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Convalida — Anno 2023

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143 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Convalida

Provvedimenti

Convalida del DASPO: il ritardo del PM non cancella la misura
Il Questore ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per tre anni, con l'obbligo di firma. Il provvedimento è stato notificato il 13 febbraio 2023. Il Pubblico Ministero ha chiesto la convalida oltre le 48 ore dalla notifica, ma il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura entro le complessive 96 ore dalla notifica stessa. Il tifoso ha fatto ricorso sostenendo il mancato rispetto del termine di 48 ore da parte del PM. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la convalida del DASPO è legittima se interviene entro il termine globale di 96 ore dalla notifica, a prescindere dal ritardo del PM nella richiesta, non essendoci stata alcuna lesione del diritto di difesa.
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Convalida del DASPO: se il giudice corre, il tifoso vince
Il Questore di Varese imponeva a un tifoso, a seguito di disordini durante una partita di basket, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per sei anni, con l'obbligo di presentazione periodica alla polizia. Il provvedimento veniva notificato l'8 maggio alle ore 15:00, ma il Giudice per le indagini preliminari convalidava la misura il 10 maggio alle ore 11:40, prima dello scadere delle 48 ore dalla notifica. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO non può avvenire prima del decorso delle 48 ore, termine minimo necessario per consentire l'effettivo esercizio del diritto di difesa. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio l'ordinanza di convalida limitatamente all'obbligo di firma, che cessa immediatamente di avere efficacia.
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Obbligo di firma e DASPO: la mancanza dell’ora annulla la misura
Il Questore ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di firma in questura per cinque anni. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura, ma senza indicare l'ora esatta del provvedimento. Il tifoso ha fatto ricorso lamentando la violazione del diritto di difesa, poiché la mancanza dell'orario impediva di verificare il rispetto del termine minimo di 48 ore dalla notifica per presentare memorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata indicazione dell'ora di convalida determina l'inefficacia della misura. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata relativamente all'obbligo di firma e DASPO, liberando il tifoso da tale vincolo.
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Obbligo di presentazione alla polizia: confermata la convalida
Il Questore di Napoli ha imposto a un cittadino l'obbligo di presentazione alla polizia in concomitanza con le manifestazioni sportive. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato tempestivamente la misura. Il destinatario del provvedimento ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un difetto di motivazione sui presupposti della decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo del giudice sulla convalida deve essere concreto e approfondito, valutando la pericolosità del soggetto, l'urgenza e la durata della misura. Nel caso specifico, il giudice di merito ha motivato in modo logico e completo, confermando la legittimità del provvedimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Obbligo di presentazione e lavoro: la Cassazione tutela i turni
Il Questore imponeva a un tifoso il DASPO con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava la misura, omettendo però di valutare le memorie difensive relative alle turnazioni lavorative del destinatario. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del tifoso, stabilendo che l'obbligo di presentazione deve necessariamente tenere conto delle documentate esigenze lavorative del soggetto colpito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente a questo aspetto, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione e sospendendo temporaneamente l'efficacia della misura di presentazione.
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Nullità convalida DASPO: difesa negata annulla l’obbligo di firma
Il Questore imponeva al Destinatario l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tuttavia, la notifica dell'atto non conteneva l'avviso della facoltà di presentare memorie difensive al Giudice per le indagini preliminari. Il Giudice convalidava comunque la misura. Il Destinatario ha proposto ricorso lamentando la violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo la Nullità convalida DASPO. L'omissione dell'avviso lede il diritto di intervento e assistenza dell'interessato, determinando una nullità di ordine generale e assoluta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida e ha dichiarato l'inefficacia dell'obbligo di presentazione.
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Violazione del DASPO: lo stadio vietato costa un anno di carcere
Un uomo, sanzionato con il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per vendita abusiva di biglietti, ha commesso per ben sette volte la violazione del DASPO. Condannato in primo e secondo grado, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la legittimità del provvedimento del Questore e la sua convalida. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna a un anno di reclusione e 10.000 euro di multa. I giudici hanno chiarito che il giudice penale non può sindacare la legittimità del divieto di accesso, trattandosi di un provvedimento amministrativo che andava impugnato dinanzi al TAR, mentre la convalida dell'obbligo di firma doveva essere contestata subito in Cassazione.
