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Coobbligato Solidale

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134 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Imposta di registro: niente rimborso se paga il coobbligato
L'Azienda Cessionaria acquista un ramo d'azienda dall'Azienda Cedente. L'Agenzia delle Entrate rettifica il valore del ramo d'azienda, richiedendo una maggiore imposta di registro. L'Azienda Cedente, come coobbligato solidale, definisce la pretesa tramite accertamento con adesione e paga il dovuto. Successivamente, le parti riducono privatamente il prezzo della cessione e l'Azienda Cessionaria chiede il rimborso della maggiore imposta di registro versata. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'Azienda Cessionaria: l'imposta di registro si calcola sul valore venale (di mercato) del bene e non sul prezzo pattuito. Inoltre, l'accertamento con adesione è inoppugnabile e il rimborso non può essere richiesto da chi non ha effettuato il pagamento, potendo quest'ultimo solo difendersi nell'eventuale azione di regresso del coobbligato.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop in Cassazione
L'Agenzia delle Dogane e due società, l'importatrice e lo spedizioniere, erano in causa per il recupero di maggiori dazi doganali e IVA non versati su merci importate. Durante il giudizio di Cassazione, le società hanno richiesto di accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop alla causa
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione favorevole a un'Associazione Sportiva Dilettantistica e al suo legale rappresentante in merito a un accertamento fiscale. Durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del decreto fiscale del 2018, pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, chiudendo definitivamente la vertenza fiscale senza una decisione sul merito delle contestazioni originarie.
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Imposta unica sulle scommesse: il gestore paga per l’estero
Un gestore di un centro trasmissione dati (Il Gestore) impugna l'avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012, dovuta in solido con un bookmaker estero privo di concessione statale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Gestore, confermando che anche gli intermediari nazionali di operatori esteri sono soggetti passivi d'imposta. Inoltre, la Corte accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, stabilendo che la sanatoria fiscale del bookmaker non estingue automaticamente il debito se non sono rispettate tutte le condizioni di regolarizzazione del singolo centro sul territorio. Il Gestore perde la causa e deve pagare l'imposta accertata induttivamente.
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Imposta unica sulle scommesse: pagano ricevitoria e bookmaker
Un gestore di una ricevitoria italiana raccoglieva scommesse per conto di un bookmaker estero privo di concessione statale. L'Agenzia delle Dogane ha richiesto il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012, ritenendo entrambi i soggetti responsabili in solido. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del gestore, confermando che l'intermediario nazionale è soggetto passivo del tributo poiché gestisce materialmente la raccolta del gioco. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso dell'ufficio fiscale contro il bookmaker estero: la sanatoria fiscale per emersione non è valida se la ricevitoria locale ha cessato l'attività prima della data stabilita dalla legge. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria vince la causa e può pretendere il pagamento dell'imposta da entrambi i soggetti.
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Rinuncia all’eredità: il fisco perde se non prova il possesso
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a una contribuente per debiti IRPEF del padre defunto. La donna ha impugnato l'atto dimostrando di aver effettuato la rinuncia all'eredità. L'ufficio finanziario sosteneva invece che la contribuente fosse nel possesso dei beni ereditari, configurando un'accettazione presunta per mancata redazione dell'inventario nei termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che spetta all'Amministrazione finanziaria dimostrare il possesso dei beni da parte del chiamato. In mancanza di tale prova, la rinuncia all'eredità ha effetto retroattivo e solleva il chiamato da qualsiasi responsabilità per i debiti tributari del defunto.
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Trattazione congiunta dei ricorsi: fisco e soci uniti nel giudizio
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un socio di una società a responsabilità limitata ormai cancellata. Il socio è stato chiamato a rispondere dei debiti tributari sia come titolare delle quote sia come coobbligato solidale. La controversia nasce da un controllo fiscale che ha colpito anche altri anni d'imposta, coinvolgendo un altro socio e il liquidatore in un separato giudizio. La Corte di Cassazione ha rilevato lo stretto legame tra le due cause, nate dallo stesso verbale di verifica. Per evitare decisioni contrastanti, i giudici hanno disposto la rimessione del caso a un'altra sezione per la trattazione congiunta dei ricorsi. Questo provvedimento garantisce una valutazione unitaria della responsabilità fiscale dei soci e della società.
