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Consulenza Tecnica D'Ufficio (Ctu)

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536 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Onere della prova pagamento: chi deve dimostrarlo?
Un'impresa edile ha citato in giudizio una società committente per il mancato pagamento di fatture risalenti a oltre dieci anni prima. La società si è difesa sostenendo di aver saldato ogni debito, producendo documentazione contabile e bancaria. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la domanda dell'impresa, basandosi anche su una consulenza tecnica che confermava l'avvenuto pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo un principio fondamentale sull'onere della prova pagamento: una volta che il debitore dimostra di aver versato somme sufficienti, spetta al creditore provare che tali pagamenti erano destinati a saldare altri debiti. In assenza di tale prova, il debito si considera estinto.
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Onere della prova amministratore: chi prova le spese?
Un ex amministratore di condominio è stato citato in giudizio per la restituzione di somme non giustificate. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova amministratore per le spese effettuate spetta a lui stesso, in qualità di mandatario. La produzione tardiva di documenti durante la consulenza tecnica non invalida la decisione se il giudice li esclude correttamente dal calcolo finale, basandosi solo su prove ritualmente acquisite e conosciute dalle parti.
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Valutazione quote societarie: la Cassazione decide
In una causa di successione per lesione della quota di legittima, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva rigettato la domanda di un figlio. L'ordinanza critica la Corte d'Appello per non aver ammesso nuove prove, per aver ritenuto tardive le contestazioni alla consulenza tecnica e per una superficiale valutazione quote societarie, il cui valore era stato considerato azzerato dalla presenza di ipoteche. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo esame, sottolineando la necessità di una valutazione concreta e non astratta dei beni ereditari.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il difetto?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda agricola che contestava una fornitura di sementi, ritenendole non conformi a quanto pattuito. La Corte ribadisce un principio cardine: l'onere della prova del difetto del prodotto grava sull'acquirente. Tentare di ottenere in Cassazione una nuova valutazione dei fatti, già accertati nei gradi di merito anche tramite consulenza tecnica, costituisce un motivo di inammissibilità. L'azienda ricorrente è stata condannata anche per lite temeraria.
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Ricorso in Cassazione: limiti al riesame dei fatti
Una proprietaria ha impugnato in Cassazione la sentenza d'appello che negava il suo diritto al risarcimento per danni e sconfinamento derivanti da una costruzione vicina. Il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile perché i motivi sollevati non denunciavano errori di diritto, ma miravano a ottenere un nuovo esame del merito e della valutazione delle prove, attività preclusa alla Suprema Corte.
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Consulenza Tecnica d’Ufficio: no se immotivata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni correntisti contro un istituto di credito. La controversia verteva sul diniego, da parte della Corte d'Appello, di disporre una Consulenza Tecnica d'Ufficio per accertare presunte irregolarità nei rapporti bancari. La Suprema Corte ha ribadito che la nomina di un CTU rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e la sua decisione è difficilmente sindacabile in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia del tutto assente o meramente apparente.
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Distanze legali: quando prevale il regolamento locale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società alberghiera che aveva edificato una struttura senza rispettare le distanze legali dal condominio confinante. L'ordinanza sottolinea che, in materia di distanze tra costruzioni, i regolamenti urbanistici locali possono prevalere sulla normativa regionale. È stata inoltre ribadita la rigidità dei requisiti di ammissibilità del ricorso per cassazione, soprattutto in presenza di una doppia pronuncia conforme nei gradi di merito.
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Nesso causale caduta: la prova spetta al danneggiato
Una cittadina, caduta a causa di una buca sul marciapiede, dopo una prima vittoria si è vista negare il risarcimento in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che, anche in presenza di un'insidia, il risarcimento è escluso se non viene fornita una prova rigorosa del nesso causale caduta tra la buca e l'evento dannoso. La valutazione delle prove da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità.
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Mobbing lavorativo: quando le condotte non bastano
Un dipendente bancario ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro a seguito di una fusione aziendale, lamentando un errato inquadramento, il mancato rimborso di spese e condotte di mobbing. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per configurare il mobbing lavorativo è indispensabile che il lavoratore fornisca la prova di un preciso intento persecutorio che unifichi le diverse azioni datoriali. Le singole condotte, anche se negative, non sono sufficienti se non inserite in un disegno vessatorio complessivo.
