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Contratto A Tempo Indeterminato

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un contratto di lavoro senza una scadenza prefissata, che offre maggiore stabilità al lavoratore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Anzianità di Servizio: Accordo di Conciliazione non Blocca il Riconoscimento
Un Lavoratore, dopo una serie di contratti a termine, ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Egli aveva precedentemente firmato un accordo di conciliazione, rinunciando a pretese sui contratti a termine. Successivamente, ha chiesto il riconoscimento anzianità di servizio maturata con i contratti precedenti. La Corte d'Appello ha confermato che l'accordo non precludeva questo diritto, poiché l'anzianità per il nuovo contratto indeterminato era una pretesa futura. La Cassazione ha ribadito che il principio di non discriminazione impone di considerare l'anzianità pregressa, respingendo il ricorso dell'Azienda.
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Riconoscimento Anzianità Servizio: La Cassazione tutela i lavoratori stabilizzati
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di tre lavoratori assunti inizialmente con contratti a termine da un ente di ricerca pubblico, poi stabilizzati con contratti a tempo indeterminato. L'ente non aveva riconosciuto pienamente la loro pregressa anzianità di servizio, causando un danno economico e di carriera. La Corte ha ribadito che il *riconoscimento anzianità servizio* è dovuto ai lavoratori stabilizzati se le mansioni svolte erano identiche, anche se la procedura di assunzione era diversa. La sentenza ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando il diritto dei lavoratori al pieno riconoscimento dell'anzianità pregressa e alle relative differenze retributive, in linea con il principio di non discriminazione.
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Promozione automatica mansioni superiori: la Cassazione nega la continuità
Un Lavoratore ha chiesto il riconoscimento della qualifica superiore e le relative differenze retributive all'Azienda, sostenendo di aver svolto mansioni più elevate. La sua pretesa si basava su periodi di lavoro sia a tempo determinato che indeterminato. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, affermando che i due rapporti di lavoro erano distinti e non continui, impedendo la "Promozione automatica mansioni superiori". Inoltre, alcune richieste erano prescritte e il periodo di mansioni superiori non era sufficiente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Lavoratore. Ha ribadito che per la promozione automatica è necessaria la continuità e la sistematicità delle mansioni, non riscontrabili nel caso specifico a causa dell'intervallo tra i contratti e la loro diversa natura.
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Contratto a termine illegittimo: Cassazione tutela il lavoratore
Una Lavoratrice ha impugnato una serie di contratti a termine, chiedendo la conversione in rapporto a tempo indeterminato e un'indennità. Il Tribunale ha dichiarato la decadenza per i primi contratti, mentre la Corte d'Appello ha riconosciuto l'illegittimità dell'ultimo contratto per superamento del limite dei 36 mesi. L'Azienda ha presentato ricorso principale, contestando il calcolo dei 36 mesi. La Lavoratrice ha proposto ricorso incidentale, sostenendo che la sua richiesta di conciliazione aveva sospeso i termini di decadenza. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale dell'Azienda e accolto quello incidentale della Lavoratrice, riconoscendo che la richiesta di conciliazione sospende i termini per impugnare il contratto a termine illegittimo. La sentenza è stata cassata e rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Trasformazione Contratto Lavoro Somministrato: No all’Assunzione Obbligatoria
Il Lavoratore ha chiesto la trasformazione del contratto di lavoro somministrato a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato con l'Azienda, basandosi su un Accordo Quadro e sul superamento dei limiti temporali. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, ritenendo che l'Accordo Quadro non imponesse un obbligo di assunzione e che la domanda fosse stata modificata in modo inammissibile (mutatio libelli). La Suprema Corte ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Lavoratore e ribadendo che la modifica della domanda in appello era sostanziale e non consentita. Ha inoltre dichiarato inammissibile un motivo di ricorso per essere stato sollevato per la prima volta in Cassazione.
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Contratto a Termine Prolungato: La Conversione a Tempo Indeterminato
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione contratto a tempo indeterminato per un lavoratore inizialmente assunto con un contratto a termine. L'Azienda aveva mantenuto il lavoratore oltre la scadenza del contratto, superando i limiti legali per la proroga. Nonostante il lavoratore avesse svolto anche attività di consulenza esterna per un'altra azienda, la Corte ha ritenuto irrilevante tale circostanza ai fini della prosecuzione del rapporto con l'Azienda principale. Il datore di lavoro è stato condannato a reintegrare il lavoratore e a pagare un'indennità risarcitoria di sei mensilità.
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Anzianità Preruolo: Concorso Non Esclude Riconoscimento Servizio
Un lavoratore del settore pubblico, assunto a tempo indeterminato tramite concorso, ha chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata con precedenti contratti a termine per le stesse mansioni. La Corte d'Appello aveva negato questo riconoscimento, sostenendo che l'assunzione tramite concorso giustificasse la mancata valorizzazione del periodo preruolo. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. Ha stabilito che il riconoscimento dell'anzianità preruolo non può essere escluso solo perché l'assunzione è avvenuta tramite concorso, ribadendo il principio di non discriminazione e la necessità di valutare la coerenza delle attività svolte. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova decisione.
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Contratto a Tempo Determinato Pubblico: No Conversione, Sì Danni?
Un Lavoratore, assunto con una serie di contratti a tempo determinato dall'Ente Regionale, ha chiesto la conversione del suo rapporto in un contratto a tempo indeterminato, il risarcimento per dequalificazione professionale e i danni per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Corte d'Appello ha respinto le sue richieste, confermando che nel pubblico impiego la conversione automatica non è possibile, anche in caso di contratti a tempo determinato illegittimamente reiterati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, ribadendo il principio secondo cui l'articolo 36 del D.Lgs. n. 165/2001 impedisce la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, anche se i contratti a termine sono stati usati in modo improprio.
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Clausola sociale cambio appalto: assunzione stabile obbligatoria
Quattro lavoratrici impiegate nei servizi di pulizia hanno contestato l'assunzione a termine imposta dalla società committente. L'azienda aveva reinternalizzato il servizio dopo aver revocato il subappalto, rifiutando di mantenere i preesistenti contratti a tempo indeterminato. Le dipendenti hanno fatto valere la clausola sociale cambio appalto prevista dal CCNL Multiservizi, chiedendo la riammissione stabile e le differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, sancendo che l'obbligo di riassunzione a tempo indeterminato scatta anche in caso di gestione diretta dell'attività, purché il servizio prosegua senza modifiche sostanziali. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Contratto di lavoro stagionale: la firma tardiva costa 44mila euro
Una lavoratrice ha svolto mansioni di fatto come tuttofare in un agriturismo prima della formalizzazione del rapporto, avvenuta solo successivamente con un contratto di lavoro stagionale a tempo determinato e part-time. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato che, a causa dell'inizio del lavoro in nero e senza un termine scritto fin dal principio, il rapporto doveva considerarsi a tempo indeterminato sin dall'origine. Di conseguenza, hanno condannato l'ex datrice di lavoro a pagare oltre 44.000 euro per differenze retributive e straordinari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della datrice di lavoro, confermando la decisione precedente e condannandola al pagamento delle spese processuali.
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