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Confisca Facoltativa

97 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Misura di sicurezza patrimoniale che permette al giudice di sequestrare beni utilizzati per commettere un reato. A differenza di quella obbligatoria, la sua applicazione richiede una specifica e concreta motivazione da parte del giudice.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Confisca facoltativa nel patteggiamento: addio ai cellulari
L'Imputato concorda una pena ridotta per reati di spaccio di stupefacenti. Il Tribunale ratifica l'accordo e ordina la confisca dei telefoni cellulari e dei supporti informatici utilizzati per contattare gli acquirenti. L'Imputato impugna la decisione in Cassazione contestando la carenza di motivazione del giudice sulla destinazione dei dispositivi. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione dichiarandola inammissibile. I giudici stabiliscono che la confisca facoltativa nel patteggiamento richiede una motivazione semplificata, proporzionata alla natura contrattuale del rito speciale. La presenza di un legame strumentale concreto tra i dispositivi e la vendita di sostanze giustifica pienamente la misura. Il ricorrente subisce la perdita definitiva dei beni e la condanna al pagamento delle spese legali.
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Confisca facoltativa: restituiti i cellulari senza nesso
Un imputato ha concordato una pena per la detenzione di sostanze stupefacenti nel ruolo di semplice custode. Il giudice ha applicato la pena concordata e ha disposto anche la confisca dei telefoni cellulari e del denaro sequestrati. Il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando la totale assenza di motivazione sul legame tra gli apparecchi telefonici e l'illecito. I giudici supremi hanno chiarito che la confisca facoltativa richiede la prova rigorosa di uno stretto asservimento strumentale della cosa al reato. La Corte ha quindi annullato la misura patrimoniale relativa ai cellulari, ordinandone l'immediata restituzione al proprietario.
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Patteggiamento e confisca del cellulare: ricorso respinto
L'Imputato ha concordato una pena mediante patteggiamento davanti al giudice di primo grado, il quale ha disposto la confisca del cellulare utilizzato durante la condotta criminosa. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando un difetto di motivazione nell'applicazione della misura. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il sequestro e la successiva ablazione dello smartphone impediscono la reiterazione del reato, poiché il dispositivo ha costituito il mezzo operativo dell'illecito. Il giudice di merito ha spiegato adeguatamente le ragioni della misura preventiva. L'Imputato perde definitivamente il telefono e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato accertato ma confisca facoltativa del telefono annullata
Il Giudice dell'udienza preliminare ha applicato una pena concordata a un imputato per detenzione illecita di stupefacenti. Contestualmente, il giudice ha disposto la confisca del telefono cellulare sequestrato. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione per denunciare la totale assenza di motivazione circa la reale connessione tra lo smartphone e l'attività illecita. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che la confisca facoltativa del telefono richiede la dimostrazione di un nesso di strumentalità concreto tra il dispositivo e l'illecito penale. La Suprema Corte ha annullato la decisione limitatamente alla misura patrimoniale e ha rinviato il procedimento per un nuovo esame.
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Patteggiamento e confisca del veicolo con doppio fondo
Due soggetti concordavano una pena con il giudice per reati legati agli stupefacenti tramite patteggiamento. Uno degli imputati subiva anche la confisca del veicolo, modificato con un vano nascosto per il trasporto della droga. Entrambi proponevano ricorso per Cassazione: il primo contestava la mancata valutazione del proscioglimento immediato, mentre il secondo lamentava l'illegittimità del sequestro definitivo delle proprie automobili. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. La legge limita rigidamente i motivi di impugnazione dopo un patteggiamento. Inoltre, la presenza di modifiche strutturali finalizzate all'illecito giustifica pienamente la confisca del mezzo, a prescindere dal suo contemporaneo uso quotidiano lecito.
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Confisca nel Patteggiamento: Quando il Giudice Deve Motivare il Sequestro
Un individuo è stato condannato per spaccio di cocaina tramite patteggiamento. La sentenza ha disposto anche la confisca del denaro sequestrato. L'imputato ha contestato questa confisca, sostenendo che il giudice non aveva spiegato adeguatamente le ragioni della misura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che anche nel patteggiamento, la confisca facoltativa richiede una motivazione chiara che dimostri un collegamento stabile tra il denaro e l'attività illecita. La mancanza di tale spiegazione rende la decisione illegittima. La sentenza è stata annullata solo per la parte relativa alla confisca del denaro, e il caso tornerà al Tribunale per una nuova valutazione su questo specifico punto della confisca nel patteggiamento.
