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Connivenza

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122 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di stupefacenti: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio di una donna, ritenendo il suo comportamento attivo e non di mera connivenza. La ricorrente, durante una perquisizione, aveva consegnato spontaneamente agli agenti sia la sostanza illecita che i bilancini di precisione. Secondo la Corte, tale gesto dimostra una piena consapevolezza e un ruolo di custodia, superando la semplice conoscenza passiva dell'attività illecita del compagno e configurando un concorso nel reato.
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Liberazione anticipata: condotta e valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata a una detenuta. La decisione si fonda sulla valutazione della sua condotta complessiva, ritenuta indicativa di una mancata partecipazione al percorso rieducativo, a prescindere dall'esito di procedimenti penali pendenti o da un'assoluzione per mera connivenza.
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Ricorso inammissibile: limiti valutazione prove
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per furto aggravato. La Corte ribadisce che il ricorso per cassazione non può diventare un terzo grado di giudizio per rivalutare le prove o contestare la mancata concessione di attenuanti generiche, se la motivazione della corte d'appello è logica e completa.
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Concorso di persone: quando la presenza è reato?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per spaccio di droga, chiarendo i limiti del concorso di persone. Secondo la Corte, la semplice presenza sul luogo del reato, anche se accompagnata da una guida spericolata e uno 'sguardo attento', non è sufficiente per dimostrare un contributo causale all'attività illecita. Mancando prove concrete di un ruolo attivo, la condotta è stata considerata al confine con la mera connivenza non punibile. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Concorso di persone: fare il ‘palo’ è reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26349/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La ricorrente sosteneva che il suo ruolo di 'palo' non costituisse una partecipazione punibile. La Corte ha ribadito che fare da 'palo' non è mera connivenza passiva, ma una forma di concorso di persone, in quanto facilita l'esecuzione del reato e rafforza la sicurezza del complice, rappresentando un contributo morale e materiale alla condotta criminosa.
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Concorso spaccio: presenza in auto non è connivenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo in custodia cautelare per concorso spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo, passeggero di un'auto in cui è stata trovata cocaina, sosteneva la propria estraneità ai fatti, invocando la mera connivenza. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, ritenendo che elementi come la posizione della droga vicino al passeggero e l'inverosimiglianza delle giustificazioni fornite costituissero gravi indizi di un contributo attivo al reato, distinguendo nettamente tale condotta dalla passiva connivenza non punibile.
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Concorso in spaccio: prestare un garage è reato?
Un soggetto viene posto in custodia cautelare per la detenzione di un ingente quantitativo di stupefacenti nel suo garage. L'indagato sostiene di aver solo prestato il locale a un conoscente, configurando una mera connivenza non punibile. La Corte di Cassazione, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che la consegna delle chiavi del garage e di un'automobile costituisce un contributo attivo e consapevole, integrando così il reato di concorso in spaccio e non una semplice complicità passiva.
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Revoca misura alternativa: la connivenza è sufficiente?
Un collaboratore di giustizia in detenzione domiciliare partecipa a un'estorsione con metodo mafioso. Sebbene una misura cautelare sia stata revocata per la sua 'mera connivenza', la Cassazione ha confermato la revoca della misura alternativa. La Corte ha stabilito che anche la semplice presenza passiva in un crimine così grave dimostra pericolosità sociale e l'inadeguatezza a beneficiare di misure alternative alla detenzione, legittimando la revoca della misura alternativa.
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Concorso di persone nel reato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19634/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. La Corte ha ribadito la netta distinzione tra la mera connivenza non punibile e il concorso di persone nel reato, che richiede un contributo causale, anche minimo, all'attività criminosa. Nel caso di specie, l'uso del proprio telefono per prendere gli ordini dai clienti è stato ritenuto un contributo attivo e non una semplice presenza passiva.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa la esclude
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego alla riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto, sebbene assolto, la cui condotta è stata ritenuta gravemente colposa. La frequentazione di pregiudicati e la presenza in un contesto palesemente criminale sono state considerate sufficienti a giustificare la misura cautelare, escludendo così il diritto all'indennizzo. La sentenza ribadisce l'autonomia del giudice della riparazione nel valutare la colpa dell'interessato, anche a fronte di una precedente assoluzione.