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Convalida del DASPO: orario mancante annulla l’obbligo di firma
Il Questore ha imposto a un tifoso il DASPO con l'obbligo di presentazione alla polizia durante le partite. Il provvedimento è stato notificato il 12 gennaio alle 15:20, fissando la scadenza per la decisione del giudice entro 96 ore, ossia il 16 gennaio alle 15:20. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura il 16 gennaio, ma ha omesso di indicare l'orario del deposito sull'ordinanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che l'assenza dell'orario genera un'incertezza insanabile sul rispetto del termine perentorio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di firma per vizio di forma nella convalida del DASPO.
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Convalida del DASPO: la fretta del giudice cancella l’obbligo
Il Questore di Foggia imponeva a un tifoso il divieto di accedere alle manifestazioni sportive per tre anni, con l'ulteriore obbligo di presentazione alla polizia durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava l'obbligo di firma prima dello scadere delle 48 ore dalla notifica del provvedimento all'interessato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO con obbligo di firma effettuata prima del decorso del termine di 48 ore viola il diritto di difesa e determina la nullità generale del provvedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio l'ordinanza di convalida, dichiarando l'inefficacia del solo obbligo di presentazione.
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Proroga del trattenimento nulla se manca la motivazione reale
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro la proroga del trattenimento disposta dal Questore e convalidata dal Giudice di Pace di Caltanissetta. Il ricorrente ha lamentato la totale mancanza di motivazione del provvedimento di proroga. La Suprema Corte ha stabilito che il semplice richiamo ai presupposti di legge, senza una reale spiegazione delle ragioni specifiche, rende l'atto nullo. Di conseguenza, la Cassazione ha cassato senza rinvio il provvedimento impugnato, sancendo l'illegittimità della proroga del trattenimento e disponendo la liquidazione delle spese legali a carico dello Stato.
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Trattenimento dello straniero: legittima la proroga sintetica
Il Giudice di Pace ha prorogato per ulteriori trenta giorni il trattenimento dello straniero presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri. Lo straniero ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di una reale motivazione nel provvedimento di proroga. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la decisione del Giudice di Pace è valida e sufficientemente motivata, sebbene in modo sintetico, poiché indica chiaramente la necessità di svolgere accertamenti urgenti sull'identità e sulla nazionalità del soggetto trattenuto.
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Trattenimento presso il CPR: la sintesi che vince sul ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la proroga del suo trattenimento presso il CPR. Il ricorrente contestava la mancanza di motivazione nel provvedimento del Giudice di Pace. La Suprema Corte ha invece stabilito che il provvedimento era adeguatamente motivato, seppur in modo sintetico, richiamando la necessità di accertare l'identità e la nazionalità dello straniero. Di conseguenza, il trattenimento presso il CPR è stato confermato come pienamente legittimo.
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Trattenimento presso CPR: la proroga è valida anche se sintetica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la proroga del suo trattenimento presso CPR per ulteriori 30 giorni. Il ricorrente lamentava la mancanza di motivazione da parte del Giudice di Pace. La Suprema Corte ha invece stabilito che il provvedimento era adeguatamente motivato, seppur in modo sintetico, facendo riferimento alla necessità di accertare l'identità e la nazionalità del trattenuto e richiamando i presupposti di legge.
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Trattenimento dello straniero: rigore formale in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno straniero contro la convalida del suo trattenimento dello straniero presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri. Lo straniero lamentava che il provvedimento del Giudice di Pace fosse nullo perché redatto su un modulo prestampato e privo di motivazione specifica rispetto alle sue memorie difensive. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso difetta di autosufficienza: il ricorrente avrebbe dovuto riprodurre nel testo del ricorso i passaggi fondamentali delle memorie presentate in udienza per permettere ai giudici di verificare l'effettiva mancanza di motivazione, senza costringerli a cercare autonomamente i documenti.
