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24 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Buona fede dell’importatore: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha cassato la decisione di una corte di merito, chiarendo i criteri per la valutazione della buona fede dell'importatore in materia doganale. Il caso riguardava il recupero a posteriori di dazi su merci importate con certificati di origine poi rivelatisi non veritieri. La Suprema Corte ha ribadito che il semplice rilascio del certificato da parte delle autorità estere non è sufficiente a esonerare l'importatore, sul quale grava un preciso onere di diligenza per verificare la correttezza delle dichiarazioni. È stato inoltre precisato che una sentenza penale di non luogo a procedere non ha efficacia vincolante nel processo tributario.
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Dazi Antidumping e buona fede: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che, in materia di dazi antidumping, i rapporti OLAF hanno piena valenza probatoria. Spetta all'importatore, e non all'Agenzia delle Dogane, dimostrare la propria buona fede e la sussistenza di un errore scusabile delle autorità estere per evitare il pagamento dei dazi evasi. La semplice presentazione di certificati d'origine, poi rivelatisi falsi, non è sufficiente a provare la buona fede dell'operatore.
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Rapporto OLAF: piena prova per i dazi doganali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7848/2024, ha confermato la piena valenza probatoria del rapporto OLAF in un caso di recupero di dazi doganali. Una società importatrice aveva beneficiato di dazi ridotti dichiarando un'origine errata per le merci. A seguito di un'indagine OLAF, l'Agenzia delle Dogane ha recuperato le maggiori imposte. La Corte ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che le risultanze OLAF costituiscono piena prova fino a prova contraria, che deve essere fornita dal contribuente. È stato inoltre chiarito che la buona fede dell'importatore non è sufficiente per l'esenzione dal pagamento, essendo necessario dimostrare un errore attivo e non rilevabile da parte dell'autorità doganale.
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Dazi antidumping: quando la buona fede non basta
Una società importatrice ha contestato il recupero di dazi antidumping non versati per merci la cui origine era stata falsamente dichiarata come malese anziché cinese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la presunta buona fede dell'importatore non è sufficiente a esonerarlo dal pagamento. La Corte ha chiarito che non sussiste un 'errore dell'autorità doganale', poiché sull'importatore grava l'onere di verificare con diligenza professionale l'origine della merce. L'abrogazione successiva dei dazi non ha effetto retroattivo per il rimborso.
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