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Contratto Preliminare

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857 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Acquisto Quote Sociali: Usufrutto non è proprietà, Cassazione chiarisce
Un individuo ha cercato di far riconoscere la sua qualità di socio in un'azienda agricola e l'acquisto quote sociali del 59,59%, basandosi su versamenti e contratti preliminari. Ha anche chiesto il trasferimento delle quote tramite l'articolo 2932 del codice civile. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste, affermando che i versamenti non erano conferimenti sociali e che i contratti preliminari erano stati superati da un accordo successivo che gli attribuiva solo l'usufrutto di una quota, non la proprietà. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, ribadendo che l'usufruttuario non è un socio e che non vi era prova dell'effettivo acquisto quote sociali. Il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Contratto preliminare di permuta: Cassazione annulla trasferimento coattivo
Un Proprietario ha ceduto un terreno a un Costruttore in cambio di future unità immobiliari, tramite un Contratto preliminare di permuta. Il Costruttore non ha ultimato i lavori né stipulato il contratto definitivo. Il Tribunale ha dichiarato l'inadempimento del Costruttore, disponendo il trasferimento coattivo degli immobili e condannandolo al risarcimento. La Corte d'Appello ha confermato. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso del Costruttore. Ha ritenuto che la Corte d'Appello non abbia correttamente qualificato il contratto come Contratto preliminare di permuta anziché vendita di cosa futura, rinviando la causa per una nuova valutazione della natura dell'accordo e delle conseguenze dell'inadempimento.
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Diligenza vs. Inadempimento: La Condizione Risolutiva Salva la Caparra
Gli Acquirenti stipulano un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile da ristrutturare con la Venditrice. L'accordo prevede una condizione risolutiva: l'ottenimento delle autorizzazioni comunali entro un termine essenziale. Gli Acquirenti versano una caparra confirmatoria. Le autorizzazioni non vengono rilasciate. Gli Acquirenti chiedono la risoluzione del contratto e la restituzione della caparra. La Venditrice sostiene che gli Acquirenti non hanno agito con la dovuta diligenza. La Corte di Cassazione, esaminando il caso sulla corretta applicazione della legge, dichiara inammissibile il ricorso della Venditrice. La Corte conferma la buona fede e la diligenza degli Acquirenti nel tentativo di avverare la condizione risolutiva contratto preliminare. La Venditrice deve quindi restituire la caparra.
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Incommerciabilità Immobile: Venditore Responsabile, Acquirente Legittimato al Recesso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un contratto preliminare per la vendita di un immobile. La Promittente Venditrice aveva promesso di vendere una casa con abusi edilizi non sanabili, rendendo l'immobile incommerciabile. La Promissaria Acquirente si era rifiutata di stipulare il contratto definitivo. La Cassazione ha confermato la decisione del giudice di rinvio, che aveva attribuito la responsabilità principale alla Venditrice. Quest'ultima non aveva adeguatamente informato l'Acquirente sull'effettiva natura degli abusi e sull'impossibilità di sanatoria. Il rifiuto dell'Acquirente è stato ritenuto legittimo. La Venditrice è stata condannata a restituire il doppio della caparra e a rimborsare i miglioramenti, mentre l'Acquirente ha dovuto pagare un'indennità per l'occupazione dell'immobile.
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Contratto preliminare: l’inadempimento costa caro all’Azienda
Un Lavoratore e un'Azienda stipulano un contratto preliminare per l'affidamento di un'agenzia. L'Azienda non conclude il contratto definitivo, affidando l'agenzia a un'altra società. Il Tribunale dichiara l'inadempimento del contratto preliminare da parte dell'Azienda e la condanna al risarcimento danni, calcolato equitativamente sulla base di un'opportunità alternativa persa dal Lavoratore. Entrambe le parti ricorrono in appello e poi in Cassazione. La Suprema Corte conferma la natura preliminare del contratto e l'inadempimento dell'Azienda, rigettando sia il ricorso principale del Lavoratore (sull'ammontare del danno) sia quello incidentale dell'Azienda (sulla qualificazione del contratto e sulla propria responsabilità).