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Fisco e scommesse: stop alla motivazione apparente
L'Agenzia delle Dogane ha emesso avvisi di accertamento per l'imposta unica sui giochi nei confronti di una Società di Scommesse e del Titolare di un centro trasmissione dati. I contribuenti hanno impugnato gli atti, ma la Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello con una motivazione sbrigativa, limitandosi a richiamare le difese dell'ufficio e una generica giurisprudenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, sancendo la nullità della decisione per motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che il rinvio ad altri atti è nullo se non mostra una reale valutazione autonoma delle tesi difensive. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Imposta di registro: stop alle riqualificazioni del fisco
Un'azienda ha conferito un ramo d'azienda a una nuova società e, nello stesso giorno, ha ceduto le quote di quest'ultima a un terzo soggetto, versando per entrambi gli atti l'imposta fissa. Successivamente, la società acquirente ha incorporato la nuova società. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato l'operazione come cessione d'azienda, richiedendo l'imposta proporzionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che, ai fini dell'applicazione dell'imposta di registro, l'atto deve essere interpretato esclusivamente in base alle clausole in esso contenute. Il fisco non può utilizzare elementi esterni o atti collegati per riqualificare l'operazione, a meno che non contesti formalmente l'abuso del diritto, rispettando le relative garanzie procedurali per il contribuente.
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Fisco contro socio: vince il beneficio di preventiva escussione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato cartelle di pagamento a un socio accomandatario per debiti IRPEF di una società di persone in liquidazione. Il socio ha impugnato gli atti eccependo la violazione del beneficio di preventiva escussione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che per le società in accomandita semplice spetta all'Amministrazione finanziaria dimostrare l'insufficienza del patrimonio sociale prima di poter aggredire i beni personali del socio. La semplice notifica della cartella alla società non costituisce prova dell'incapienza dei beni sociali. Di conseguenza, il socio ha vinto la causa e non deve pagare se il Fisco non prova l'incapienza della società.
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Cartella di pagamento: l’amministratore di fatto paga l’inerzia
Un contribuente, operante come amministratore di fatto e procuratore di una società a ristretta base familiare, ha impugnato una cartella di pagamento e la relativa iscrizione ipotecaria per debiti Ires, Irap e Iva. Il ricorrente contestava nel merito i precedenti avvisi di accertamento societari, che erano stati regolarmente notificati ma mai impugnati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cartella di pagamento non può essere utilizzata per rimettere in discussione il merito di atti impositivi precedenti ormai divenuti definitivi. Essendo l'amministratore di fatto pienamente consapevole della situazione aziendale, la sua inerzia iniziale gli impedisce di sollevare eccezioni tardive. Il ricorrente perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Imposta unica sulle scommesse: nullo l’accertamento al gestore
L'Agenzia delle Dogane ha notificato un avviso di accertamento a un intermediario italiano, gestore di una ricevitoria, per il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2008, in solido con un bookmaker estero privo di concessione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del gestore. Pur confermando che gli intermediari sono in genere soggetti passivi dell'imposta, la Corte ha applicato la pronuncia della Corte Costituzionale n. 27/2018. Questa sentenza ha dichiarato illegittima l'applicazione del tributo alle ricevitorie per le annualità anteriori al 2011. Prima di tale data, infatti, i gestori non potevano rivalersi sul bookmaker (traslazione dell'imposta), poiché i contratti e le commissioni erano già definiti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'atto impositivo, esentando il gestore dal pagamento.
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Imposta unica scommesse: no alla tassa retroattiva per i gestori
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato un avviso di accertamento a un gestore di una ricevitoria di scommesse, considerandolo coobbligato in solido con un bookmaker estero privo di concessione per il mancato versamento dell'imposta unica scommesse per l'anno 2007. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del gestore. I giudici hanno chiarito che, per le annualità precedenti al 2011, l'imposta non può essere richiesta alle ricevitorie che operano per conto di bookmaker esteri senza concessione. Questo perché, prima di tale data, non era possibile la traslazione dell'imposta, in quanto le commissioni tra le parti erano già stabilite e cristallizzate. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'atto impositivo.
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Imposta unica sulle scommesse: sì al 2011 ma il 2010 è salvo
Un intermediario italiano raccoglieva scommesse per conto di un operatore estero privo di concessione statale. L'Agenzia delle Dogane ha richiesto il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per gli anni 2010 e 2011. La Corte di Cassazione, applicando i principi costituzionali, ha stabilito che l'intermediario non deve pagare l'imposta per l'anno 2010. Per quell'anno, infatti, la legge non permetteva di trasferire il costo del tributo sul bookmaker estero, rendendo illegittima la richiesta retroattiva. Al contrario, per il 2011 l'imposta è dovuta, poiché la normativa era già chiara. La sentenza d'appello è stata quindi parzialmente annullata, accogliendo il ricorso del contribuente limitatamente all'annualità 2010.
