LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Consenso Carpito Mediante Inganno

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Assenso ottenuto da una persona tramite raggiri, astuzie o menzogne, inducendola in errore per ottenere un vantaggio illecito. Ai fini legali, un consenso di questo tipo è considerato invalido.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto in abitazione con inganno: la scusa del caffè non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una donna che, insieme a un complice, si era introdotta in casa di una persona con la scusa di un caffè per poi rubarle il bancomat. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il permesso di entrare ottenuto con un pretesto non è un vero consenso. Di conseguenza, l'azione si qualifica a tutti gli effetti come furto in abitazione con inganno. Anche se la vittima apre la porta, l'ingresso resta illegittimo se finalizzato a commettere un reato. La sentenza chiarisce che l'astuzia usata per farsi accogliere in casa è un elemento chiave che configura il delitto, respingendo così il ricorso dell'imputata e rendendo definitiva la sua condanna.
Continua »
Furto in abitazione con inganno: entrare con permesso non salva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per aver derubato alcuni cittadini dopo essere entrate nelle loro case con una scusa. Gli imputati sostenevano che, avendo ottenuto il permesso di entrare, non si potesse parlare di furto in abitazione. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: il consenso ottenuto con un trucco non è valido. Pertanto, commette il reato di furto in abitazione con inganno chi si introduce nella dimora altrui con il permesso della vittima, se tale permesso è stato estorto con una bugia al solo scopo di rubare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
Continua »
Furto in abitazione con inganno: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due individui condannati per furto in abitazione. La sentenza ribadisce che il consenso all'ingresso ottenuto con l'inganno (fingendosi tecnici di una compagnia energetica) non esclude il reato di furto in abitazione. Inoltre, conferma la corretta applicazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per una durata fissa di cinque anni, in caso di condanna superiore a tre anni di reclusione, respingendo l'argomentazione che dovesse essere pari alla pena principale.
Continua »
Furto in abitazione: il consenso con inganno non scusa
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto in abitazione a carico di un soggetto che, dopo un primo ingresso lecito per vendere della merce, si era reintrodotto nell'abitazione della vittima con un pretesto. Secondo la Corte, il consenso ottenuto tramite inganno per il secondo ingresso equivale a un'introduzione illecita, integrando pienamente il reato.
Continua »
Furto in abitazione con inganno: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che commette il reato di furto in abitazione con inganno chi si introduce nell'altrui dimora con un consenso ottenuto tramite un pretesto per poi sottrarre dei beni. Con l'ordinanza in esame, è stato dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata, la quale sosteneva che il consenso, seppur viziato, escludesse il reato. La Corte ha ribadito che il consenso carpito con l'inganno non ha valore e ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
Continua »