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Conversione

55 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una conversione (propriamente conversione religiosa) è l'adozione di un nuovo credo religioso, differente da quello che si possedeva precedentemente: l'individuo che sceglie tale cambiamento è detto convertito (talvolta proselito). La conversione è legata al proselitismo, cioè all'atto con cui si prova a convertire un individuo: tale termine ha assunto negli ultimi tempi una forte connotazione negativa, sconosciuta in tutte le epoche precedenti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Libertà Controllata Violata: La Cassazione Conferma la Conversione Pena Sostitutiva
Un Condannato, beneficiario della libertà controllata, ha violato più volte le prescrizioni imposte, tra cui l'obbligo di presentazione quotidiana alle forze dell'ordine e il divieto di allontanamento. Il Tribunale di Sorveglianza ha quindi disposto la conversione pena sostitutiva, trasformando la misura alternativa in pena detentiva. L'Interessato ha impugnato la decisione, sostenendo la violazione del diritto di difesa e l'insufficienza delle prove. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che le reiterate violazioni dimostrano chiaramente l'incapacità del Condannato di rispettare le regole, rendendo legittima la conversione della pena in carcere.
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Riqualificazione del rapporto di lavoro: no ai tetti risarcitori
Una giornalista ha ottenuto la riqualificazione del rapporto di lavoro da autonomo a subordinato a tempo indeterminato con l'azienda radiotelevisiva pubblica. La Corte d'Appello ha tuttavia applicato il limite risarcitorio previsto dall'articolo 32 della legge 183/2010, riducendo l'indennità a sei mensilità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che tale tetto risarcitorio si applica solo alla conversione di contratti già originariamente subordinati ma con termine illegittimo. Nel caso di riqualificazione del rapporto di lavoro da autonomo a subordinato, l'indennità limitata non trova applicazione, poiché si tratta di un'operazione di emersione della reale natura del rapporto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contratto a termine: stop alle causali generiche
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità delle clausole appositive del termine in un contratto a termine stipulato da una nota azienda farmaceutica. La decisione si fonda sulla genericità delle causali addotte, come il generico supporto all'incremento dei volumi produttivi, ritenute non verificabili e prive di un nesso chiaro con l'assunzione. Di conseguenza, il rapporto è stato convertito a tempo indeterminato con condanna della società al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a sette mensilità, calcolata tenendo conto delle dimensioni aziendali e dell'ambiguità delle clausole inserite dal datore di lavoro.
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Particolare tenuità del fatto: stop alle omissioni
Un imputato, condannato per violazione della disciplina sui rifiuti alla sola pena dell'ammenda, ha presentato ricorso lamentando il silenzio del giudice di merito sulla richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, convertendo l'appello in ricorso per cassazione e annullando la sentenza limitatamente alla mancata valutazione dell'esimente prevista dall'art. 131-bis c.p., ordinando un nuovo giudizio sul punto.
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Giudicato esterno: quando la sentenza è definitiva
Una società utilizzatrice ha impugnato un contratto di leasing relativo a un capannone industriale costruito su suolo demaniale, sostenendone la nullità per inalienabilità del bene. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della formazione di un giudicato esterno. Una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti aveva infatti già accertato la validità del rapporto contrattuale, interpretando l'operazione come una legittima costituzione di diritto di superficie anziché una vendita di bene demaniale. Tale decisione precedente preclude ogni nuovo esame sulla medesima questione giuridica.
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Contratti a termine: stop alla conversione automatica
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di plurimi contratti a termine stipulati tra un lavoratore e un Consorzio di bonifica siciliano. Sebbene i giudici abbiano confermato la nullità del termine a causa di una causale troppo generica legata alla manutenzione ordinaria, hanno negato la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La decisione si fonda sulla legislazione regionale siciliana che vieta nuove assunzioni stabili senza procedure selettive pubbliche, rendendo la stabilizzazione automatica giuridicamente impossibile nonostante l'illegittimità del contratto originario.