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Classamento catastale: i poteri del giudice tributario
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una controversia sul classamento catastale, il giudice tributario ha il potere di modificare la categoria di un immobile, assegnandone una diversa sia da quella pretesa dall'Agenzia delle Entrate sia da quella richiesta dal contribuente. La sentenza chiarisce che il processo tributario non si limita all'annullamento dell'atto, ma è un giudizio di merito volto a determinare la corretta pretesa impositiva. Di conseguenza, la rideterminazione della categoria catastale rientra pienamente nei poteri del giudice, rappresentando un parziale accoglimento della domanda del contribuente.
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Pensione anticipata invalidità: la guida completa
Il Tribunale di Torino riconosce il diritto alla pensione anticipata per invalidità a una lavoratrice con invalidità dell'81%. La sentenza chiarisce che il requisito sanitario (invalidità > 80%) si basa sulla capacità lavorativa generica, non specifica, confermando anche l'applicabilità della cosiddetta 'finestra mobile' per la decorrenza del trattamento.
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Danni da infiltrazioni: il Tribunale ordina i lavori
Un provvedimento del Tribunale di Napoli ha accolto il ricorso di alcuni proprietari per gravi danni da infiltrazioni provenienti da un immobile sovrastante e dal lastrico solare. La corte ha ordinato alla condomina, proprietaria dell'unità superiore, e al condominio, quale custode del lastrico solare, di eseguire i lavori necessari, stabilendo una ripartizione delle responsabilità (75% condomina, 25% condominio) e fissando una penale giornaliera in caso di ritardo nell'avvio degli interventi. Le motivazioni si basano sulle risultanze della Consulenza Tecnica d'Ufficio che ha accertato la persistenza dei danni e l'origine dagli interventi non completati sull'immobile sovrastante e dallo stato di manutenzione del lastrico.
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Errore chirurgico: prova per presunzioni e risarcimento
Un paziente, a seguito di un incidente, subiva un errore chirurgico durante la rimozione dei mezzi di sintesi, con un frammento di vite lasciato nella gamba. Dopo un iniziale rigetto della domanda per mancanza di prova diretta, la Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che la responsabilità medica può essere provata anche per presunzioni basate sulla documentazione clinica. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, ha quindi riconosciuto l'errore chirurgico, condannando la struttura sanitaria al risarcimento del solo danno temporaneo (prolungamento della malattia e danno morale), escludendo il danno permanente in quanto conseguenza dell'incidente originario.
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Vizi del posto auto: a chi spetta il risarcimento?
Una proprietaria cita in giudizio il condominio per la presenza di due manufatti che ostacolano il suo posto auto, sostenendo che siano stati installati dopo l'acquisto. Il Tribunale rigetta la domanda basandosi su una CTU che, tramite immagini satellitari, dimostra che i manufatti erano preesistenti alla compravendita. La sentenza chiarisce che l'azione corretta per vizi del posto auto andava intentata contro la società venditrice e non contro il condominio.
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Riserve appalto pubblico: quando è valido il reclamo?
Una società di costruzioni ha citato in giudizio una stazione appaltante per il mancato pagamento di somme iscritte come riserve appalto pubblico per maggiori oneri e detrazioni illegittime. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, riconoscendo solo la parte della pretesa supportata da prove documentali e dalla consulenza tecnica. La sentenza sottolinea che, oltre alla tempestività, per il successo delle riserve è fondamentale l'onere della prova a carico dell'impresa.
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Rendita per malattia professionale: accolta al 21%
Un operatore ecologico ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere il riconoscimento di una rendita per malattia professionale superiore a quella inizialmente liquidata (18%). L'ente non contestava l'origine professionale delle patologie ma solo la percentuale di invalidità. Il Tribunale, avvalendosi di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), ha accertato un'invalidità permanente del 21%. Di conseguenza, ha condannato l'ente al pagamento della rendita per malattia professionale, poiché la percentuale supera la soglia legale del 16% per tale prestazione.
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