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Confisca Per Equivalente

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1138 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Confisca provento reato: diretta e non per equivalente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per cessione di stupefacenti di lieve entità. Il caso verteva sulla legittimità della confisca del denaro considerato profitto del reato. La Corte ha chiarito che la confisca provento reato, essendo diretta, è sempre applicabile ai sensi dell'art. 240 c.p. e non soggiace ai limiti previsti per la confisca per equivalente nei casi di reati minori.
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Confisca diretta: la Cassazione sui conti cointestati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il mantenimento del sequestro su somme di denaro. La sentenza ribadisce che la confisca diretta si applica al denaro in quanto bene fungibile, indipendentemente dalla prova della sua provenienza illecita. Inoltre, chiarisce che il sequestro preventivo su un conto cointestato si estende all'intera somma, lasciando al terzo estraneo l'onere di dimostrare la propria esclusiva titolarità in un'altra sede.
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Ricorso inammissibile per reati tributari: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imprenditore condannato per reati tributari. La Corte ha stabilito che la prova dell'evasione può legittimamente basarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti, come il calcolo del reddito medio giornaliero derivato dagli scontrini fiscali. I motivi relativi alla confisca e alla prescrizione sono stati ritenuti manifestamente infondati, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Confisca per equivalente: Cassazione chiarisce profitto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per reati fiscali, rigettando il suo ricorso. La sentenza chiarisce la nozione di profitto ai fini della confisca per equivalente nel caso di emissione di fatture false per regolarizzare vendite 'in nero', distinguendola dal mero risparmio d'imposta. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibili le censure sulla responsabilità dell'imputato come amministratore di fatto, basate su prove concrete come intercettazioni e documenti.
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Confisca per equivalente: prima l’azienda, poi il socio
La Corte di Cassazione conferma un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente sui beni personali di un amministratore accusato di aver distratto fondi pubblici (PNRR). La sentenza stabilisce un principio procedurale cruciale: la verifica dell'incapienza patrimoniale della società beneficiaria, condizione per aggredire i beni dell'amministratore, deve avvenire nella fase esecutiva del sequestro e non durante il riesame della sua legittimità.
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Sequestro a terzi: onere della prova sulla Procura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore europeo contro l'annullamento di un sequestro a terzi. La sentenza ribadisce che spetta all'accusa dimostrare l'effettiva disponibilità dei beni in capo all'indagato, e non al terzo intestatario provare la propria titolarità. La semplice incapacità patrimoniale del terzo non costituisce prova sufficiente per giustificare un sequestro preventivo.
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Sequestro a terzi: onere della prova spetta al PM
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore europeo in un caso di sequestro preventivo. La sentenza stabilisce che in un sequestro a terzi, l'onere di provare che i beni intestati a un terzo sono nella disponibilità dell'indagato spetta esclusivamente all'accusa. Non è sufficiente dimostrare l'incapacità economica del terzo intestatario, ma è necessaria la prova concreta del controllo dei beni da parte dell'indagato. Il terzo ha sempre diritto al riesame per difendere la propria titolarità.
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Sequestro beni terzi: onere della prova sulla Procura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore europeo contro un'ordinanza che annullava un sequestro. Il caso riguardava un sequestro preventivo eseguito su beni intestati alla moglie di un indagato. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sul sequestro beni terzi: l'onere di provare che l'indagato abbia l'effettiva disponibilità dei beni, nonostante l'intestazione formale ad altri, spetta esclusivamente alla pubblica accusa. Non è sufficiente, a tal fine, dimostrare la sola incapacità finanziaria del terzo intestatario per giustificare la misura cautelare.
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Corruzione propria: il ruolo dell’interprete e confisca
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per associazione per delinquere e corruzione propria a carico di un interprete che, insieme a funzionari pubblici, riceveva tangenti per favorire le pratiche di protezione internazionale. La Corte ha chiarito che per la corruzione propria è sufficiente la capacità di influenzare l'atto, anche senza potere decisionale. Ha annullato la sentenza limitatamente alla confisca, riducendola alla quota di profitto individuale, e ha eliminato la sanzione della riparazione pecuniaria per irretroattività.
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Peculato e confisca: quando è illecito il profitto?
L'amministratore di una società di riscossione è stato condannato per peculato per non aver riversato i tributi riscossi ai comuni. La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato la sentenza, stabilendo una prescrizione per le condotte più risalenti e, soprattutto, chiarendo che il profitto da peculato soggetto a confisca deve essere calcolato al netto dei compensi legittimamente spettanti alla società. La Corte ha quindi rinviato il caso per un nuovo calcolo della confisca e della pena.
