CIGD). La Corte di Cassazione ha stabilito che il datore di lavoro fallito non risponde del **TFR in cassa integrazione** maturato durante la CIGD se il lavoratore non viene riassunto alla fine del periodo. In questo caso, il pagamento spetta al Fondo sociale per l'occupazione e la formazione presso il Ministero del Lavoro. Al contrario, per le quote di TFR precedenti, se l'azienda non prova di averle versate al Fondo di Tesoreria INPS, il lavoratore ha diritto ad essere ammesso al passivo fallimentare in via privilegiata. La Cassazione ha quindi accolto parzialmente il ricorso della curatela.
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Leasing traslativo: no alla legge retroattiva contro il fallimento
La Curatela fallimentare di una società ha chiesto la restituzione dei canoni versati per un contratto di leasing traslativo risolto nel 2010, prima dell'entrata in vigore della Legge n. 124/2017. La Corte d'Appello aveva applicato retroattivamente la nuova legge, negando la restituzione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fallimento, stabilendo che la legge del 2017 non ha effetti retroattivi. Per i contratti risolti in precedenza si applica l'articolo 1526 del codice civile: la banca concedente deve restituire le rate riscosse, trattenendo solo un equo compenso per l'uso del bene e il risarcimento del danno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione revocatoria ordinaria: stop a vendite con debiti
La Curatela Fallimentare ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la cessione di due rami d'azienda effettuata dalla Società Venditrice (poi fallita) a favore della Società Acquirente prima del fallimento. La Società Acquirente ha contestato la preesistenza dei debiti e il danno per i creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società Acquirente, confermando l'inefficacia dell'atto. I giudici hanno accertato che i bilanci societari antecedenti alla vendita dimostravano già un forte indebitamento verso banche, fornitori e fisco. Di conseguenza, la vendita ha concretamente impoverito la garanzia patrimoniale dei creditori. La Società Acquirente perde definitivamente la causa ed è condannata a pagare le spese processuali.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione: condannati ma con rinvio
Due amministratori di una società di costruzioni sono stati condannati per bancarotta fraudolenta per distrazione e bancarotta documentale. Avevano svuotato l'azienda cedendo macchinari e un ramo d'azienda a prezzi irrisori a società collegate. La Cassazione ha confermato la responsabilità per la bancarotta fraudolenta per distrazione, ribadendo che la vendita di beni senza effettivo pagamento del prezzo lede i creditori. Tuttavia, ha accolto il ricorso per la bancarotta documentale: i giudici d'appello non avevano motivato adeguatamente sulla breve durata della carica di uno degli amministratori e avevano fornito una motivazione contraddittoria sulla tenuta dei registri. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente a questo reato.
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Liquidazione del compenso professionale e valore della causa
Un avvocato ha richiesto la liquidazione del compenso professionale per l'attività svolta a favore di un fallimento. Il Giudice Delegato ha ridotto l'importo, ritenendo che il professionista non avesse specificato la differenza tra attivo e passivo fallimentare per giustificare l'aumento tariffario previsto per cause di valore superiore a 520.000 euro. Il Tribunale ha confermato il rigetto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'avvocato, rilevando che l'istanza indicava chiaramente il valore della causa, pari a 1,5 milioni di euro. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato il provvedimento, stabilendo che l'indicazione del valore complessivo era sufficiente per valutare il merito della richiesta di aumento.
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Vizio di costituzione del giudice: quando la nullità non basta
Un appaltatore, poi fallito, chiede ai committenti il pagamento dei lavori. I committenti sostengono di aver già pagato troppo e chiedono la restituzione del surplus. Il Tribunale dà ragione ai committenti. La Curatela fallimentare fa appello, lamentando che il giudice di primo grado fosse cessato dal servizio prima della pubblicazione della sentenza. La Corte d'Appello riesamina il caso nel merito e conferma la decisione. La Cassazione respinge il ricorso della Curatela: sebbene la cessazione del magistrato configuri un vizio di costituzione del giudice che rende nulla la sentenza, tale nullità non comporta il rinvio al primo grado. Di conseguenza, senza la prova di un danno concreto e specifico subito nel giudizio d'appello, il ricorso è inammissibile per mancanza di interesse. La Curatela perde la causa e deve pagare le spese.
