La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 834/2026, ha respinto il ricorso di un imputato condannato per una serie di truffe online. L'imputato chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati, sostenendo che le truffe facessero parte di un unico disegno criminoso. La Corte ha stabilito che la serialità dei crimini, commessi in un lungo arco temporale e con modalità diverse, non configura un'unica programmazione, ma piuttosto uno 'stile di vita' criminale, escludendo così l'applicazione del più favorevole istituto della continuazione.
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