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Confisca nel patteggiamento: motivazione e logica
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento limitatamente alla confisca di una società e alla confisca per equivalente del profitto di reati fiscali. La decisione si fonda su due vizi della sentenza impugnata: la totale assenza di motivazione per la confisca della società e la manifesta illogicità nel calcolo del profitto del reato. La Suprema Corte ha chiarito che anche nel contesto del patteggiamento, la confisca non concordata tra le parti deve essere adeguatamente motivata dal giudice. Inoltre, ha stabilito che la quantificazione del profitto deve basarsi su elementi logicamente collegati al periodo in cui il reato è stato commesso, annullando una stima basata su circostanze successive. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio su questi punti.
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Confisca per equivalente e beni del terzo: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la confisca per equivalente di un immobile, formalmente di proprietà di una società unipersonale della figlia del condannato. La Corte ha stabilito che, ai fini della confisca, rileva la 'disponibilità' effettiva del bene da parte del condannato, non la titolarità formale. L'operazione di cessione societaria è stata ritenuta un artificio per sottrarre il bene alla garanzia patrimoniale dello Stato, escludendo la buona fede della figlia acquirente.
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Confisca per equivalente: la prova del profitto è d’obbligo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32/2024, ha stabilito un importante principio sulla confisca per equivalente. In un caso di reati fiscali e sfruttamento del lavoro, la Corte ha confermato la confisca per le evasioni fiscali, il cui profitto coincide con l'imposta non versata. Tuttavia, ha annullato la confisca relativa allo sfruttamento del lavoro, poiché il giudice non aveva motivato il calcolo del profitto, rendendo la misura illegittima. La decisione sottolinea che, a differenza dei reati tributari, per altri illeciti la prova e la quantificazione del profitto sono necessarie.
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Sequestro crediti fiscali: decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati contro un'ordinanza di sequestro crediti fiscali, ottenuti tramite il 'Bonus Facciate'. La Corte ha stabilito che il sequestro preventivo è legittimo per impedire l'aggravarsi delle conseguenze del reato, anche se i crediti non sono ancora stati utilizzati. È stato inoltre chiarito che, sebbene lo stato di avanzamento lavori (SAL) non sia obbligatorio, è fondamentale che i lavori edili siano stati almeno iniziati, cosa che nel caso di specie non era avvenuta. La sentenza distingue nettamente tra il sequestro finalizzato a prevenire il reato e quello finalizzato alla confisca, validando l'operato dei giudici di merito.
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Ristrutturazione del debito: riduce la confisca?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44519/2024, ha stabilito che un accordo di ristrutturazione del debito tributario, a differenza di una semplice rateizzazione, riduce il profitto del reato fiscale e, di conseguenza, l'importo della confisca. La Corte ha chiarito che mantenere la confisca nella sua misura originaria dopo una riduzione del debito viola il principio di proporzionalità, creando una duplicazione sanzionatoria. La decisione si fonda sulla natura transattiva della ristrutturazione del debito, che incide direttamente sul quantum del debito stesso.
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Fatture inesistenti: Cassazione sulla confisca
La Corte di Cassazione, con la sentenza 44510/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imprenditori condannati per reati tributari. Il caso riguarda l'utilizzo di fatture inesistenti per evadere le imposte e l'occultamento di documenti contabili. La Corte ha stabilito principi chiave: il reato di occultamento si perfeziona con la temporanea indisponibilità dei documenti durante una verifica, anche se vengono prodotti in seguito. Inoltre, ha confermato che dal profitto del reato, soggetto a confisca, non può essere detratto il costo sostenuto per ottenere le fatture false, in quanto considerato 'prezzo del reato'.
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Dolo specifico evasione: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per omessa dichiarazione IRES. La sentenza sottolinea che, per configurare il reato, non è sufficiente la semplice omissione, ma è necessaria la prova del dolo specifico di evasione, ovvero l'intenzione finalizzata a non pagare le imposte. La Corte ha ritenuto che la mancata tenuta della contabilità per più anni non costituisca, di per sé, prova sufficiente di tale intenzione, rimandando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Sequestro crediti d’imposta: le regole di esecuzione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che convalidava un'esecuzione errata di un sequestro crediti d'imposta. La Corte ha stabilito che l'autorità deve prima procedere con un sequestro diretto dei crediti illeciti, anche se frazionati in quote annuali, e solo in via subordinata, per le quote già consumate, può ricorrere al sequestro per equivalente su altri beni della società.
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Confisca per riciclaggio: il calcolo del profitto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello relativa alla determinazione della confisca per riciclaggio. La decisione è stata motivata dall'erronea metodologia di calcolo del profitto, che non ha tenuto conto di investimenti di provenienza lecita e di finanziamenti soci. La Suprema Corte ha ribadito che la confisca deve colpire solo l'effettivo vantaggio patrimoniale conseguito dal riciclatore, imponendo un nuovo giudizio che valuti tutte le prove documentali e le risultanze di altre sentenze definitive.
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Confisca per riciclaggio: l’intero importo è a rischio
Un soggetto condannato per riciclaggio chiedeva di limitare la confisca al suo profitto personale. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la confisca per riciclaggio si applica all'intero importo transitato, considerato 'prodotto' del reato, e non solo al guadagno netto del riciclatore.
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