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Convenzione Contro Le Doppie Imposizioni

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51 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Stabile organizzazione e agente: quando si tassa?
Una società italiana corrisponde compensi a un'impresa portoghese per servizi svolti in Italia tramite un agente. L'Agenzia Fiscale richiede l'applicazione di una ritenuta, presumendo l'esistenza di una stabile organizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato tale pretesa, chiarendo che un agente con status indipendente, che agisce nell'ambito della sua ordinaria attività, non costituisce una stabile organizzazione. Di conseguenza, in base alla Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Portogallo, i redditi non sono tassabili in Italia.
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Residenza fiscale all’estero: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5550/2024, ha stabilito che un cittadino italiano che lavora all'estero per più di 183 giorni non perde automaticamente la residenza fiscale italiana se mantiene in Italia il proprio "centro degli interessi vitali", come la famiglia e il patrimonio. La Corte ha chiarito che, in base alla convenzione contro le doppie imposizioni con il Kazakhstan, si applica un regime di tassazione concorrente: il reddito è imponibile sia nello Stato della fonte (Kazakhstan) sia in quello di residenza (Italia), con quest'ultimo che deve riconoscere un credito per le imposte già pagate all'estero.
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Stabile organizzazione: casa famiglia tassata in Italia
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'attività socio-educativa, svolta in modo continuativo in un immobile in Italia da un soggetto residente all'estero, costituisce una 'stabile organizzazione'. Di conseguenza, i redditi derivanti da tale attività sono soggetti a tassazione in Italia, anche se finanziati da un'associazione straniera. La sentenza chiarisce l'ampia portata del concetto di stabile organizzazione, includendo anche attività non tradizionalmente commerciali ma dotate di una struttura economica e di una sede fissa.
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Stabile organizzazione: tassabile il reddito in Italia
Una cittadina non residente svolgeva attività psicopedagogica in un immobile di sua proprietà in Italia, percependo compensi da un'associazione estera. L'Agenzia delle Entrate ha ritenuto tale attività una stabile organizzazione, tassando i relativi redditi. La Corte di Cassazione ha confermato la tesi del Fisco, chiarendo che una struttura permanente utilizzata per un'attività professionale indipendente, anche se di natura educativa, costituisce una 'base fissa' tassabile in Italia, equiparandola di fatto a una stabile organizzazione. La sentenza di merito è stata cassata e la pretesa fiscale confermata.
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Reddito estero: la Cassazione chiarisce la tassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30800/2024, ha stabilito che il reddito estero percepito da un cittadino fiscalmente residente in Italia è imponibile sia nello Stato in cui è stato prodotto sia in Italia. Per evitare la doppia imposizione, il contribuente ha diritto a un credito per le imposte già pagate all'estero. La Corte ha rigettato la tesi del ricorrente secondo cui la Convenzione internazionale escludeva la tassazione nello Stato di residenza.
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Beneficiario effettivo: la prova secondo la Cassazione
Una società olandese ha richiesto il rimborso di una parte delle ritenute fiscali pagate in Italia su degli interessi, invocando la Convenzione contro le doppie imposizioni. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, dubitando che la società fosse il 'beneficiario effettivo' di tali interessi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la prova della qualità di beneficiario effettivo può essere fornita con documentazione sostanziale (atto costitutivo, bilanci, accordi infragruppo) e che un certificato di residenza fiscale è sufficiente a dimostrare la soggezione a imposta nel paese di residenza, senza la necessità di provare un esborso fiscale effettivo.
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Tassazione pensione estero: il caso Italia-Bulgaria
Un pensionato italiano residente in Bulgaria ha impugnato la decisione di assoggettare a tassazione in Italia la sua pensione privata. La Corte d'Appello di Firenze ha respinto l'appello, confermando la sentenza di primo grado. La decisione si fonda sull'interpretazione della Convenzione Italia-Bulgaria, secondo cui per beneficiare dell'esenzione fiscale non è sufficiente la residenza fiscale nel paese estero, ma è necessario il possesso della cittadinanza bulgara. La Corte ha escluso la violazione del diritto UE, poiché il ricorrente non ha dimostrato di subire un'effettiva doppia imposizione.
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Tassazione TFR estero: la residenza vince
Un lavoratore italiano, residente e impiegato nel Regno Unito per un'azienda italiana, ha richiesto il rimborso delle imposte trattenute sul suo TFR. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto, chiarendo che, secondo la convenzione contro la doppia imposizione tra Italia e Regno Unito, la tassazione TFR estero spetta esclusivamente al Paese in cui il lavoro è stato svolto e dove il contribuente risiede. La Corte ha inoltre specificato che la prova della residenza estera è sufficiente per il rimborso, anche in assenza di uno specifico certificato dell'autorità fiscale straniera.
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Credito imposta dividendi: la Cassazione chiarisce
Una società madre con sede nel Regno Unito ha richiesto il rimborso del credito d'imposta sui dividendi ricevuti dalla sua controllata italiana, come previsto dalla Convenzione Italia-Regno Unito. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso, sostenendo che la società non avesse provato l'effettivo pagamento dell'imposta nel Regno Unito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo un principio fondamentale per il credito imposta dividendi: è sufficiente che i dividendi siano 'soggetti a imposta', ovvero inclusi nella base imponibile dello stato di residenza, senza la necessità di dimostrare un pagamento effettivo. La Corte ha così annullato la decisione precedente e concesso il rimborso.
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Residenza fiscale estero: la convenzione prevale
Un professionista con centro degli interessi in Spagna ma iscritto all'anagrafe italiana si è visto negare un rimborso fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per determinare la residenza fiscale estero, le convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni prevalgono sulla normativa nazionale. Pertanto, il criterio formale dell'iscrizione anagrafica cede il passo a quello sostanziale del 'centro degli interessi vitali' situato all'estero, accogliendo il ricorso del contribuente.
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Rimborso tasse pensione: la residenza fiscale basta
Un pensionato residente in Svizzera ha richiesto il rimborso delle ritenute fiscali applicate in Italia sulla sua pensione. L'Amministrazione Finanziaria e i giudici di merito avevano negato il rimborso, sostenendo che il contribuente non avesse provato l'effettivo pagamento delle imposte in Svizzera. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, ai fini del rimborso tasse pensione secondo la Convenzione italo-svizzera, è sufficiente dimostrare la propria residenza fiscale e l'assoggettamento a imposizione nello Stato estero attraverso un certificato di residenza, senza necessità di provare l'avvenuto pagamento.
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