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Ctu (Consulenza Tecnica D'Ufficio)

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868 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Opposizione ATP: il ricorso generico è inammissibile
Il Tribunale di Milano ha rigettato l'opposizione a un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) per il riconoscimento dell'invalidità civile. Il ricorso è stato giudicato generico perché non specificava i vizi tecnico-giuridici della consulenza tecnica (CTU), limitandosi a contestarne le conclusioni. La sentenza sottolinea che, in una opposizione ATP, è necessario argomentare in modo dettagliato le ragioni della contestazione, non potendosi limitare a chiedere un rinnovo della perizia.
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Inadempimento professionale: come si calcola il danno?
Una società committente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di competenze professionali, lamentando un inadempimento professionale da parte dei progettisti. Il Tribunale, avvalendosi di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), ha riscontrato un inadempimento parziale relativo al progetto strutturale e al piano di manutenzione. Di conseguenza, ha quantificato il danno subito dalla committente e lo ha posto in compensazione con il credito dei professionisti, revocando il decreto ingiuntivo e condannando la società al pagamento della sola somma residua.
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Onere della prova: la contumacia non è ammissione
La Corte d'Appello conferma che la mancata costituzione in giudizio (contumacia) del convenuto non esonera l'attore dal suo onere della prova. In un caso di mancato pagamento per prestazioni professionali, la Corte ha ritenuto sufficiente la copiosa documentazione prodotta dal creditore (cedolini, modelli 770) per dimostrare il proprio diritto, respingendo l'appello. Viene inoltre chiarito che le eccezioni di nullità della CTU per vizi procedurali devono essere sollevate tempestivamente in primo grado e non per la prima volta in appello.
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Nesso causale malattia professionale: no se lavoro discontinuo
La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di un lavoratore per il riconoscimento di una malattia professionale (tendinopatia alla spalla). La decisione si fonda sulla natura discontinua del lavoro svolto (circa 50-60 giorni all'anno come bracciante), ritenuta insufficiente a stabilire il nesso causale tra l'attività lavorativa e la patologia, attribuita invece a fattori degenerativi e costituzionali.
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Onere della prova appalto: chi paga per i vizi?
Un committente cita in giudizio un'impresa edile per vizi nei lavori di ristrutturazione. La Corte d'Appello respinge la richiesta, stabilendo che in tema di onere della prova in un appalto, spetta al committente dimostrare non solo i difetti, ma anche che le opere contestate rientravano nel contratto originale. La mancanza di un capitolato dettagliato e il rifiuto del committente di accettare lavori più approfonditi (e costosi) sono stati decisivi per la sua soccombenza.
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Assegno d’invalidità: prova e peggioramento sanitario
Un lavoratore si vede inizialmente negare l'assegno ordinario di invalidità. Durante il processo di appello, presenta nuove prove mediche che dimostrano un significativo peggioramento della sua salute. Il Tribunale, basandosi su una nuova Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), accoglie il ricorso, riconoscendo che la capacità lavorativa del ricorrente è scesa a meno di un terzo. La sentenza stabilisce che il diritto all'assegno decorre dalla data dell'evento clinico che ha causato il peggioramento, e non dalla domanda amministrativa iniziale.
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Responsabilità Sanitaria: nesso causale escluso
Un paziente cita in giudizio un centro di riabilitazione, sostenendo di aver subito un danno al legamento del ginocchio a causa di negligenza durante una seduta con un macchinario isocinetico. Il Tribunale di Milano, basandosi sulle conclusioni di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), ha rigettato la domanda. La CTU ha accertato che il danno non era riconducibile a un evento traumatico avvenuto presso il centro, bensì a fattori preesistenti: un posizionamento non corretto del neolegamento durante un precedente intervento chirurgico e un deficit muscolare mai recuperato dal paziente. La sentenza sottolinea l'importanza della prova del nesso causale per affermare la responsabilità sanitaria.
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Fideiussione omnibus: firma valida e obblighi garante
Un fideiussore si oppone a un decreto ingiuntivo di una banca, disconoscendo le proprie firme su una fideiussione omnibus e una specifica. Il Tribunale di Milano, basandosi su una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) grafologica che ha confermato l'autenticità delle sottoscrizioni, ha rigettato l'opposizione. La sentenza ha inoltre respinto le eccezioni del garante relative all'obbligo della banca di agire prima contro il debitore principale, alla presunta concessione abusiva di credito e alla decadenza dall'azione, confermando integralmente il decreto ingiuntivo e condannando l'opponente al pagamento e alle spese legali.
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Malattia professionale: indennizzo per muratore
Un lavoratore, dopo oltre 25 anni di attività come muratore, ha citato in giudizio l'ente assicuratore per ottenere un indennizzo per malattia professionale legata a patologie delle spalle e dei gomiti. Inizialmente la domanda è stata respinta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. Sulla base di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), i giudici hanno riconosciuto il nesso causale tra il lavoro usurante e le malattie, liquidando un indennizzo pari al 10% di danno biologico e correggendo il calcolo del perito sul punto dell'arrotondamento finale.
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Obbligazione naturale: no rimborso per lavori ex
Un uomo ha richiesto il rimborso per i lavori di ristrutturazione eseguiti sulla casa di proprietà esclusiva dell'ex compagna. Il Tribunale di Trento ha respinto la domanda, qualificando le prestazioni come adempimento di un'obbligazione naturale. La decisione si fonda sul principio di proporzionalità, considerando la lunga durata della relazione e le condizioni economiche dell'uomo, che rendevano la spesa non eccessiva nel contesto del rapporto affettivo.
