LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Contiguità Compiacente

22 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una condizione di vicinanza o disponibilità verso esponenti di un'associazione mafiosa che, pur non integrando una partecipazione attiva, esprime un'accettazione del potere criminale sul territorio, senza però tradursi in un contributo effettivo alla vita del sodalizio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Uomo di fiducia del boss: non è amicizia, è partecipazione mafiosa
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un individuo accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. L'indagato sosteneva di essere solo un amico del boss del clan e di aver fornito un aiuto sporadico, configurando una semplice 'contiguità compiacente'. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che le prove, basate su dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni, dimostrassero un ruolo stabile e consapevole all'interno dell'organizzazione. La sentenza stabilisce un chiaro confine tra la vicinanza esterna e la piena partecipazione ad associazione mafiosa, sottolineando che l'essere 'uomo di fiducia' del capo implica un'adesione strutturale al clan, non un semplice rapporto personale.
Continua »
Autista del boss: non basta per l’accusa di associazione mafiosa
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di custodia in carcere per un uomo accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. L'uomo era l'autista e persona di fiducia di un noto esponente mafioso. Secondo la Corte, il Tribunale del Riesame non ha spiegato in modo sufficiente perché il ruolo dell'indagato andasse oltre la semplice assistenza personale al suo capo. Mancava la prova di un contributo stabile e consapevole al rafforzamento dell'intera organizzazione criminale. La sola vicinanza a un boss, anche se profonda, non basta per configurare il reato di partecipazione ad associazione mafiosa. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione più approfondita.
Continua »
Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione decide
Un individuo ricorre contro la sua custodia cautelare per partecipazione associazione mafiosa, sostenendo che i suoi legami siano solo di prossimità familiare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la prova di ruoli attivi, come la partecipazione a summit, dimostra un coinvolgimento effettivo e non una mera contiguità. La sentenza sottolinea i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare i fatti ma solo la logicità e legalità della motivazione del provvedimento impugnato.
Continua »
Partecipazione mafiosa: quando la disponibilità basta?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che aveva revocato la custodia cautelare per un individuo accusato di partecipazione mafiosa. Il tribunale del riesame aveva erroneamente qualificato la sua condotta come mera 'contiguità', svalutando plurimi indizi. La Suprema Corte ha ribadito la necessità di una valutazione unitaria delle prove, affermando che una stabile 'messa a disposizione' con un ruolo funzionale per il clan integra il reato di partecipazione mafiosa.
Continua »
Associazione di tipo mafioso e misure cautelari
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre indagati contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di estorsione e partecipazione a un'associazione di tipo mafioso. La sentenza chiarisce che la partecipazione al sodalizio criminale si desume dalla commissione dei cosiddetti "reati-fine", come l'estorsione, e da un contributo attivo che va oltre il mero legame familiare o la semplice conoscenza delle attività illecite, confermando la validità delle misure applicate.
Continua »
Partecipazione mafiosa: vicinanza o contributo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per partecipazione mafiosa, confermando la misura cautelare. La sentenza ribadisce che la mera vicinanza a esponenti di clan non basta a configurare il reato, ma occorre un contributo concreto e stabile. In questo caso, il ruolo di intermediario e la piena disponibilità verso il sodalizio sono stati ritenuti indicatori di un'effettiva partecipazione.
Continua »
Partecipazione mafiosa: i requisiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un imprenditore accusato di partecipazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. La Corte ha ritenuto la motivazione del provvedimento carente e congetturale, specificando che la mera vicinanza a esponenti di un clan non è sufficiente a provare la partecipazione all'associazione, essendo necessario dimostrare un contributo concreto e funzionale al rafforzamento del sodalizio.
Continua »
Associazione mafiosa: il ruolo attivo del partecipe
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un indagato accusato di partecipazione ad un'associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi basati su intercettazioni che dimostravano un ruolo attivo e consapevole nell'organizzazione, respingendo la tesi difensiva di un mero ruolo di messaggero per il padre.
Continua »
Partecipazione associativa: la condotta che la integra
La Corte di Cassazione conferma un'ordinanza di custodia cautelare, chiarendo i criteri per la configurazione della partecipazione associativa di stampo mafioso. La sentenza distingue la mera vicinanza a un gruppo criminale da un contributo attivo e concreto, sottolineando che elementi come la condivisione di informazioni riservate, un ruolo attivo nella gestione di affari e controversie, e una precedente condanna specifica, costituiscono un grave quadro indiziario sufficiente a giustificare la misura.
