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Consulenza Antropometrica

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una perizia tecnica che analizza e confronta le caratteristiche fisiche e le misure del corpo di una persona (es. altezza, corporatura) con quelle visibili in immagini o video.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rapina: Inammissibilità ricorso penale conferma condanna
La Corte d'Appello di Bologna ha confermato la condanna di un imputato per rapina. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il ricorso era inammissibile perché riproponeva argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti, senza confrontarsi adeguatamente con le motivazioni della sentenza impugnata. La condanna si basava su prove solide: l'identificazione fotografica da parte di tre testimoni, il ritrovamento di un giubbotto identico a quello del rapinatore e una consulenza antropometrica positiva. L'inammissibilità ricorso penale ha comportato la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali.
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Identificazione dell’imputato: fuga e indizi confermano la rapina
La vicenda trae origine da una condanna per rapina a carico di un soggetto ritenuto responsabile grazie a precisi elementi indiziari. L'accusa ha fondato la colpevolezza su una consulenza tecnica antropometrica, sulla fuga dell'indagato durante un controllo di polizia e sull'utilizzo di un veicolo con targa maldestramente camuffata. La difesa ha proposto ricorso per cassazione contestando la tenuta logica delle prove raccolte. La Suprema Corte ha confermato la validità del percorso decisorio di secondo grado, ritenendo ineccepibile la complessiva identificazione dell'imputato. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile poiché ha richiesto una rivalutazione del merito preclusa in sede di legittimità, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Revisione della sentenza: quando le nuove prove non bastano
Il Condannato propone ricorso per Cassazione contro il rigetto della sua richiesta di revisione della sentenza di condanna a cinque anni di reclusione per furto e ricettazione. La difesa presenta come prove nuove una consulenza antropometrica sulle immagini di videosorveglianza, la testimonianza della madre e quella della fidanzata. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la revisione della sentenza richiede prove effettivamente nuove e decisive. La consulenza tecnica era deducibile nel processo originario, la testimonianza della fidanzata " risultata del tutto inattendibile e tardiva, e la testimonianza della madre priva di novit . Di conseguenza, il giudicato penale non pu" essere scalfito e il ricorso viene respinto.
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Rapina aggravata: la fasciatura al braccio incastra il colpevole
L'Imputato è stato condannato per una rapina aggravata commessa ai danni di una farmacia. La difesa ha contestato l'identificazione, basata su testimonianze e su una consulenza antropometrica con compatibilità del 30%. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto decisivi il riconoscimento visivo ravvicinato da parte delle vittime e la presenza di una vistosa fasciatura al braccio destro, riscontrata sia sul rapinatore sia sull'imputato al momento del fermo. Gli alibi forniti da testimoni legati alla famiglia dell'imputato sono stati giudicati inattendibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e precisando che l'aggravante dell'uso di armi sussiste anche se viene utilizzata un'arma giocattolo priva del tappo rosso o non riconoscibile come tale dalla vittima.
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Riconoscimento Fotografico Informale: Sì alla Condanna per Rapina
Un uomo viene condannato per rapina sulla base del riconoscimento fotografico effettuato dalla vittima. La difesa contesta l'attendibilità dell'identificazione, sostenendo che un incontro casuale con l'imputato prima della procedura e l'uso di una mascherina da parte del rapinatore la rendessero inaffidabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: il riconoscimento fotografico, anche se informale, costituisce una prova valida se la testimonianza della persona che lo ha effettuato è ritenuta credibile e coerente dal giudice. L'incontro accidentale non invalida automaticamente la prova. La condanna è quindi diventata definitiva.
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