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Risoluzione Contratto Preliminare: Inadempienza del Compratore, Non del Venditore
Un promissario acquirente ha chiesto la risoluzione contratto preliminare di vendita di un immobile, sostenendo l'inadempimento del promittente venditore. Quest'ultimo aveva promesso la vendita di una quota di bene indiviso, impegnandosi a procurare l'intera proprietà. Tuttavia, l'immobile era stato assegnato in divisione a un altro comproprietario. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assegnazione a un terzo non costituisce di per sé inadempimento definitivo del venditore, che può comunque procurare l'acquisto. Poiché i promissari acquirenti non avevano pagato il saldo, erano loro gli inadempienti. La loro successiva diffida ad adempiere era quindi inefficace. Il ricorso del promissario acquirente è stato respinto.
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Inadempimento Contratto Preliminare: Ipoteca Nascosta e Doppio della Caparra
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso di un acquirente da un contratto preliminare di compravendita immobiliare, condannando il venditore a restituire il doppio della caparra confirmatoria. L'acquirente aveva scoperto un'ipoteca giudiziale sull'immobile non dichiarata e il venditore non si era presentato per il rogito. La Suprema Corte ha ribadito che l'inadempimento del contratto preliminare da parte del venditore, consistente nella mancata liberazione dell'immobile da ipoteche e nella mancata comparizione per la stipula, è grave e giustifica il recesso dell'acquirente e il diritto a ricevere il doppio della caparra. L'inadempimento contratto preliminare è stato ritenuto decisivo.
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Validità Contratto Preliminare: Bozza o Accordo Vincolante? La Cassazione Decide
La Società ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva annullato un precedente giudizio. La Corte d'Appello aveva ritenuto nullo il processo perché il documento alla base della controversia, un presunto contratto preliminare di vendita immobiliare, era stato considerato una mera bozza. Inoltre, la domanda implicita di risoluzione contrattuale avrebbe richiesto la partecipazione dell'ex coniuge comproprietaria. La Società contestava questa qualificazione, sostenendo la piena validità del contratto preliminare. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'omesso esame di un fatto decisivo non si verifica se il fatto è stato comunque considerato dal giudice, anche se valutato in modo diverso. La Società ha perso e dovrà pagare le spese legali al Controparte, oltre al raddoppio del contributo unificato.
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Esecuzione specifica del preliminare: no al blocco senza prezzo
Una società costruttrice stipula un contratto preliminare per acquistare un terreno edificabile. La società realizza le opere edilizie ma non versa il saldo del prezzo pattuito. Di fronte all'inadempimento, la società acquirente promuove una causa per ottenere l'esecuzione specifica del preliminare e il trasferimento forzoso della proprietà dell'immobile. I proprietari venditori resistono alla richiesta e pretendono la risoluzione dell'accordo. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono le pretese della società costruttrice. L'acquirente non può ottenere la proprietà giudiziale del bene se il debito è già scaduto e manca un'offerta formale e tempestiva del prezzo dovuto.
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Prescrizione dei diritti contrattuali: atto stragiudiziale non basta
Una Promittente Acquirente chiedeva la risoluzione di un contratto preliminare di vendita e il risarcimento danni, sostenendo che un atto stragiudiziale del 2004 avesse interrotto la prescrizione dei diritti contrattuali. L'Azienda Venditrice aveva ceduto l'immobile a terzi, rendendo impossibile l'adempimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che un atto stragiudiziale, come una diffida, non interrompe la prescrizione per i diritti potestativi, come quello di chiedere la risoluzione del contratto. Solo una domanda giudiziale può farlo. Poiché l'azione giudiziale è stata avviata troppo tardi (2005 rispetto all'inadempimento del 1995), il diritto era già prescritto. La Promittente Acquirente ha perso la causa e deve pagare le spese legali.
