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Controspinta Psicologica

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Concetto che descrive un impulso psicologico che si oppone alla tendenza a commettere reati. Secondo la Cassazione, l'arresto o una condanna possono generare tale controspinta, interrompendo un eventuale disegno criminoso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato continuato e detenzione: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Il Ricorrente contro l'ordinanza della Corte d'Appello di Napoli. Il Ricorrente chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti commessi. I giudici di legittimità hanno stabilito che non vi era prova di un disegno criminoso unico. Inoltre, la presenza di un periodo di detenzione intermedio tra i fatti costituisce una controspinta psicologica a delinquere che interrompe la continuità dei reati. Di conseguenza, Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché il carcere interrompe il disegno criminoso
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari che respingeva la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che un periodo intermedio di detenzione interrompe il disegno criminoso originario. La carcerazione rappresenta infatti una forte controspinta psicologica a delinquere derivante dall'arresto o dalla condanna, escludendo la possibilità di configurare una volizione unitaria per i reati commessi successivamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché il carcere cancella lo sconto di pena
Il Ricorrente ha presentato ricorso per chiedere il riconoscimento del reato continuato per alcuni illeciti commessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si può parlare di un unico disegno criminoso quando tra un reato e l'altro vi è stato un periodo di detenzione. L'arresto o la condanna subiti dal soggetto rappresentano infatti una forte controspinta psicologica a delinquere. Di conseguenza, la detenzione interrompe la continuità dei reati, escludendo la volizione unitaria necessaria per applicare lo sconto di pena previsto dal reato continuato. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo cinque anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due reati commessi a distanza di cinque anni e in regioni diverse, precisamente in Liguria e in Puglia. Il Giudice dell'esecuzione aveva già respinto la richiesta per mancanza di un disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, evidenziando che il notevole lasso temporale e la distanza geografica escludono una pianificazione iniziale unica. Inoltre, la detenzione subita nel frattempo avrebbe dovuto fungere da deterrente psicologico contro la commissione di nuovi illeciti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso: limiti alla continuazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della continuazione per un imputato, ribadendo che l'unicità del disegno criminoso non può essere ravvisata in presenza di reati eterogenei commessi a distanza di oltre un anno. La presenza di un periodo di detenzione intermedio è stata considerata un elemento decisivo, poiché costituisce una controspinta psicologica che interrompe la programmazione unitaria dei fatti delittuosi.
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Volizione unitaria: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della volizione unitaria tra reati commessi a tredici anni di distanza. La Corte ha stabilito che un lasso di tempo così lungo, unito a un periodo di detenzione intermedio, costituisce prova dell'assenza di un unico disegno criminoso, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Volizione unitaria: la Cassazione nega il nesso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva il riconoscimento della volizione unitaria tra il reato di associazione mafiosa e un'estorsione commessa dodici anni dopo. La Corte ha stabilito che l'enorme distanza temporale e il periodo di detenzione intercorso tra i due fatti escludono l'esistenza di un medesimo disegno criminoso.
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