LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Contratto Preliminare

Pagina 34 di 40

857 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Preliminare non firmato: la colpa è del venditore
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un contratto preliminare di vendita immobiliare è risolto per inadempimento dei promittenti venditori se non tutti i comproprietari lo hanno sottoscritto. Anche se la promissaria acquirente non ha rispettato il termine per il rogito, la mancata acquisizione del consenso di tutti i proprietari è una violazione più grave che giustifica la risoluzione del contratto e la condanna dei venditori a restituire il doppio della caparra. Questo caso evidenzia come un preliminare non firmato da tutti i contitolari renda i venditori inadempienti sin dall'inizio.
Continua »
Contratto preliminare immobile: nullità per oggetto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14568/2024, ha confermato la nullità di un contratto preliminare immobile per indeterminabilità dell'oggetto. Il caso riguardava l'acquisto di unità immobiliari in un edificio da costruire. La Corte ha stabilito che se il contratto rinvia a una planimetria per l'individuazione specifica dei beni, ma tale documento non è effettivamente allegato, il contratto è nullo. La volontà delle parti di affidare l'identificazione a un documento specifico impedisce di ricorrere ad altri elementi per determinare l'oggetto del contratto.
Continua »
Inadempimento contratto preliminare: opere abusive
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare per grave inadempimento del promissario acquirente. Quest'ultimo, dopo aver ottenuto la disponibilità del bene, aveva realizzato opere abusive che rendevano l'immobile non commerciabile. La Corte ha ritenuto legittima la decisione dei giudici di merito, che hanno addebitato la responsabilità dell'abuso al promissario acquirente, respingendo il suo ricorso e confermando l'inadempimento del contratto preliminare.
Continua »
Recesso per inadempimento: la gravità conta sempre
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce che il recesso per inadempimento in un contratto preliminare, anche in presenza di caparra, non è automatico. L'assenza di un venditore al rogito non basta: il giudice deve sempre valutare se l'inadempimento è di 'non scarsa importanza'. La Corte ha cassato la decisione precedente che aveva concesso il recesso senza questa fondamentale analisi, rinviando la causa per un nuovo esame che tenga conto della reale gravità della mancata presentazione.
Continua »
Esecuzione specifica contratto: modifiche e validità
Una società si rifiutava di concludere un contratto definitivo di permuta di terreni, adducendo lievi inadempimenti della controparte e differenze di superficie dei lotti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che concedeva l'esecuzione specifica del contratto, stabilendo che un successivo accordo scritto di frazionamento, accettato dalle parti, integra e modifica validamente il contratto preliminare, sanando le discrepanze. La sentenza ribadisce che per ottenere l'esecuzione specifica contratto non è necessaria un'offerta formale, ma è sufficiente la manifestazione della volontà di adempiere.
Continua »
Contratto preliminare: risoluzione per vincolo
La Corte di Cassazione stabilisce che un contratto preliminare di vendita immobiliare può essere risolto se, dopo la stipula, sorge un vincolo preordinato all'esproprio. Tale vincolo, alterando le qualità essenziali del bene e frustrando l'operazione economica voluta dalle parti, costituisce il venir meno della "presupposizione", ovvero di una condizione implicita fondamentale per il consenso, legittimando così la richiesta di scioglimento del contratto da parte del promissario acquirente.
Continua »
Onere della prova: no 2932 se il mutuo è incerto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12848/2024, ha rigettato il ricorso di una promissaria acquirente che richiedeva il trasferimento coattivo di un immobile. La decisione si fonda sulla mancata assoluzione dell'onere della prova da parte della ricorrente, la quale non ha fornito in giudizio gli elementi necessari a definire con certezza le modalità di pagamento del prezzo, in particolare i dettagli del mutuo ipotecario da accollarsi. L'incertezza su tali elementi impedisce al giudice di emettere la sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c.
Continua »
Prezzo massimo cessione: la clausola è inderogabile
La Corte di Cassazione ha confermato che il prezzo massimo di cessione per gli immobili in edilizia convenzionata è una norma imperativa. Qualsiasi clausola in un contratto preliminare che stabilisca un prezzo superiore è parzialmente nulla e viene automaticamente sostituita dal prezzo legale. Nel caso di specie, un costruttore è stato condannato a trasferire l'immobile al prezzo imposto dalla convenzione comunale e a restituire all'acquirente la somma versata in eccedenza, consolidando la tutela per gli acquirenti in questo settore.
Continua »
Danno da risoluzione: esclusi i profitti futuri
Una società agricola aveva promesso di vendere quote di produzione e i futuri diritti derivanti da una riforma UE. Al rifiuto di trasferire i nuovi "aiuti disaccoppiati", gli acquirenti hanno chiesto la risoluzione del contratto. La Cassazione ha confermato la risoluzione per grave inadempimento, ma ha corretto il calcolo del danno da risoluzione. Ha stabilito che il risarcimento non può includere i profitti che sarebbero maturati dopo la domanda giudiziale e deve corrispondere alla perdita netta dell'operazione, non al valore lordo della prestazione mancata.