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Trascrizione della domanda giudiziale: tutela contro il fallimento
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di un appartamento. Il venditore non trasferisce l'immobile e l'acquirente promuove una causa civile per ottenere il trasferimento forzato della proprietà. L'acquirente provvede regolarmente alla trascrizione della domanda giudiziale nei registri immobiliari prima che la società venditrice fallisca. Dopo la dichiarazione di fallimento, la curatela fallimentare tenta di sciogliersi dal preliminare per trattenere l'immobile nella massa dei creditori. La Suprema Corte di Cassazione respinge il ricorso della curatela e conferma il trasferimento dell'immobile in favore dell'acquirente. L'originaria trascrizione della domanda giudiziale prevale infatti sui poteri del curatore fallimentare e salva l'acquisto dell'immobile.
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Esecuzione Specifica Contratto Preliminare: Quote e Irregolarità Edilizie
L'Impresa Acquirente ha chiesto l'esecuzione specifica di un contratto preliminare per l'acquisto di quote di un immobile indiviso, nonostante la presenza di abusi edilizi e il mancato coinvolgimento di tutti i comproprietari. I Promittenti Venditori si sono opposti, sollevando questioni procedurali e di merito. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di merito. Ha stabilito che l'esecuzione specifica contratto preliminare è ammissibile anche per singole quote se il preliminare le prevede esplicitamente. Ha inoltre chiarito che la condizione sospensiva (sanatoria) si era avverata e che il pagamento del prezzo, previsto al rogito, non richiedeva un'offerta formale preventiva. La Corte ha anche riconosciuto il diritto alla riduzione del prezzo per le irregolarità urbanistiche residue.
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Terreno Torboso: Mancanza di Qualità Promesse o Acquisto Consapevole?
Un acquirente ha chiesto la risoluzione di un contratto preliminare per l'acquisto di un terreno. Sosteneva che il terreno fosse privo delle qualità promesse perché la sua natura torbosa richiedeva costose opere di palificazione per costruire una casa a due piani. Il Tribunale aveva inizialmente accolto la sua richiesta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. La Cassazione ha confermato che il terreno era edificabile e che l'acquirente era a conoscenza della sua natura e della necessità di palificazione. Pertanto, non sussisteva la lamentata mancanza di qualità promesse. Il ricorso dell'acquirente è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Diritto alla provvigione del mediatore: rinuncia dei venditori non annulla il compenso
Un'Agenzia Immobiliare ha agito in giudizio per ottenere il pagamento della provvigione dopo aver intermediato una proposta d'acquisto accettata per un immobile. I venditori, tuttavia, hanno successivamente rinunciato alla vendita. L'acquirente, condannata in appello a pagare la provvigione all'Agenzia, ha ottenuto dai venditori la manleva per tale somma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei venditori, confermando il Diritto alla provvigione del mediatore anche se l'affare non si è perfezionato a causa della loro rinuncia. La provvigione è stata calcolata sul prezzo pattuito nella proposta accettata.
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Termine essenziale nel preliminare: terreno perso e risarcimento
Una società acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un terreno, impegnandosi a realizzare un distributore di carburanti entro una data precisa. Il contratto qualificava tale scadenza come termine essenziale. A causa di un contenzioso amministrativo, la società ha interrotto i lavori senza ultimarli nei tempi previsti. Successivamente, la promissaria acquirente ha citato in giudizio i venditori per ottenere il trasferimento coattivo del terreno e il rimborso dei costi. I venditori hanno chiesto la risoluzione del contratto e i danni. I giudici hanno accertato la risoluzione del contratto per la scadenza del termine essenziale nel preliminare e per l'inadempimento della società acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il verdetto, respingendo il ricorso della società e condannandola alle spese legali.
