Un cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per aver violato il divieto di frequentare bar e locali in cui si servono alcolici, e per non aver portato con sé la carta di permanenza. L'uomo ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il divieto fosse troppo generico e incostituzionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il divieto di frequentare bar è preciso e determinato, a differenza di formule generiche come "vivere onestamente". Inoltre, per la mancata esibizione del documento, trattandosi di contravvenzione, è irrilevante l'assenza di dolo, bastando la semplice negligenza. Il ricorrente perde la causa e dovrà pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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