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Omesso deposito delle scritture contabili: condannato il gestore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'Amministratore di una società cooperativa fallita per il reato di omesso deposito delle scritture contabili. L'imputato si era difeso sostenendo di non conoscere la collocazione dei registri, custoditi presso un'altra azienda dal proprio consulente durante un suo periodo di detenzione. I giudici hanno però accertato che, dopo la scarcerazione, l'uomo aveva lavorato proprio in quei locali e aveva ignorato le ripetute richieste formali inviate tramite PEC dalla curatela fallimentare. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la riqualificazione del reato originario di bancarotta in quello meno grave di omesso deposito non viola il diritto di difesa, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Piano attestato di risanamento: la Cassazione nega l’automatismo
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'esenzione dalla revocatoria fallimentare per gli atti esecutivi di un piano attestato di risanamento non è automatica. Nel caso in esame, una banca aveva ottenuto un pegno a garanzia di un finanziamento basandosi su un piano di risanamento. Il Tribunale aveva ritenuto che la semplice presenza dell'attestazione dell'esperto impedisse al giudice qualsiasi controllo di merito. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della curatela fallimentare, stabilendo che il giudice ha il potere-dovere di verificare l'idoneità del piano attestato di risanamento, valutando ex ante la veridicità dei dati e la ragionevolezza dell'operazione. Di conseguenza, il decreto del Tribunale è stato cassato con rinvio per un nuovo esame.
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Requisiti di non fallibilità: bilanci tardivi inutili
Una società immobiliare ha impugnato la dichiarazione di fallimento sostenendo di non superare le soglie dimensionali previste dalla legge. Per dimostrare i requisiti di non fallibilità, l'impresa ha presentato i bilanci degli ultimi tre anni solo durante la fase di reclamo. Tuttavia, la società non depositava i bilanci presso il registro delle imprese dal 2010 e i documenti prodotti erano stati redatti solo dopo la sentenza di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che i bilanci non depositati nei termini di legge sono inattendibili. Di conseguenza, spetta all'imprenditore dimostrare la propria situazione patrimoniale con altre prove certe, non potendo sanare la propria inerzia contabile a posteriori. L'Azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Bancarotta fraudolenta documentale: inutile incolpare terzi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ex Amministratore di una società, condannato per i reati di bancarotta fraudolenta per distrazione e bancarotta fraudolenta documentale. L'imputato contestava la mancata consegna delle scritture contabili, sostenendo fossero rimaste presso il consulente fiscale. La Suprema Corte ha chiarito che l'obbligo di consegnare la contabilità grava interamente sul legale rappresentante dell'impresa e non sul curatore fallimentare. Inoltre, i giudici hanno confermato l'applicazione della recidiva specifica per via di numerose precedenti condanne per reati analoghi e hanno respinto l'eccezione di nullità sulla trattazione cartolare dell'udienza, in quanto disposta in conformità con le norme post-pandemiche vigenti al momento della notifica. Di conseguenza, l'Amministratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Procedibilità della domanda risarcitoria dopo il fallimento
Un proprietario ha chiesto il risarcimento dei danni per il cedimento strutturale del proprio immobile causato da un'impresa edile. Durante la causa d'appello, l'impresa è fallita. La curatela fallimentare ha sostenuto che la causa ordinaria fosse improcedibile e che il creditore dovesse rivolgersi solo al tribunale fallimentare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la procedibilità della domanda risarcitoria rimane valida se il fallimento interviene dopo una sentenza di condanna di primo grado. In questo caso, il creditore può chiedere l'insinuazione al passivo con riserva e il processo d'appello può continuare per verificare la fondatezza del debito.
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Opposizione allo stato passivo: parentela contro buste paga
Il Lavoratore ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento della società di persone per ottenere il riconoscimento, in via privilegiata, di un credito di oltre 116.000 euro per retribuzioni non percepite. Il Tribunale aveva rigettato la domanda, ritenendo il rapporto di lavoro inverosimile a causa dei legami di parentela tra il dipendente e i soci. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che la produzione di buste paga, modelli CUD e del Libro Unico del Lavoro costituisce prova idonea del credito, avente valore di confessione stragiudiziale del datore di lavoro. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato il decreto impugnato, rinviando la causa al Tribunale per una nuova valutazione basata su tali documenti.