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Trattenimento del richiedente asilo: la proroga resta valida
Un cittadino straniero, ospite di un Centro di permanenza per i rimpatri, ha impugnato la decisione del Tribunale che ha convalidato la proroga del suo trattenimento. Lo straniero sosteneva che la pendenza della sua richiesta di sospensione del diniego della protezione internazionale dovesse bloccare la proroga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il trattenimento del richiedente asilo non dipende dall'efficacia esecutiva del diniego di protezione. La pendenza del ricorso impedisce solo l'espulsione immediata dall'Italia, ma non comporta la cessazione della permanenza nel centro, che rimane valida durante la pendenza del giudizio. Di conseguenza, la proroga è stata legittimamente convalidata.
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Convalida del DASPO: difesa del tifoso e tempi di notifica
Il Tifoso ha proposto ricorso in Cassazione contro la convalida del DASPO con obbligo di firma, emesso dal Questore e convalidato dal Giudice per le indagini preliminari. Il ricorrente lamentava la violazione del diritto di difesa, sostenendo che il giudice avesse convalidato la misura poche ore dopo la richiesta del Pubblico Ministero, impedendogli di presentare memorie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine di 48 ore per presentare deduzioni difensive decorre dalla notifica del provvedimento del Questore al destinatario, e non dalla successiva richiesta di convalida del Pubblico Ministero. Di conseguenza, non essendovi stata alcuna violazione dei termini di difesa, la convalida del DASPO è legittima e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Convalida DASPO troppo rapida: la Cassazione annulla l’obbligo
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un giudice che aveva convalidato un DASPO con obbligo di presentazione in meno di 24 ore dalla notifica. La legge, infatti, prevede un termine dilatorio per la convalida del DASPO di 48 ore, pensato per consentire alla persona di preparare una difesa adeguata. Il mancato rispetto di questo intervallo di tempo viola il diritto di difesa e rende nulla la convalida. Di conseguenza, l'obbligo di presentazione è stato cancellato, mentre è rimasto valido il semplice divieto di accedere allo stadio, che non necessita della stessa procedura di convalida urgente.
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Nullità convalida DASPO: Giudice troppo veloce, difesa violata
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità della convalida di un DASPO con obbligo di firma perché il giudice ha deciso in meno di 24 ore dalla notifica del provvedimento. Questa fretta ha violato il diritto di difesa dei destinatari, i quali devono avere a disposizione un termine di almeno 48 ore per presentare le proprie memorie difensive. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza del giudice, facendo cessare l'obbligo di presentazione alla polizia. Resta invece valido il semplice divieto di accedere agli stadi, poiché considerato una misura amministrativa non soggetta a convalida.
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Trattenimento Straniero: Convalida nulla senza esame alternative
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto di un Giudice di Pace che convalidava il trattenimento di uno straniero in un CPR. La decisione è stata presa perché il giudice si era limitato a usare un modulo prestampato, senza motivare adeguatamente la sua scelta. La Corte ha stabilito che il trattenimento dello straniero è una misura eccezionale. Il giudice ha l'obbligo di valutare concretamente la possibilità di applicare misure alternative meno invasive, specialmente se la persona possiede un passaporto valido. Una convalida automatica, senza un'analisi rigorosa, è illegittima e viola i diritti fondamentali della persona.
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DASPO aggravato: Tifoso con armi, la Cassazione conferma il pugno duro
Un tifoso, già colpito in passato da provvedimenti simili, viene fermato prima di un derby con armi in auto (martello, mazza, coltello). Il Questore emette un nuovo divieto di accesso agli stadi per sei anni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di questo DASPO aggravato, stabilendo che la condizione di recidiva rende obbligatoria l'applicazione della misura in forma più severa. La pericolosità del soggetto, dimostrata dal possesso di armi e dai precedenti, giustifica pienamente la decisione, a prescindere dal fatto che i vecchi divieti fossero ancora attivi. Il ricorso del tifoso è stato quindi respinto.
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