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Curatela Fallimentare

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516 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Credito prededucibile: quando è ammesso nel fallimento?
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per il riconoscimento di un credito prededucibile a favore del professionista che ha assistito un'impresa in una procedura di concordato preventivo, poi sfociata in fallimento. L'ordinanza sottolinea che la prededucibilità non è automatica, ma richiede una valutazione 'ex ante' della funzionalità della prestazione rispetto agli obiettivi della procedura concorsuale, come la conservazione del valore aziendale. La Corte ha cassato la decisione del tribunale di merito per motivazione contraddittoria, rinviando la causa per un nuovo esame basato su questi principi.
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Bancarotta fraudolenta: quando è reato tra società
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta a carico dell'amministratrice di una S.r.l. fallita. La manager aveva utilizzato le risorse della nuova società per saldare i debiti di una S.n.c. collegata, con l'intento di preservare un importante rapporto commerciale. I giudici hanno stabilito che tale operazione, priva di una reale contropartita e vantaggio per la società depauperata, costituisce distrazione di patrimonio, anche in presenza di un gruppo societario. L'intento di salvare l'azienda non è stato considerato una scusante idonea a escludere il reato.
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Compensazione orizzontale: errore e rinuncia al ricorso
Una società duplica erroneamente un pagamento tramite compensazione orizzontale a causa di un errore di sistema. L'Amministrazione Finanziaria contesta l'uso duplicato del credito. La commissione tributaria regionale dà ragione alla società. In Cassazione, l'Amministrazione rinuncia al ricorso per mancanza di interesse, data la procedura fallimentare della società. La Corte Suprema dichiara quindi l'estinzione del giudizio, evidenziando le criticità della compensazione orizzontale e l'impatto degli esiti procedurali.
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Notifica ricorso cassazione: nullità se errata
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha dichiarato la nullità della notifica del ricorso presentata dall'Agenzia Fiscale. La notifica era stata erroneamente indirizzata al difensore di primo grado di una società, la quale era però rimasta contumace nel giudizio d'appello. La Corte ha stabilito che, in caso di contumacia in appello, la notifica ricorso cassazione va effettuata personalmente alla parte. Di conseguenza, ha ordinato la rinnovazione della notifica alla curatela fallimentare della società, concedendo un nuovo termine di 60 giorni.
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Onere della prova assegno: chi deve dimostrare l’incasso?
Un creditore ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare, sostenendo di non aver mai incassato un assegno a lui intestato e consegnato a suo fratello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in tema di onere della prova assegno, una volta che il debitore dimostra l'emissione e la consegna del titolo, spetta al creditore provare il mancato incasso.
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Compenso professionale avvocato: limiti nel rinvio
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del giudizio di rinvio in materia di compenso professionale avvocato. Se un professionista ha inizialmente richiesto una somma specifica, non può successivamente chiederne una maggiore in sede di rinvio, anche se basata sulle tariffe professionali. La domanda originaria, infatti, costituisce un'autolimitazione che definisce il perimetro della controversia (thema decidendum), che il giudice del rinvio non può superare. La sentenza ribadisce che il giudizio di rinvio è un procedimento "chiuso", finalizzato a riesaminare la questione solo entro i confini stabiliti dalla sentenza di cassazione e dalle domande iniziali delle parti.
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Eccezione di compensazione nel fallimento: la difesa
Una società, convenuta in giudizio per un pagamento da una curatela fallimentare, ha opposto in compensazione un proprio controcredito derivante dallo stesso contratto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che l'eccezione di compensazione, se usata come mera difesa per paralizzare la pretesa avversaria, è sempre ammissibile nel giudizio ordinario e non va confusa con una domanda riconvenzionale, che invece deve essere insinuata nel passivo fallimentare.
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Riconoscimento sentenza straniera: i limiti del giudice
La curatela di un fallimento chiedeva il riconoscimento in Italia di una sentenza svizzera che attribuiva alla massa fallimentare una villa in Sardegna. La Corte d'Appello negava il riconoscimento per difetto di giurisdizione del giudice svizzero e per violazione del diritto di difesa di un terzo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice italiano non può sollevare d'ufficio la questione di giurisdizione se non eccepita nel processo originario, e che la valutazione sul diritto di difesa riguarda solo le parti di quel processo. La sentenza chiarisce i limiti del controllo nel procedimento di riconoscimento sentenza straniera.
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Prededuzione credito subappaltatore: i limiti fissati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1729/2025, ha accolto il ricorso di una curatela fallimentare, negando la prededuzione al credito di un subappaltatore. La Corte ha stabilito che, per ottenere la prededuzione del credito, non è sufficiente che la prestazione abbia arrecato un generico vantaggio patrimoniale alla massa dei creditori, ma è necessario dimostrare un "nesso funzionale forte" con gli scopi specifici della procedura concorsuale. La decisione del tribunale, che aveva concesso la prededuzione basandosi solo sul beneficio derivato, è stata cassata con rinvio.