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Notifica dell’avviso di udienza fallita: la Cassazione si ferma
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la Curatela Fallimentare di una società in liquidazione per contestare un decreto del Tribunale. Durante la camera di consiglio, la Suprema Corte ha rilevato che la notifica dell'avviso di udienza destinata al Ricorrente non era andata a buon fine. Per garantire il rispetto del principio del contraddittorio e il diritto di difesa, i giudici hanno disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, bloccando temporaneamente la decisione sul merito.
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Ripetizione di indebito: il cliente perde senza estratti conto
Una società fallita, rappresentata dalla Curatela Fallimentare, ha avviato una causa contro una banca per ottenere la ripetizione di indebito delle somme addebitate illegittimamente sul proprio conto corrente. Il giudice di primo grado aveva accolto la domanda azzerando il saldo iniziale in mancanza degli estratti conto completi. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che spetta al cliente l'onere di produrre tutti gli estratti conto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della Curatela Fallimentare. La banca ha vinto la causa poiché il correntista non ha assolto l'onere probatorio, non potendo rimediare a tale mancanza con una generica richiesta di esibizione dei documenti in corso di causa senza aver prima formalizzato la richiesta alla banca.
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Rimessione alla pubblica udienza: stop al rito rapido
Una società in liquidazione ha proposto ricorso in Cassazione contro la curatela fallimentare di un'impresa di costruzioni, impugnando la sentenza della Corte d'Appello. La Sesta Sezione Civile, esaminando il caso in camera di consiglio, ha rilevato l'assenza dei presupposti per una decisione immediata e semplificata. Di conseguenza, la Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo la rimessione alla pubblica udienza. Questa decisione permette una discussione approfondita della controversia, escludendo la procedura accelerata tipica dei casi di evidente soluzione.
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Leasing traslativo: la svalutazione taglia i rimborsi
Un'azienda stipula un contratto di leasing traslativo immobiliare con una banca per un terreno e un edificio da costruire. A causa dell'inadempimento dell'utilizzatrice, la banca risolve il contratto. Successivamente, l'azienda fallisce. La Curatela fallimentare richiede la restituzione dei canoni versati, detratto l'equo compenso. I giudici di merito escludono dal calcolo dell'equo compenso il deprezzamento del mercato immobiliare. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della banca, stabilendo che nel leasing traslativo l'equo compenso dovuto al concedente deve includere anche il deprezzamento economico del bene dovuto all'andamento del mercato. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Fisco e crisi d’impresa: quando scatta la dichiarazione di fallimento
L'Impresa ha impugnato la dichiarazione di fallimento emessa su richiesta dell'Agenzia delle Entrate per un debito fiscale di quasi sei milioni di euro. La società sosteneva di non essere insolvente e lamentava la mancata ammissione di una consulenza tecnica d'ufficio per valutare la propria situazione finanziaria, oltre a eccepire la tardiva costituzione della curatela. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che lo stato di insolvenza si configura come un'impotenza strutturale a pagare i debiti, desumibile anche dallo stato passivo e dall'inattività aziendale. I giudici hanno chiarito che la valutazione della solvibilità spetta esclusivamente al giudice di merito e che la consulenza tecnica è un mezzo discrezionale non obbligatorio.
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Domanda supertardiva: l’INPS perde il credito per TFR
L'Istituto Previdenziale ha proposto ricorso contro il Fallimento di una società per ottenere l'ammissione al passivo di un credito per anticipazioni del TFR. La richiesta è stata qualificata come domanda supertardiva poiché presentata oltre i dodici mesi dall'esecutività dello stato passivo. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda: nonostante la mancata comunicazione ufficiale del fallimento da parte della curatela, è stato dimostrato che l'ente pubblico aveva comunque conoscenza effettiva del fallimento da altre fonti (conoscenza aliunde) molto prima del deposito della domanda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale e condannandolo al pagamento delle spese processuali, poiché l'accertamento della conoscenza del fallimento spetta esclusivamente al giudice di merito.
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