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Confisca del telefono cellulare: serve la prova del reato
Un imputato ha concordato una pena patteggiata per reati di lieve entità legati agli stupefacenti. Il Tribunale ha applicato la pena e ha ordinato la confisca del telefono cellulare sequestrato durante le indagini. L'imputato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'assenza di qualsiasi motivazione sul legame tra lo smartphone e l'attività illecita. La Suprema Corte ha accolto il ricorso. I giudici hanno stabilito che la confisca del telefono cellulare richiede una specifica giustificazione: il magistrato deve dimostrare l'uso strumentale del bene e il rischio concreto di recidiva. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla misura di sicurezza.
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Confisca Telefono per Spaccio: Quando il Bene Diventa Strumento del Reato
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti e gli è stato confiscato il telefono cellulare, ritenuto strumento del reato. Il Lavoratore ha presentato ricorso, contestando la legittimità della confisca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della confisca del telefono cellulare. La Corte ha ribadito che per la confisca è sufficiente un nesso di strumentalità concreto tra il bene e il reato di spaccio di droga, senza che il bene debba essere indispensabile. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Confisca del veicolo per rapina: confermata la perdita dell’auto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per rapina. Il ricorrente contestava l'attendibilità della persona offesa, il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche e la confisca del veicolo impiegato durante l'azione delittuosa. I giudici hanno confermato la piena legittimità del sequestro definitivo del mezzo. L'autovettura ha costituito uno strumento operativo essenziale per compiere la rapina e il soggetto, già gravato da numerosi precedenti penali per reati patrimoniali, avrebbe potuto riutilizzarla per nuovi crimini. La Suprema Corte ha convalidato la decisione dei giudici di merito e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Spaccio e confisca facoltativa: sì ai soldi, no ai telefoni
Il Tribunale ha condannato un imputato per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti mediante patteggiamento. Contestualmente il giudice ha disposto la confisca del denaro e degli smartphone trovati in suo possesso. L'imputato ha presentato ricorso contestando la legittimità della misura patrimoniale. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro del denaro quale profitto del reato, ma ha annullato il provvedimento relativo agli apparecchi telefonici. Per disporre la confisca facoltativa delle cose usate per commettere il reato serve una motivazione rigorosa. Il giudice deve dimostrare un reale nesso strumentale tra gli smartphone e l'attività illecita contestata.
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Sequestro preventivo: il bis in idem non blocca i vizi formali
Il Tribunale del Riesame aveva annullato un sequestro preventivo di denaro e immobili, disposto per reati di bancarotta, sostenendo che il "divieto di bis in idem cautelare" impedisse la reiterazione della misura dopo un precedente annullamento. La Cassazione ha chiarito che il divieto di bis in idem non si applica quando il primo annullamento era per un vizio formale, come la mancanza di motivazione, e non per una decisione di merito. Ha quindi annullato la decisione del Riesame, consentendo un nuovo esame del sequestro preventivo reiterato.
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Confisca immobile: quando l’abuso non basta per perdere la proprietà
Un professionista è stato condannato per esercizio abusivo della professione di odontoiatra, svolta in un immobile di sua proprietà. La Corte d'Appello ha confermato la **confisca immobile**, qualificandola come facoltativa per prevenire futuri reati, nonostante la legge sulla confisca obbligatoria fosse successiva ai fatti. La Suprema Corte ha annullato la confisca. Ha stabilito che l'immobile non è automaticamente uno strumento del reato. Il giudice deve valutare la sua esclusività e necessità per l'attività illecita, non solo la pericolosità del soggetto. La sentenza è stata rinviata per un nuovo esame.
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Confisca di telefoni cellulari: ammesso l’uso per reato
Un imputato ha concordato una pena per spaccio di sostanze stupefacenti tramite patteggiamento. Successivamente, l'uomo ha presentato ricorso per cassazione contestando la legittimità e la motivazione della confisca di telefoni cellulari disposta dal giudice di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la confisca dei dispositivi è legittima quando sussiste un evidente nesso strumentale tra gli apparecchi e l'attività delittuosa. Nel caso esaminato, lo stesso imputato aveva ammesso durante l'interrogatorio l'impiego dei dispositivi per gestire l'attività illecita. La Suprema Corte ha confermato la misura patrimoniale e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Sequestro Preventivo: Conferma del Pericolo di Occultamento dei Beni
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di sequestro preventivo di denaro, disposto per reati di truffa e falso, finalizzato alla confisca obbligatoria e facoltativa. L'Indagata aveva contestato la mancanza di motivazione sul 'periculum in mora' (il pericolo che i beni potessero sparire). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il Tribunale aveva adeguatamente motivato il sequestro, evidenziando il rischio che l'Indagata potesse occultare le somme. La decisione sottolinea l'importanza di una motivazione chiara sul pericolo di dispersione dei beni per il sequestro preventivo.