Continua »
Partecipazione mafiosa: i gravi indizi di colpevolezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo accusato di partecipazione ad associazione mafiosa, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che una serie coordinata di condotte - come la custodia di denaro, la fornitura di informazioni per estorsioni, il procacciamento di armi e il sostegno ai detenuti - costituisce un grave quadro indiziario di stabile 'messa a disposizione' dell'associazione, superando la mera contiguità compiacente o il semplice favoreggiamento personale verso un singolo boss.
Continua »
Partecipazione mafiosa: quando la vicinanza è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per partecipazione mafiosa, confermando la misura cautelare. La Corte ha stabilito che i numerosi indizi, valutati globalmente, dimostrano un'integrazione stabile nel sodalizio criminale, superando la mera 'contiguità compiacente'.
Continua »
Partecipazione mafiosa: quando la vicinanza è reato
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare per un individuo accusato di partecipazione mafiosa e associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce la distinzione tra la 'contiguità compiacente', non punibile, e la partecipazione attiva, che si concretizza quando un soggetto si mette a disposizione dell'organizzazione criminale con condotte concrete e funzionali al suo rafforzamento, come partecipare a colloqui in carcere con i boss o collaborare alla 'bonifica' di auto da microspie.
Continua »
Assistenza agli associati: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per assistenza agli associati. La sentenza chiarisce che un supporto stabile e frequente, come offrire passaggi, costituisce reato e non mera contiguità. Si precisa inoltre che l'imputato arrestato, se a conoscenza dell'udienza, deve chiedere espressamente di parteciparvi.
Continua »
Partecipazione mafiosa: i gravi indizi di colpevolezza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato la custodia cautelare per un individuo accusato di partecipazione mafiosa. La Suprema Corte ha stabilito che la partecipazione a riunioni strategiche con esponenti di vertice del clan, anche se osservata per un breve periodo, costituisce un grave indizio di colpevolezza che il giudice del rinvio dovrà riconsiderare, distinguendo tale condotta dalla mera 'contiguità compiacente'.
Continua »
Partecipazione mafiosa: quando la fiducia è prova
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva escluso la gravità indiziaria per il reato di partecipazione mafiosa. Secondo la Suprema Corte, un breve periodo di osservazione delle condotte non è sufficiente a escludere la stabilità del vincolo associativo se altri elementi, come la profonda fiducia mostrata da un capo e la condivisione di informazioni riservate, dimostrano una piena e continuativa disponibilità dell'indagato a favore del sodalizio criminale. La valutazione probatoria deve essere globale e non frammentata.
Continua »
Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione, in un complesso caso di criminalità organizzata con ramificazioni internazionali, annulla parzialmente con rinvio una sentenza della Corte d'Appello. La decisione chiarisce i rigorosi criteri probatori per la partecipazione associazione mafiosa, distinguendola dalla mera vicinanza al clan, e definisce i poteri del giudice del rinvio, che non può ripetere gli errori motivazionali già censurati. La Corte ha ribadito che è necessario un contributo effettivo e concreto alla vita del sodalizio criminoso.
Continua »
Partecipazione associazione mafiosa: quando si è parte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45579/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che fornire un contributo attivo e continuativo al clan, come veicolare messaggi e direttive per i capi detenuti, integra il reato di partecipazione e non una mera 'contiguità compiacente', anche se giustificata da legami familiari.
Continua »
Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da quattro imputati contro una condanna per reati gravi, tra cui l'associazione mafiosa. I ricorsi sono stati ritenuti generici e volti a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, ribadendo la differenza tra partecipazione attiva e mera contiguità al sodalizio criminale.
Continua »
Partecipazione mafiosa: vicinanza non è prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo che per configurare il reato di partecipazione mafiosa non è sufficiente la mera "vicinanza" a un esponente di spicco del clan. È necessario dimostrare un'integrazione stabile e organica nell'associazione e che le attività illecite abbiano concretamente contribuito a rafforzare l'intero sodalizio, non solo un singolo membro. La Corte ha invece ritenuto sussistenti gli indizi per il reato di trasferimento fraudolento di valori.
Continua »
Partecipazione associazione mafiosa: il ruolo del coniuge
Una donna, coniuge di un capo clan, era stata condannata per partecipazione ad associazione mafiosa sulla base di intercettazioni. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna con rinvio. Pur validando la retroattività di una nuova norma sulle intercettazioni, la Corte ha ritenuto le prove insufficienti a dimostrare una reale partecipazione all'associazione mafiosa. La sentenza distingue nettamente tra la lealtà familiare e un contributo attivo e consapevole alla vita del clan, fissando un principio cruciale sulla valutazione della prova in contesti di criminalità organizzata.
Continua »