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Cosca

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine comunemente usato per indicare un clan o una famiglia all'interno di un'organizzazione criminale di stampo mafioso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Gravità indiziaria: Cassazione su ‘ndrangheta e pentiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato in custodia cautelare per associazione di stampo mafioso. La decisione si fonda sulla solidità del quadro di gravità indiziaria, sostenuto non solo dalle dichiarazioni di un collaboratore, ma da plurime testimonianze convergenti e da riscontri investigativi autonomi come le intercettazioni, che hanno superato le censure difensive su attendibilità e presunti errori di persona.
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Reato continuato: no a un disegno criminoso generico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28626 del 2024, ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato a sentenze molto distanti nel tempo. La Corte ha stabilito che un'inclinazione generale a delinquere o l'appartenenza a una cosca non bastano. Per il riconoscimento del reato continuato è necessaria la prova di un programma criminoso specifico e unitario, concepito prima del primo reato, cosa che è stata esclusa a causa della notevole distanza temporale, della diversa natura dei crimini e del cambiamento delle compagini associative nel corso degli anni.
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Regime 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
Un detenuto ha impugnato la proroga del regime 41-bis, sostenendo l'assenza di condanne recenti e la perdita di potere della sua cosca. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché non affrontava le motivazioni centrali del provvedimento impugnato, ovvero la persistente pericolosità del soggetto, la sua mancata dissociazione e il rispetto di cui gode ancora nel suo ambiente criminale. La Corte ha ribadito che il suo compito non è rivalutare i fatti, ma controllare la logicità della decisione del Tribunale di Sorveglianza sulla proroga del regime 41-bis.
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Associazione di tipo mafioso: prova e partecipazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due individui per il reato di associazione di tipo mafioso. La Corte ha ritenuto sufficiente a provare la partecipazione, per uno degli imputati, la profonda conoscenza delle dinamiche interne al clan e il suo status riconosciuto da altri affiliati, nonostante fornisse informazioni alla polizia su clan rivali. Per l'altro, sono stati valorizzati una conversazione intercettata, una precedente condanna e altri elementi indiziari.
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Pericolosità sociale: quando studio e lavoro non bastano
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per presunti legami mafiosi ha contestato la sua attuale pericolosità sociale, evidenziando il suo percorso di studi e reinserimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che tali elementi positivi non bastano a superare solidi indizi di un ruolo centrale ancora attivo in un'organizzazione criminale. La valutazione della pericolosità sociale deve essere complessiva e l'attualità del pericolo è stata ritenuta correttamente motivata dai giudici di merito.
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Proroga 41-bis: Cassazione annulla, serve prova attuale
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che confermava la proroga del regime 41-bis per un detenuto. La Corte ha stabilito che per giustificare tale misura restrittiva non è sufficiente la passata appartenenza a un'associazione criminale, ma è necessaria una valutazione concreta e attuale della capacità del soggetto di mantenere collegamenti con l'organizzazione, che nel caso di specie non era stata adeguatamente motivata dal Tribunale di Sorveglianza.
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Proroga 41-bis: quando è legittima l’estensione?
Un detenuto, ritenuto figura di vertice di un'organizzazione criminale, ha impugnato la proroga del regime detentivo speciale 41-bis. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per la proroga 41-bis non è necessaria la prova di nuovi contatti con l'esterno, ma è sufficiente accertare la persistente capacità del soggetto di mantenere legami con l'associazione. La decisione si è basata sulla continua operatività del clan, sul ruolo apicale del detenuto e sulla sua mancata dissociazione.
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Obbligo di dimora: esigenze cautelari prevalgono
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a obbligo di dimora che chiedeva di trasferirsi nel suo comune di origine per motivi familiari. La sentenza ribadisce che le esigenze cautelari, finalizzate a prevenire la reiterazione di reati e i contatti con ambienti criminali, prevalgono sulle necessità personali, lavorative e familiari dell'imputato, specialmente in contesti di criminalità organizzata.
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Partecipazione ad associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) e altri reati fine. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura, basandosi su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, intercettazioni e riscontri investigativi che delineavano il ruolo dell'indagato all'interno di una cosca, finalizzato al controllo del territorio tramite estorsioni e danneggiamenti. La Cassazione ha ritenuto le motivazioni del Tribunale logiche e adeguate, respingendo le censure difensive come tentativi di una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Custodia cautelare ‘ndrangheta: il ruolo apicale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare 'ndrangheta. La Corte ha confermato la validità degli indizi di colpevolezza basati su conversazioni intercettate che dimostravano il ruolo apicale dell'indagato all'interno dell'associazione criminale, evidenziando il suo coinvolgimento in affari economici, strategie politiche e nella gestione interna del clan. La genericità del ricorso ha portato alla sua inammissibilità.
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Reato continuato e mafia: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che negava il riconoscimento del reato continuato a un soggetto condannato per l'appartenenza a due distinti clan mafiosi. Secondo la Suprema Corte, il giudice deve compiere una verifica approfondita sulla natura del legame tra le consorterie criminali: se queste risultano essere 'vasi comunicanti', la condotta dell'imputato può rientrare in un unico disegno criminoso, giustificando l'applicazione di una pena più mite.
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Associazione di tipo mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso con ruolo dirigenziale, oltre a porto d'armi, ricettazione ed estorsione. La Corte ha ritenuto sussistente la gravità indiziaria, confermando che, in fase di indagini preliminari, non è richiesta una descrizione dell'accusa dettagliata come nell'imputazione formale e che elementi come la gestione dei familiari dei detenuti e i contatti con altre cosche possono indicare un ruolo di vertice, anche in presenza di insubordinazioni interne al gruppo.
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