La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33215/2025, ha stabilito che un proprietario terriero è tenuto a versare il contributo consortile anche se non beneficia direttamente dell'irrigazione. La Corte ha chiarito che il cosiddetto 'contributo irriguo fisso' non è un corrispettivo per il consumo d'acqua, ma una spesa per la manutenzione di opere (canali, dighe) che forniscono un beneficio generale all'area, come la prevenzione del rischio idrogeologico e l'aumento del valore immobiliare. La presunzione di beneficio derivante dal piano di classifica del consorzio non è stata superata dal ricorrente, rendendo legittima la pretesa tributaria. L'appello del contribuente è stato quindi respinto.
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