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Contratti a termine: no alla conversione negli enti
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di plurimi contratti a termine stipulati da un ente pubblico economico. Nonostante la nullità del termine per genericità della causale, i giudici hanno stabilito che non può operare la conversione del rapporto in tempo indeterminato. Tale preclusione deriva dalla normativa regionale che vieta a tali enti nuove assunzioni stabili. La decisione conferma il diritto del lavoratore al solo risarcimento del danno, escludendo la stabilizzazione del posto di lavoro.
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Contratti a termine: stop alla conversione automatica
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di plurimi contratti a termine stipulati tra un lavoratore e un ente pubblico economico siciliano. Sebbene sia stata confermata la nullità del termine a causa di una causale generica, i giudici hanno negato la conversione del rapporto in contratto a tempo indeterminato. La decisione si fonda sulla normativa regionale siciliana che vieta nuove assunzioni stabili senza procedure selettive pubbliche, impedendo così la stabilizzazione automatica di rapporti nati come contratti a termine ma risultati invalidi.
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Contratti a termine: stop conversione nei Consorzi
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore impiegato presso un Consorzio di Bonifica siciliano con plurimi contratti a termine. Sebbene i giudici abbiano confermato la nullità del termine a causa di causali troppo generiche legate alla manutenzione ordinaria, hanno negato la trasformazione del rapporto in tempo indeterminato. La decisione si fonda sulla legislazione regionale siciliana che impone un divieto di nuove assunzioni stabili per tali enti pubblici economici. Di conseguenza, nonostante l'illegittimità dei contratti a termine, il lavoratore ha diritto esclusivamente al risarcimento del danno economico, ma non alla stabilizzazione del posto di lavoro.
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Contratti a termine: limiti alla conversione
La Corte di Cassazione ha analizzato la legittimità di plurimi contratti a termine stipulati da un ente di bonifica siciliano. Nonostante la nullità del termine per genericità della causale, la Corte ha negato la conversione del rapporto in contratto a tempo indeterminato. Tale decisione deriva dal divieto imposto dalla legislazione regionale siciliana di procedere a nuove assunzioni stabili presso tali enti. Il lavoratore mantiene il diritto al risarcimento del danno, ma non alla stabilizzazione del posto di lavoro.
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Danno comunitario e contratto a termine unico
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento del danno comunitario a seguito dell'illegittimità di un singolo contratto a termine stipulato con un ente pubblico. La Corte ha chiarito che l'indennità forfettaria prevista dall'art. 32 della Legge 183/2010 non è applicabile in presenza di un unico rapporto di lavoro illegittimo, poiché tale misura sanzionatoria è riservata esclusivamente ai casi di reiterazione abusiva di contratti a tempo determinato. In assenza di una successione di contratti, il lavoratore deve provare l'effettivo pregiudizio subito secondo le regole ordinarie della responsabilità contrattuale.
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Danno comunitario e contratti a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello riguardante l'abuso di contratti a termine presso un ente pubblico siciliano. Nonostante il divieto di conversione del rapporto in tempo indeterminato per i dipendenti pubblici, i lavoratori hanno diritto al **danno comunitario** come forma di ristoro per l'illegittima precarizzazione. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di risarcimento deve essere esaminata dal giudice anche se non formulata in modo autonomo rispetto alla domanda di conversione, rappresentando quest'ultima un 'minus' della tutela specifica. Il giudice di merito aveva erroneamente omesso di pronunciarsi sulla domanda risarcitoria, violando il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Contratti a termine: quando spetta il risarcimento
Un lavoratore del settore scolastico ha impugnato la decisione che negava il risarcimento per l'uso di contratti a termine. La Cassazione ha confermato che nel pubblico impiego non è ammessa la conversione del rapporto in tempo indeterminato e che il risarcimento scatta solo superando i 36 mesi su posti vacanti.