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Onere della prova appalto: chi prova i lavori extra?
La Corte di Appello di Firenze si è pronunciata su una controversia nata da un contratto di appalto verbale. Un committente aveva contestato la richiesta di pagamento per lavori ritenuti extra rispetto a un accordo a corpo. La Corte ha confermato la decisione di primo grado, rigettando l'appello del committente e chiarendo l'importanza dell'onere della prova nell'appalto. È stato stabilito che spetta all'appaltatore dimostrare l'esecuzione dei lavori aggiuntivi tramite prove, come le testimonianze, e al committente provare l'avvenuto pagamento e la sua specifica imputazione. La sentenza sottolinea i rischi degli accordi verbali e l'importanza della documentazione scritta.
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Onere della prova prescrizione: il correntista decide
Una recente sentenza della Corte d'Appello di Firenze ha riformato una decisione di primo grado, stabilendo un principio cruciale sull'onere della prova prescrizione nei rapporti di conto corrente. A fronte di contratti risultati nulli per firme apocrife, la Corte ha chiarito che spetta al correntista, e non alla banca, dimostrare la natura ripristinatoria delle rimesse per vincere l'eccezione di prescrizione. La causa è stata rimessa in istruttoria per una nuova CTU che ricalcoli il saldo alla luce di questo principio e della nullità degli addebiti non pattuiti.
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Usura sopravvenuta: la Corte ricalcola il debito
Una società e i suoi garanti hanno impugnato una sentenza che li condannava a pagare un debito bancario, lamentando l'applicazione di tassi usurari. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto il ricorso, riconoscendo l'esistenza di usura sopravvenuta e di addebiti illegittimi, come l'anatocismo e commissioni non determinate. Di conseguenza, ha revocato il decreto ingiuntivo iniziale e ha rideterminato l'importo dovuto in una misura inferiore, basandosi su una nuova perizia tecnica.
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Contratto nullo per difetto di forma: la banca paga
La Corte d'Appello ha dichiarato un contratto bancario nullo per difetto di forma scritta. Di conseguenza, ha condannato un istituto di credito a restituire oltre 33.000 euro a due ex soci, ricalcolando il saldo del rapporto senza le spese e commissioni non validamente pattuite, in riforma della sentenza di primo grado.
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Malattia professionale vibrazioni: il nesso causale
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un'azienda di trasporti a risarcire un autista per malattia professionale da vibrazioni (ernia discale). La Corte ha ritenuto sussistente il nesso causale tra la patologia e il lavoro, valorizzando la lunga esposizione a vibrazioni su mezzi obsoleti per quasi vent'anni, anche se l'azienda aveva poi rinnovato la flotta. La decisione stabilisce che l'esposizione pregressa è determinante, anche se la malattia si manifesta anni dopo la riduzione del rischio.
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Vizi della merce: quando il difetto non è grave
Una società acquirente di cavi elettrici contesta la qualità della fornitura a causa di un ritiro anomalo dell'isolante. La Corte d'Appello, confermando la decisione di primo grado, nega la risoluzione del contratto. La sentenza chiarisce che i vizi della merce, se di valore esiguo rispetto alla fornitura totale, non costituiscono un inadempimento grave tale da giustificare lo scioglimento del vincolo contrattuale, valorizzando le conclusioni della Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU).
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Sinistro stradale: colpa esclusiva e velocità eccessiva
In un caso di sinistro stradale mortale, la Corte d'Appello ha confermato la colpa esclusiva del conducente che, viaggiando a velocità quasi doppia rispetto al limite e in stato di ebbrezza, ha tamponato un'auto che si immetteva da uno stop. La Corte ha ritenuto tale condotta talmente grave da assorbire qualsiasi potenziale responsabilità della vittima. Inoltre, ha ridotto il risarcimento per uno degli eredi, deceduto durante il processo, commisurando il danno alla sua effettiva durata di sofferenza.
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Contratto d’opera: il sito web è funzionante?
La Corte d'Appello di Venezia ha confermato la condanna di un'azienda al pagamento del corrispettivo per la creazione di un sito web, rigettando le sue lamentele. La Corte ha qualificato il rapporto come contratto d'opera, sottolineando che l'eccezione di inadempimento del cliente era generica e contraria a buona fede, dato che il sito risultava funzionante e che lo stesso consulente tecnico del cliente ne aveva inizialmente attestato la qualità. È stato ribadito che non si può rifiutare il pagamento sulla base di contestazioni pretestuose e sollevate solo in sede giudiziale.
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Inadempimento Locazione: quando i vizi non bastano
La Corte d'Appello di Venezia ha respinto il ricorso di un'azienda conduttrice, confermando la risoluzione del contratto per inadempimento locazione. La sentenza ha chiarito che i vizi dell'immobile, se non impediscono totalmente il godimento del bene, non legittimano la sospensione totale del pagamento del canone, specialmente se il conduttore ha continuato a utilizzare e persino a sublocare i locali. La condotta del conduttore è stata ritenuta contraria a buona fede e la sua inadempienza nel pagamento del canone è stata giudicata grave.
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Prestazioni socio-sanitarie: chi paga la retta?
La Corte d'Appello ha stabilito che se le cure fornite in una casa di riposo sono classificabili come prestazioni socio-sanitarie ad elevata integrazione sanitaria, il costo è interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Di conseguenza, né il Comune né i parenti sono tenuti al pagamento della retta. La decisione si è basata su una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) che ha accertato la natura prevalentemente sanitaria delle cure fornite a due anziani affetti da gravi patologie, annullando così le ingiunzioni di pagamento emesse dalla struttura.
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