Continua »
Prestazioni accessorie IVA: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9084/2024, ha affrontato un caso relativo alla corretta aliquota IVA da applicare alle opere di urbanizzazione realizzate da una società costruttrice. L'Agenzia delle entrate contestava l'applicazione di un'aliquota agevolata, sostenendo che tali opere costituissero prestazioni autonome. La Corte ha stabilito che, per definire delle prestazioni accessorie IVA, non basta un generico collegamento funzionale, ma è necessaria un'analisi concreta per verificare se le opere abbiano un'utilità autonoma rispetto alla prestazione principale (la costruzione immobiliare), con esclusivo riguardo alle parti del contratto. La Corte ha cassato la sentenza precedente che non aveva svolto questa analisi approfondita. Inoltre, ha chiarito che per gli acconti sulla 'prima casa', l'agevolazione IVA si applica se i requisiti sussistono al momento dell'atto definitivo, anche se non dichiarati nel preliminare.
Continua »
Prestazioni accessorie: guida alla corretta IVA
Una società di costruzioni e l'Agenzia delle Entrate erano in disputa sulla corretta aliquota IVA per gli acconti "prima casa", la deducibilità di un costo e l'IVA sulle opere di urbanizzazione. La Cassazione ha chiarito che per la "prima casa", l'atto definitivo è decisivo per l'IVA agevolata. Ha inoltre affermato che un costo è deducibile se inerente all'attività, anche se esistevano alternative. Infine, ha stabilito che servizi come le opere di urbanizzazione hanno una propria aliquota IVA e non sono sempre considerate prestazioni accessorie.
Continua »
Prestazioni accessorie e IVA: la Cassazione chiarisce
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento IVA. La Corte di Cassazione le ha dato ragione sul tema degli acconti per l'acquisto "prima casa", affermando che l'aliquota agevolata si applica anche se la dichiarazione dei requisiti avviene solo nel rogito finale. Riguardo alle opere di urbanizzazione, la Corte ha chiarito che per qualificarle come prestazioni accessorie è necessario valutare la loro indispensabilità e l'assenza di un'utilità autonoma per le parti del contratto, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Cessione del credito: limiti e poteri del cessionario
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del cessionario di un credito. In un caso relativo a un contratto preliminare di compravendita di quote societarie, la Corte ha stabilito che la cessione del credito alla restituzione della caparra non conferisce al cessionario la legittimazione a chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento. Tale azione rimane di competenza esclusiva del cedente, titolare della posizione contrattuale. La sentenza ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso del cessionario su questo punto, distinguendo nettamente tra cessione del credito e cessione del contratto.
Continua »
Truffa contrattuale: quando si consuma il reato?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore in un caso di truffa contrattuale, confermando che il reato si consuma alla firma del contratto preliminare (15/02/2014) e non al momento dei pagamenti successivi. Di conseguenza, la prescrizione era correttamente maturata.
Continua »
Esecuzione in forma specifica: rimedi per ipoteca
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8442/2024, ha stabilito che in un'azione di esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare, se il venditore non cancella le ipoteche sull'immobile, l'acquirente non è tenuto a pagare il prezzo residuo per un bene gravato. Il giudice può autorizzare l'acquirente a usare la somma dovuta per estinguere le ipoteche o sospendere il pagamento fino alla loro cancellazione, riequilibrando così le prestazioni contrattuali.
Continua »
Preliminare inadempimento: possesso non salva da risoluzione
Un promissario acquirente, immesso nel possesso di un immobile per quasi vent'anni in base a un contratto preliminare, non paga il prezzo. La Corte di Cassazione conferma la risoluzione per grave preliminare inadempimento, stabilendo che il consenso al possesso anticipato non elimina l'obbligo di saldare il prezzo. L'acquirente deve restituire l'immobile e versare un'indennità per il godimento del bene.
Continua »
Contratto preliminare: oggetto e vendita a corpo
Una società stipula un contratto preliminare con una Pubblica Amministrazione per un vasto compendio immobiliare. L'amministrazione si rifiuta di procedere al rogito, eccependo un eccesso di potere del proprio mandatario e l'indeterminatezza dell'oggetto per discrepanze sulla superficie. La Corte di Cassazione conferma la validità del contratto, accordando l'esecuzione in forma specifica. Viene stabilito che nella vendita 'a corpo', le misure esatte sono secondarie se l'immobile è altrimenti identificabile, e che comunicazioni interne della P.A. non sono idonee a limitare un mandato formalmente conferito.
Continua »
Condizione risolutiva: contratto nullo se non si avvera
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare a causa del mancato avveramento di una condizione risolutiva. Il caso riguardava un accordo la cui efficacia era subordinata all'approvazione di un piano di lottizzazione entro un termine definito. Trascorsi quasi dieci anni senza che la condizione si verificasse, la società acquirente ha esercitato il suo diritto di recesso. La Suprema Corte ha stabilito che la clausola configurava una vera e propria condizione risolutiva, il cui mancato avveramento ha determinato la fine del vincolo contrattuale, senza che potesse essere addebitata alcuna colpa alla parte acquirente, poiché l'approvazione del piano dipendeva dall'ente comunale e non dalla sua volontà.
Continua »
Detenzione qualificata: perché il preliminare non basta
Un promissario acquirente, immesso nel godimento di un immobile a seguito di un contratto preliminare, ha agito in giudizio per ottenerne la proprietà per usucapione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la consegna anticipata del bene genera una mera detenzione qualificata e non un possesso utile ai fini dell'usucapione, a meno che non sia dimostrato un atto di interversione del possesso.
Continua »
Termine essenziale e clausola penale nel preliminare
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un promittente acquirente condannato al pagamento di una penale per non aver rispettato il termine essenziale per la stipula del definitivo. La Corte ha ribadito che la valutazione sull'essenzialità del termine e sull'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
Continua »