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Contratto a progetto: conversione e risarcimento
La controversia riguarda la riqualificazione di un contratto a progetto in rapporto di lavoro subordinato a causa della genericità del progetto stesso. La Corte di Cassazione ha confermato che, accertata l'illegittimità del contratto a progetto, il rapporto si considera subordinato sin dall'origine. Tuttavia, la tutela applicabile non prevede la reintegra piena e il risarcimento integrale di tutte le mensilità perse, bensì l'indennità forfettaria prevista dall'art. 32 della Legge 183/2010. Il ricorso del lavoratore, che mirava a ottenere una tutela più ampia, è stato rigettato poiché il regime indennitario speciale prevale in caso di conversione di contratti a termine o a progetto illegittimi.
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Terzo elemento salariale e anzianità di servizio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di alcuni lavoratori volta a ottenere il riconoscimento del terzo elemento salariale. I dipendenti, inizialmente assunti con contratto di formazione e lavoro poi convertito in tempo indeterminato, lamentavano l'esclusione da tale beneficio economico previsto da un accordo collettivo del 1997. La Corte ha stabilito che il terzo elemento salariale non è legato all'anzianità di servizio ma costituisce una quota fissa della retribuzione, rendendo legittima la limitazione del diritto ai soli lavoratori già in forza a tempo indeterminato al momento della stipula dell'accordo.
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Somministrazione di lavoro: quando la causale è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto di somministrazione di lavoro e di un successivo contratto a termine poiché le ragioni giustificatrici indicate dall'azienda sono risultate fittizie. Sebbene i documenti fossero formalmente corretti, l'analisi dei dati di vendita ha dimostrato che le promozioni commerciali non avevano generato l'incremento di attività dichiarato. Di conseguenza, è stata disposta la conversione del rapporto in tempo indeterminato con condanna al risarcimento del danno.
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Pubblico Impiego: no alla conversione dei contratti
La Corte di Cassazione ha confermato l'impossibilità di ottenere la conversione del rapporto di lavoro nel Pubblico Impiego in caso di abusiva reiterazione di contratti a termine. Nonostante l'illegittimità della condotta dell'ente pubblico, il divieto di trasformazione resta invalicabile per tutelare il principio del concorso pubblico e il buon andamento amministrativo. Al lavoratore spetta esclusivamente un risarcimento del danno per equivalente, quantificato tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità, secondo i criteri stabiliti dalla normativa vigente.
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Codice Antimafia: appello contro la liquidazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso della messa in liquidazione di due ditte individuali sequestrate ai sensi del Codice Antimafia. I titolari avevano presentato ricorso per cassazione contro il decreto del Tribunale, lamentando la mancanza di presupposti per la chiusura delle attività. La Suprema Corte ha stabilito che, trattandosi di provvedimenti che incidono direttamente sui diritti patrimoniali, deve essere garantito il doppio grado di giurisdizione di merito. Di conseguenza, i ricorsi sono stati riqualificati come appelli e trasmessi alla Corte d'Appello competente per il riesame.
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Conversione del ricorso: la guida della Cassazione
Una cittadina, condannata dal Giudice di Pace per il reato di minaccia a una pena pecuniaria e al risarcimento dei danni, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha rilevato che la sentenza era in realtà appellabile davanti al Tribunale, poiché l'impugnazione riguardava anche le statuizioni civili. Di conseguenza, è stata disposta la conversione del ricorso in appello, trasmettendo gli atti al giudice competente per il riesame del merito, in quanto i vizi lamentati non erano limitati a sole questioni di diritto.
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Difensore cassazionista: ricorso nullo senza iscrizione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso presentato da un condannato in affidamento in prova poiché il legale non possedeva la qualifica di **difensore cassazionista**. Nonostante il giudice di merito avesse correttamente riqualificato l'istanza originaria come ricorso, tale conversione non può sanare il difetto di legittimazione del difensore non iscritto all'albo speciale. La Suprema Corte ha ribadito che i requisiti di validità soggettiva devono sussistere al momento della presentazione dell'atto, condannando il ricorrente anche al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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