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Provvigione mediatore immobiliare: niente soldi senza albo
Un'agenzia immobiliare ha citato in giudizio la proprietaria di un immobile per ottenere il pagamento del compenso professionale a seguito dell'accettazione di una proposta di acquisto, poi non sfociata nella vendita definitiva a causa di abusi edilizi. La proprietaria ha eccepito la mancata prova dell'iscrizione dell'intermediario all'albo professionale. I giudici hanno respinto la domanda dell'agenzia. La Corte di Cassazione ha confermato che per esigere la provvigione mediatore immobiliare è indispensabile dimostrare l'iscrizione al ruolo professionale, costituendo tale requisito una condizione fondamentale dell'azione giudiziaria che il giudice può verificare anche d'ufficio.
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Lettera di intenti vs Contratto preliminare: la `provvigione del mediatore`
Un mediatore immobiliare ha chiesto la `provvigione del mediatore` per un affitto di ramo d'azienda. La controversia riguardava se una "lettera di intenti" fosse un contratto preliminare vincolante o un mero atto preparatorio. La Corte d'Appello ha ritenuto prescritto il diritto alla provvigione, stabilendo che la "lettera di intenti" era un contratto preliminare e che il termine di prescrizione iniziava da lì, non dal contratto definitivo. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che il diritto alla provvigione sorge con la conclusione dell'affare, che può essere anche un contratto preliminare se contiene tutti gli elementi essenziali e vincola le parti. Il ricorso del mediatore è stato rigettato, con condanna alle spese.
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Provvigione del Mediatore: Dovuta Anche se l’Affare Non si Conclude?
La Corte di Cassazione ha chiarito i termini per il diritto alla provvigione del mediatore. Un acquirente aveva contestato il pagamento della provvigione a un'agenzia immobiliare per l'acquisto di un'azienda. L'acquirente sosteneva che il contratto definitivo non si era concluso per cause a lui non imputabili, invocando una clausola penale. La Corte ha stabilito che il diritto del mediatore alla provvigione sorge quando le parti raggiungono un accordo preliminare vincolante, anche se il contratto definitivo non viene poi stipulato. La clausola penale invocata dall'acquirente era irrilevante, poiché si applicava solo in caso di rinuncia prima dell'accettazione della proposta. L'acquirente ha perso la causa e deve pagare la provvigione e le spese legali.
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Permuta di cosa futura: nullo il preliminare senza dati precisi
Un costruttore e un proprietario terriero avevano stipulato un preliminare di permuta. L'accordo prevedeva la cessione di un terreno in cambio del venticinque per cento degli edifici futuri da realizzare sul fondo. A seguito del rifiuto del proprietario di stipulare l'atto definitivo, il costruttore ha avviato l'azione per l'esecuzione forzata del contratto. La Corte d'Appello ha invece dichiarato nullo l'accordo originario per assoluta indeterminatezza dell'oggetto contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente tale decisione. I giudici hanno chiarito che la permuta di cosa futura richiede criteri oggettivi prefissati per individuare con esattezza gli immobili futuri. La semplice indicazione di una quota percentuale rende l'accordo nullo e non azionabile in giudizio. Il costruttore ha quindi perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Contratto preliminare immobiliare: proprietà anticipata vs. fallimento
Un promissario acquirente aveva stipulato un contratto preliminare immobiliare per un appartamento, pagando l'intero prezzo e ricevendo la consegna anticipata. Successivamente, la società venditrice falliva e la curatela decideva di vendere l'immobile all'asta. Il promissario acquirente si opponeva, sostenendo di essere già proprietario o di aver acquisito la proprietà per usucapione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Ha confermato che il contratto era preliminare, non definitivo, e che la consegna anticipata del bene non trasferisce la proprietà né configura il possesso utile per l'usucapione, ma solo una mera detenzione. La vendita all'asta da parte del fallimento è stata quindi ritenuta legittima.
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