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Connivenza

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122 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Connivenza e spaccio: quando non è concorso nel reato
Un individuo, ospite per una notte in un appartamento, viene arrestato per la presenza di stupefacenti. La Corte di Cassazione annulla la custodia cautelare, chiarendo la differenza tra concorso nel reato e mera connivenza. La sola consapevolezza passiva, senza un contributo attivo o morale alla detenzione della droga, non è sufficiente per configurare il reato, sancendo un importante principio sulla non punibilità della connivenza.
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Ricorso inammissibile: connivenza e onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una misura cautelare per reati di droga. La sentenza sottolinea la differenza tra mera connivenza e concorso attivo nel reato e ribadisce i rigorosi oneri procedurali per l'impugnazione, come l'obbligo di allegare integralmente gli atti. Il ricorso inammissibile è stato motivato dalla genericità delle censure, dal tentativo di una nuova valutazione dei fatti e da vizi procedurali.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e i limiti di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per detenzione di stupefacenti. L'ordinanza sottolinea che non è possibile proporre una diversa valutazione dei fatti in sede di legittimità e ha ritenuto corrette le motivazioni del giudice di merito nel negare la causa di non punibilità, data la quantità della sostanza e i precedenti dell'imputata.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è negata?
La Corte di Cassazione conferma il diniego alla riparazione per ingiusta detenzione a una donna assolta dall'accusa di spaccio. La sua condotta, pur non provando un concorso nel reato, è stata ritenuta gravemente colposa e indicativa di una 'contiguità' con l'attività illecita del compagno, precludendo così il diritto al risarcimento.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa la esclude
Una donna, assolta dall'accusa di associazione mafiosa e riciclaggio, si è vista negare il risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la sua condotta, pur non penalmente rilevante, è stata gravemente colposa. La sua consapevolezza delle attività illecite del marito e la sua connivenza hanno creato un'apparenza di colpevolezza che ha indotto in errore l'autorità giudiziaria, escludendo così il suo diritto all'indennizzo.
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Riparazione ingiusta detenzione: negata per colpa grave
Un individuo, assolto dall'accusa di associazione mafiosa, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che i suoi comportamenti, consistenti in frequentazioni non necessarie e aiuti a parenti affiliati a un clan, costituissero una "colpa grave". Tale condotta, pur non sufficiente per una condanna penale, ha ingenerato un legittimo sospetto di coinvolgimento, contribuendo causalmente alla sua detenzione e precludendo così il diritto al risarcimento.
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Concorso nel reato: la Cassazione chiarisce il ruolo
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre imputati per traffico di stupefacenti. Due ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne. Decisivo è stato il rigetto del ricorso della moglie di uno degli spacciatori, inizialmente assolta. La Corte ha stabilito che la sua condotta - fornire il proprio cellulare, accompagnare il marito e incitare alla vendita - integra un vero e proprio concorso nel reato e non una semplice connivenza passiva, giustificando così la condanna in appello.
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Concorso spaccio stupefacenti: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per traffico di droga ricorre in Cassazione sostenendo che il suo ruolo fosse marginale e non configurasse un concorso spaccio stupefacenti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che le prove, derivanti da attività di pedinamento, dimostravano il suo pieno e stabile inserimento nell'organizzazione criminale, andando ben oltre la semplice connivenza.
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Concorso di persone nel reato: non basta la connivenza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa sosteneva la tesi della 'connivenza non punibile', ma la Corte ha confermato che le azioni dell'imputato (conoscenza del nascondiglio, tentativo di disfarsi della droga, dichiarazioni contraddittorie) configuravano un vero e proprio concorso di persone nel reato, dimostrando un contributo attivo e consapevole alla commissione del delitto, e non una mera presenza passiva.
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Concorso di persone: Cassazione e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati in appello per rapina e altri reati. La sentenza ribadisce che il ricorso in Cassazione non può consistere in una nuova valutazione delle prove, ma solo in un controllo di legittimità. Viene inoltre sottolineata la netta distinzione tra il concorso di persone nel reato, che implica un contributo causale all'azione criminosa, e la mera connivenza non punibile.
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Gravi indizi di colpevolezza: il ruolo del complice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a misura cautelare per spaccio. La Corte ha stabilito che il ruolo di 'palo' e il comportamento guardingo costituiscono gravi indizi di colpevolezza per concorso nel reato, e non semplice connivenza. La sentenza ribadisce che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione del giudice di merito.