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Insinuazione tardiva: Fisco non scusato per ritardi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro la reiezione di una sua istanza di insinuazione tardiva al passivo di un fallimento. L'ordinanza ribadisce che i lunghi termini previsti per gli accertamenti fiscali non giustificano il ritardo nella presentazione della domanda, poiché l'ente impositore, al pari di ogni altro creditore, deve attivarsi con tempestività non appena viene a conoscenza della procedura fallimentare. La Corte ha ritenuto il ritardo di diversi anni non scusabile, confermando la decisione del tribunale.
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Deducibilità costi sindaco: la Cassazione decide
Un professionista, dottore commercialista, ha dedotto i costi sostenuti per una transazione relativa a un'azione di responsabilità intentata contro di lui come sindaco di una società fallita. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione, ma la Corte di Cassazione ha confermato la sua legittimità. La sentenza chiarisce che la carica di sindaco rientra nell'attività professionale del commercialista, rendendo inerenti, e quindi ammettendo la deducibilità dei costi sindaco, a meno che non derivino dalla commissione di un reato.
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Bancarotta impropria: quando si configura il reato
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di sequestro preventivo per bancarotta e riciclaggio, annullando l'ordinanza del tribunale. Il caso riguardava un manager accusato di aver deviato commesse da una società in amministrazione giudiziaria verso altre imprese legate a organizzazioni criminali. La Corte ha chiarito che non si tratta di bancarotta per distrazione, poiché le commesse erano mere aspettative future e non beni già presenti nel patrimonio. Ha invece riqualificato il fatto come bancarotta impropria da operazioni dolose, cioè una serie di atti fraudolenti che hanno causato il dissesto della società. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Bancarotta fraudolenta documentale: la condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta documentale a carico di un amministratore che aveva occultato le scritture contabili della società fallita. Secondo la Corte, l'intento fraudolento di danneggiare i creditori (dolo specifico) è stato correttamente desunto da elementi come le dichiarazioni false e contraddittorie rese al curatore e l'impossibilità di ricostruire un ingente patrimonio societario, a fronte di un passivo di circa due milioni di euro.
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Registrazione a debito: chi paga se vince con legal aid?
Una curatela fallimentare, ammessa al patrocinio a spese dello Stato, dopo aver vinto una causa si è vista richiedere dall'Agenzia delle Entrate il pagamento dell'imposta di registro sulla sentenza. La Corte di Cassazione ha annullato la pretesa fiscale, stabilendo che la parte vittoriosa con patrocinio statale non è tenuta al pagamento. L'onere della registrazione a debito spetta al cancelliere e l'imposta grava interamente sulla parte soccombente, anche in caso di omessa registrazione.
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Bancarotta documentale: annullata condanna per dolo
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta documentale a carico di un amministratore, le cui irregolarità contabili erano derivate da un guasto al software. La Corte ha ritenuto che non fosse stata provata né l'impossibilità di ricostruire il patrimonio sociale né l'intento fraudolento (dolo) dell'imputato, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Bancarotta fraudolenta documentale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio accomandatario condannato per bancarotta fraudolenta documentale. L'imputato sosteneva che l'interdizione legale, conseguente alla detenzione, gli impedisse di consegnare le scritture contabili. La Corte ha stabilito che tale obbligo non costituisce un atto di gestione e persiste. Ha inoltre confermato la sussistenza del dolo specifico, desumendolo dall'ingente debito della società, che rendeva palese l'intento di ostacolare la ricostruzione del patrimonio a danno dei creditori.
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Bancarotta fraudolenta: prova e onere dell’imputato
La Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un amministratore per prelievi ingiustificati dal conto sociale. La perdita dei libri contabili e i versamenti successivi non sono stati ritenuti sufficienti a escludere il dolo, data la genericità delle giustificazioni e altri indici di fraudolenza.
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Amministratore di fatto: la Cassazione e la bancarotta
La Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un'imprenditrice, ritenuta amministratore di fatto di una società. L'imputata aveva svuotato il patrimonio della società di famiglia, indebitata, a favore di una nuova impresa da lei gestita. La Corte ha stabilito che per essere considerati amministratori di fatto è sufficiente un'ingerenza continuativa e significativa nella gestione aziendale, anche attraverso una singola operazione fraudolenta.
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Prova del credito in fallimento: la non contestazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di un credito al passivo di un fallimento. La Corte ha stabilito che la prova del credito in fallimento deve essere rigorosa e non può basarsi sulla semplice non contestazione da parte del curatore. Il giudice fallimentare ha infatti il dovere di verificare d'ufficio l'esistenza del credito. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Principio del contraddittorio: diritto di difesa
Una banca si opponeva all'esclusione del suo credito ipotecario dallo stato passivo di un fallimento. La curatela sollevava una nuova eccezione di nullità del mutuo. La Cassazione ha cassato la decisione di merito che non aveva concesso alla banca un termine per difendersi, violando il principio del contraddittorio.
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