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Concorso in spaccio: la Cassazione fa il punto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due fratelli per concorso in spaccio di sostanze stupefacenti. La sentenza chiarisce i confini tra la mera connivenza e la partecipazione attiva al reato, negando la rinnovazione dell'istruttoria e le attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto che l'accordo per la spartizione dei proventi illeciti e la partecipazione a incontri cruciali costituiscano elementi sufficienti per configurare il concorso, anche per chi ha avuto un ruolo in una singola fase dell'operazione criminale.
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Spaccio in carcere: la Cassazione conferma le condanne
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre individui coinvolti in un episodio di spaccio in carcere. Due soggetti avevano ceduto un panetto di hashish a un detenuto, lanciandolo da un palazzo adiacente al penitenziario. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, escludendo la destinazione a uso personale della droga, data l'ingente quantità (oltre 440 dosi), e la fattispecie di lieve entità, a causa della gravità e dell'organizzazione del fatto. La sentenza sottolinea come il contesto carcerario aggravi il disvalore penale dell'azione.
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Complicità spaccio in famiglia: quando è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una madre, condannata per complicità nello spaccio di droga del figlio. La Corte ha stabilito che nascondere sostanze stupefacenti e proventi illeciti nella propria stanza, ritardando l'accesso delle forze dell'ordine, non costituisce mera connivenza passiva, ma una vera e propria partecipazione attiva al reato. Questa sentenza chiarisce i confini della complicità spaccio in ambito familiare, sottolineando che azioni concrete a favore dell'attività criminale integrano il concorso di persona nel reato.
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Associazione per delinquere: la prova della partecipazione
Due soggetti ricorrono in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad una associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Sostengono che il loro contributo fosse solo sporadico e non una vera e propria partecipazione. La Corte Suprema dichiara i ricorsi inammissibili, chiarendo che un contributo funzionale e consapevole all'esistenza e al rafforzamento del gruppo criminale è sufficiente per configurare la partecipazione. Viene inoltre confermata la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per reati di tale gravità.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa grave la esclude
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a una persona assolta da gravi reati. La decisione si fonda sulla sua condotta, ritenuta gravemente colposa, per aver collaborato e frequentato soggetti dediti al narcotraffico, contribuendo così a creare i presupposti per la sua carcerazione.
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Concorso in spaccio: connivenza non basta per condanna
Una coppia è stata condannata per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando la sua condanna sulla base di prove come dosi confezionate e denaro. Tuttavia, ha annullato la condanna della donna, stabilendo che la sua semplice connivenza e la presenza di droga in casa non erano sufficienti a dimostrare un suo concorso in spaccio, rendendo necessario un nuovo processo per valutare il suo effettivo contributo.
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Concorso di persone: l’inerzia non basta per la Cassazione
Un uomo è accusato di concorso di persone nel reato di tentato omicidio per non aver fermato il fratello durante una sparatoria. La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza di custodia cautelare, ritenendo che la semplice 'inerzia' passiva, senza prove di un contributo causale concreto (morale o materiale), non sia sufficiente a configurare la complicità, distinguendola dalla mera connivenza non punibile.
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Riparazione per ingiusta detenzione: no con colpa grave
Un soggetto, assolto in via definitiva dall'accusa di traffico di stupefacenti, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la sua condotta di 'connivenza' e la frequentazione di soggetti dediti ad attività criminali integrano la 'colpa grave', una condizione che osta al riconoscimento dell'indennizzo, poiché ha contribuito a creare un'apparenza di colpevolezza che ha indotto in errore l'autorità giudiziaria.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa la esclude
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego al risarcimento per ingiusta detenzione nei confronti di una donna assolta dall'accusa di associazione a delinquere. La decisione si fonda sulla sua condotta, qualificata come 'colpa grave'. Nonostante l'assoluzione, i suoi rapporti ambigui e la sua vicinanza a soggetti e dinamiche criminali, assimilabili a una forma di connivenza, sono stati ritenuti causa ostativa al diritto all'indennizzo, avendo contribuito a indurre in errore l'autorità giudiziaria.
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Ingiusta detenzione: quando la connivenza la esclude
La Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un individuo assolto dall'accusa di associazione a delinquere. La sua 'connivenza passiva' con le attività illecite del padre è stata ritenuta una condotta gravemente colposa, che ha contribuito all'errore giudiziario e quindi esclude il diritto all'indennizzo.
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