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Connivenza non punibile: quando non è reato
Una donna è stata accusata di concorso nella detenzione illecita di tabacchi lavorati esteri, reato commesso dal marito, poiché la merce era custodita nell'abitazione coniugale. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento cautelare, stabilendo un principio fondamentale: la mera consapevolezza e tolleranza dell'attività illecita del coniuge, in assenza di un contributo attivo o di uno specifico obbligo giuridico di impedire il reato, configura una connivenza non punibile e non un concorso nel reato.
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Furto aggravato: bus è infrastruttura? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25165/2025, ha stabilito che il furto aggravato di carburante da un autobus di linea rientra nell'ipotesi di reato commesso su "infrastrutture" destinate a servizi di trasporto. Di conseguenza, il reato è procedibile d'ufficio e non richiede la querela della persona offesa. La Corte ha annullato con rinvio la sentenza d'appello che aveva prosciolto gli imputati per mancanza di querela, fornendo un'interpretazione estensiva del concetto di infrastruttura.
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Ricettazione in concorso: il passeggero risponde?
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per ricettazione in concorso a carico di un soggetto trovato come passeggero in un'auto contenente una minimoto rubata. Secondo la Corte, l'assenza di una giustificazione plausibile sul possesso del bene, unita a elementi indiziari come la necessità di due persone per caricarlo, è sufficiente a superare la difesa della mera presenza passiva e a configurare la responsabilità penale.
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Ingiusta detenzione: condotta ostativa e risarcimento
In un caso di ingiusta detenzione per reati di droga, una donna assolta chiede un risarcimento. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che le aveva concesso un indennizzo parziale, stabilendo che la sua condotta ostativa, consistente in dichiarazioni mendaci alla polizia e una possibile connivenza con il convivente, deve essere riesaminata come potenziale colpa grave, idonea a escludere totalmente il diritto alla riparazione.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è negata
Una donna, assolta dall'accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, si è vista negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che la sua condotta, caratterizzata da un atteggiamento di connivenza e da un ruolo di intermediaria per il marito, costituisse una colpa grave. Tale comportamento, pur non penalmente rilevante, ha creato una forte apparenza di colpevolezza, giustificando il diniego dell'indennizzo.
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Ingiusta detenzione: quando spetta il risarcimento?
La Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per ingiusta detenzione a un individuo assolto dall'accusa di estorsione aggravata, nonostante i suoi contatti con figure criminali. La Corte ha chiarito che, per negare il risarcimento, lo Stato deve provare la colpa grave o il dolo che hanno causato direttamente la detenzione. La mera frequentazione, se non collegata al reato specifico, non è sufficiente. Il ricorso del Ministero dell'Economia è stato respinto.
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Concorso spaccio stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due individui condannati per concorso in spaccio di stupefacenti. La sentenza ribadisce la distinzione tra connivenza non punibile e concorso spaccio stupefacenti, specificando che un contributo attivo, come fare da autista, costituisce piena partecipazione al reato.
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Connivenza spaccio droga: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una donna per partecipazione attiva in un'associazione dedita al traffico di droga, respingendo la tesi difensiva della semplice connivenza spaccio droga. La sentenza sottolinea come il contributo costante e consapevole alle attività illecite, svolte nell'abitazione familiare, integri una piena partecipazione al reato e non una mera tolleranza passiva, rendendo il ricorso inammissibile.
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Aggravante mafiosa: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2831 del 2025, si è pronunciata su diversi ricorsi relativi a reati di estorsione, usura e intestazione fittizia di beni, tutti caratterizzati dall'aggravante mafiosa. La Corte ha confermato quasi tutte le condanne, rigettando le eccezioni procedurali e ribadendo che la notorietà e la forza intimidatrice di un clan criminale sono sufficienti a integrare il 'metodo mafioso', anche senza minacce esplicite. Ha inoltre precisato che nascondere beni per eludere misure di prevenzione costituisce agevolazione all'associazione. Ha però annullato senza rinvio la condanna di un'imputata, distinguendo tra la mera connivenza, penalmente irrilevante, e un contributo causale attivo al reato, che non era stato dimostrato.
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