Una lavoratrice ha impugnato un contratto a termine, sostenendo un suo uso abusivo a causa di proroghe e della successione di più lavoratori sullo stesso posto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5332/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che un singolo contratto a termine, legittimamente prorogato entro i 12 mesi, non costituisce una "successione di contratti" vietata dalla normativa UE. Inoltre, la doglianza sulla presunta frode alla legge è stata ritenuta troppo generica, in quanto non supportata da elementi di fatto specifici.
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