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Responsabilità solidale: cartella esattoriale senza accertamento
L'amministratrice di un'associazione non riconosciuta ha ricevuto una cartella di pagamento per oltre 348.000 euro a seguito di accertamenti fiscali non impugnati dall'ente. La donna ha contestato la cartella lamentando la mancata notifica preventiva degli avvisi di accertamento e negando la propria gestione effettiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sua responsabilità solidale. I giudici hanno chiarito che per i debiti tributari dell'ente risponde il rappresentante legale in carica nel periodo d'imposta, a meno che non provi l'assolvimento degli obblighi fiscali o la totale estraneità alla gestione. Inoltre, la cartella può essere notificata direttamente al coobbligato senza previa notifica dell'accertamento, poiché il diritto di difesa è garantito dalla possibilità di contestare l'atto presupposto insieme alla cartella stessa.
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Imposta unica sulle scommesse: paga anche il bookmaker estero
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse a un Bookmaker Estero, operante in Italia tramite un Centro Trasmissione Dati privo di concessione statale. Il Bookmaker Estero ha impugnato l'accertamento sostenendo di non essere il soggetto passivo e lamentando una doppia imposizione con l'IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che sia il bookmaker estero sia l'intermediario locale sono soggetti passivi d'imposta per l'attività di raccolta scommesse svolta sul territorio nazionale. La Corte ha chiarito che tale tributo non si sovrappone all'IVA e non viola i principi europei sulla libera prestazione dei servizi. Di conseguenza, il Bookmaker Estero perde la causa ed è confermato l'obbligo di pagare le imposte accertate, con compensazione delle spese processuali.
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Imposta unica sulle scommesse: allibratore estero condannato
Un allibratore estero ha impugnato gli avvisi di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per gli anni dal 2011 al 2013. L'Agenzia delle Dogane aveva richiesto il pagamento all'allibratore e alla ricevitoria italiana (coobbligata solidale). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'allibratore, confermando che l'imposta unica sulle scommesse si applica a tutti gli operatori che gestiscono scommesse in Italia, compresi i centri di trasmissione dati che operano come intermediari per bookmaker esteri senza concessione. La Corte ha inoltre escluso che tale imposta violi il divieto di doppia imposizione con l'IVA, trattandosi di tributi con presupposti differenti. Di conseguenza, l'allibratore estero è stato condannato a pagare l'imposta dovuta.
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Azione revocatoria ordinaria: inefficace la vendita al garante
Il Debitore ha ceduto alcuni beni immobili alla Terza Acquirente, la quale era anche sua fideiussore (garante del debito). La Banca Creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita, ritenendola pregiudizievole per il proprio credito. Il Debitore e la Terza Acquirente si sono opposti, sostenendo l'assenza di danno poiché i beni rimanevano comunque nella sfera di un soggetto coobbligato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori. I giudici hanno stabilito che il creditore ha la piena facoltà di scegliere quale patrimonio aggredire tra i coobbligati solidali. Di conseguenza, il trasferimento di beni a un altro garante non esclude il pregiudizio per il creditore, legittimando pienamente l'azione revocatoria ordinaria.
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Sezioni specializzate in materia di impresa: decide il tribunale
Un istituto bancario ha pagato una sanzione pecuniaria inflitta dal Ministero dell'economia per violazioni commesse dai suoi ex amministratori. Successivamente, la banca ha avviato un'azione di regresso per recuperare le somme pagate dai singoli responsabili, citandoli davanti al tribunale ordinario. Gli ex amministratori hanno eccepito l'incompetenza del giudice ordinario a favore del tribunale delle imprese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, stabilendo che la competenza spetta alle sezioni specializzate in materia di impresa. Secondo i giudici, l'azione di regresso è strettamente collegata al ruolo dirigenziale ricoperto dai soggetti al momento delle violazioni, rientrando così nell'ampia nozione di rapporti societari.
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Imposta unica sulle scommesse: sanzionato il bookmaker estero
L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse del 2009 nei confronti di un allibratore estero privo di concessione statale, operante in Italia tramite un centro trasmissione dati. Il bookmaker ha impugnato l'atto, sostenendo l'illegittimità della tassazione e la violazione delle norme europee sulla libera prestazione dei servizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato che l'imposta si applica a tutti gli operatori che gestiscono scommesse in Italia, indipendentemente dalla concessione o dalla sede estera. Sebbene per gli anni anteriori al 2011 l'intermediario fisico non sia responsabile per l'impossibilità di traslare il tributo, l'allibratore estero resta pienamente obbligato al pagamento, in linea con i principi costituzionali ed europei di non discriminazione.
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