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Contraffazione Di Marchi

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32 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contraffazione di marchi: 15 borse false costano la condanna
Il caso riguarda Il Venditore, condannato per il reato di contraffazione di marchi per aver detenuto quindici borse con marchio contraffatto. Il Venditore ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il danno per la multinazionale titolare del marchio fosse irrilevante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione del danno non si limita al valore intrinseco della merce, ma riguarda il pregiudizio economico complessivo subito dal marchio e la tutela della fede pubblica. Di conseguenza, la condanna a due mesi di reclusione e seicento euro di multa è stata confermata, con l'aggiunta della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Contraffazione di marchi: quando il falso non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per ricettazione e introduzione nello Stato di prodotti falsi. La difesa contestava la decisione dei giudici di merito, sostenendo che la falsificazione fosse evidente. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato che la contraffazione di marchi non era grossolana, in quanto i prodotti erano idonei a trarre in inganno i consumatori. I motivi di ricorso sono stati ritenuti troppo generici e ripetitivi rispetto a quanto già discusso nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Contraffazione di Marchi: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'Imputata per il reato di contraffazione di marchi e ricettazione. L'Imputata aveva venduto prodotti con segni falsi, ingannando la fede pubblica e non fornendo prove sulla provenienza lecita. Il ricorso dell'Imputata è stato dichiarato inammissibile, poiché i motivi presentati miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione, o erano mere reiterazioni di argomenti già respinti. La sentenza ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. L'Imputata dovrà pagare le spese processuali e risarcire la parte civile.
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Contraffazione di marchi: il caso degli anagrammi
Il Tribunale di Milano ha rigettato una domanda di contraffazione di marchi e concorrenza sleale promossa da un'azienda di prodotti per capelli contro una concorrente. Il caso riguardava la somiglianza tra segni distintivi che l'attrice considerava anagrammi. La corte ha stabilito che non sussiste rischio di confusione se l'impressione generale visiva, fonetica e concettuale dei segni è differente.
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Contraffazione di marchi: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per i reati di contraffazione di marchi e ricettazione. Il caso riguardava la vendita di fasce recanti l'immagine di un noto cantautore e loghi contraffatti. La difesa sosteneva l'avvenuta prescrizione dei reati e contestava la natura ingannatoria dei prodotti. Gli Ermellini hanno chiarito che la prescrizione non era maturata a causa della sospensione prevista dalla Riforma Orlando e che l'attenuante della ricettazione di lieve entità non incide sul calcolo dei tempi di estinzione. È stata confermata la responsabilità penale poiché i marchi erano idonei a trarre in inganno un consumatore di comune avvedutezza, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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Contraffazione di marchi: tra falso d’autore e condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un commerciante accusato di contraffazione di marchi e ricettazione. L'imputato deteneva numerosi capi di abbigliamento con loghi falsificati destinati alla vendita. La difesa sosteneva che la mancata acquisizione di alcuni timbri costituisse una violazione del diritto alla prova e che il falso fosse talmente evidente da non costituire reato. Gli Ermellini hanno rigettato il ricorso, chiarendo che la perizia non era necessaria a fronte di accertamenti tecnici già svolti da esperti delle aziende titolari dei marchi. Inoltre, l'elevato numero di prodotti e la continuità della condotta escludono il falso grossolano e confermano la consapevolezza dell'origine illecita della merce, rendendo legittima la condanna anche per ricettazione.
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Contraffazione di marchi: inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di contraffazione di marchi e ricettazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quanto già discusso in appello, senza una critica specifica alla decisione impugnata. La Corte ha inoltre ribadito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di secondo grado.
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Contraffazione di marchi: prova della consapevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di contraffazione di marchi a carico di un soggetto sorpreso a vendere prodotti con segni distintivi falsi. Il ricorrente aveva contestato l'utilizzo di alcune dichiarazioni rese alla polizia, ma i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile. La prova della colpevolezza e della piena consapevolezza della falsità dei beni è stata infatti solidamente ricostruita attraverso elementi oggettivi: l'utilizzo di canali di vendita non ufficiali, la mancanza di certificazioni di provenienza e l'impiego di confezioni ingannevoli studiate appositamente per simulare l'originalità dei prodotti.
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Contraffazione di marchi: guida al sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un ingente carico di giocattoli importati dalla Cina, ravvisando il reato di contraffazione di marchi. Il ricorrente, legale rappresentante di una società di importazione, contestava la validità delle perizie tecniche e l'originalità dei segni distintivi. La Suprema Corte ha stabilito che le valutazioni dei consulenti tecnici delle aziende titolari dei diritti sono idonee a fondare il fumus commissi delicti, specialmente quando i prodotti sono atti a generare confusione nel consumatore medio circa l'origine e l'autenticità dei beni.
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Contraffazione di marchi: guida al sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo e la perquisizione a carico di un indagato accusato di associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione di marchi di alta moda. La difesa sosteneva che i beni sequestrati fossero 'overruns' (prodotti originali non autorizzati) e non falsi, contestando l'assenza di prove dirette sulla contraffazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame, basata su intercettazioni telefoniche inequivocabili e appostamenti della polizia giudiziaria che documentavano lo scarico di merce sospetta. La sentenza ribadisce che, in sede di legittimità, il controllo sulle misure cautelari reali è limitato alla verifica della tenuta logica della motivazione.
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Contraffazione di marchi: la tutela della fede pubblica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di contraffazione di marchi, rigettando il ricorso di un imputato che sosteneva l'inconfigurabilità del reato per mancanza di inganno verso gli acquirenti. La Suprema Corte ha ribadito che la fattispecie prevista dall'art. 474 c.p. è un reato di pericolo che tutela la fede pubblica, rendendo irrilevante se il compratore sia consapevole o meno della falsità del prodotto. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo sufficiente la motivazione basata su elementi negativi prevalenti.
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Contraffazione di marchi: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per contraffazione di marchi, vendita di prodotti con segni mendaci e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. La Corte ha confermato la responsabilità penale per aver continuato a utilizzare un noto marchio di moda dopo la revoca della licenza e per aver eluso un ordine giudiziario trasferendo 'nomi a dominio' a una società terza. La sentenza sottolinea che la contraffazione di marchi sussiste anche se i prodotti sono di buona qualità, poiché il reato tutela la fiducia del pubblico sull'origine del bene.
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