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Tentata estorsione e confisca del denaro: no al sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza con cui il giudice di merito aveva disposto la confisca del denaro nei confronti di un imputato per tentata estorsione. L'imputato aveva patteggiato la pena per aver tentato di costringere la vittima a pagare una somma, ma le banconote civetta usate dalle forze dell'ordine erano state recuperate e la vittima non aveva subito perdite. I giudici di merito avevano comunque confiscato una somma ulteriore ipotizzando una provenienza da presunti debiti usurari non accertati nel processo. La Suprema Corte ha chiarito che il sequestro e la confisca esigono un collegamento causale rigoroso e diretto con il reato per il quale è intervenuta la condanna.
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Confisca dei telefoni cellulari: soldi persi ma smartphone salvi
A seguito di un patteggiamento per cessione di stupefacenti, il giudice disponeva la confisca di 350 euro e di due smartphone appartenenti all'imputato. La difesa impugnava la decisione contestando la mancanza di motivazione sul legame tra i beni e i reati. La Corte di Cassazione ha confermato la sottrazione del denaro quale profitto diretto dell'attività illecita. Al contrario, la Suprema Corte ha ritenuto illegittima la confisca dei telefoni cellulari per carenza di motivazione. I giudici hanno chiarito che la confisca facoltativa richiede una prova rigorosa del nesso eziologico tra gli apparecchi e l'illecito, oltre a un pericolo concreto di reiterazione delittuosa.
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Confisca dell’autovettura: serve un legame stabile col reato
Un imputato concorda una pena per spaccio di sostanze stupefacenti tramite rito del patteggiamento. Il tribunale dispone contestualmente la confisca del denaro, del telefono cellulare e del veicolo dell'interessato. Il difensore ricorre in Cassazione contestando la confisca dei beni per mancanza di motivazione sul loro effettivo asservimento al crimine. La Suprema Corte dichiara legittima la misura sul cellulare a causa dell'uso continuo per i contatti con gli acquirenti. Al contrario, i giudici annullano la decisione relativa al veicolo: la confisca dell'autovettura richiede un collegamento funzionale e stabile con il reato, non bastando la mera occasionalità di utilizzo per il trasporto della sostanza illecita.
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Confisca facoltativa dello studio medico: confermata la perdita
Un professionista odontoiatra subiva una condanna penale per avere esercitato la propria attività sanitaria senza la prescritta autorizzazione amministrativa. Il giudice di merito disponeva la confisca facoltativa della sua quota dell'immobile e di tutte le apparecchiature mediche presenti nella struttura. Il condannato presentava ricorso sostenendo l'assenza di un pericolo concreto di reiterazione del reato, evidenziando il regolare esercizio della professione presso un altro studio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato il provvedimento patrimoniale. I giudici hanno chiarito che l'uso prolungato e sistematico dei locali privi di autorizzazione dimostra l'indispensabilità dei beni sequestrati. La restituzione degli strumenti incentiverebbe la continuazione dell'attività illecita.
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Confisca del telefono cellulare: il giudice deve provarne l’uso
Un imputato ha concordato una pena davanti al Tribunale per reati legati agli stupefacenti. Il giudice ha disposto contestualmente la confisca del denaro e del suo smartphone. Il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancanza di motivazione sul sequestro dello smartphone. La Corte Suprema ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca del telefono cellulare rientra tra le misure facoltative e richiede una prova specifica del suo effettivo utilizzo nel reato. I giudici hanno annullato la misura senza rinvio e hanno ordinato l'immediata restituzione del bene.
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Confisca del telefono cellulare: illegittima senza prove
Un uomo ha concordato una pena per detenzione di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale ha disposto anche la confisca e distruzione di tutti i beni sequestrati, incluso il suo smartphone. L'imputato ha presentato ricorso per contestare la confisca del telefono cellulare, lamentando la totale assenza di motivazione sul legame tra il dispositivo e il reato contestato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la confisca facoltativa richiede una specifica spiegazione sulle ragioni per cui il bene debba essere sottratto, non potendosi presumere l'uso illecito dello smartphone nella semplice detenzione di droga. La sentenza è stata annullata sul punto con rinvio.
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