Un imprenditore, ritenuto socialmente pericoloso dal 2013, subisce la confisca di prevenzione di un'azienda costituita nel 2006. L'uomo si oppone, sostenendo che l'origine dell'azienda è lecita e anteriore al periodo di pericolosità contestato. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: un bene, anche se acquistato legalmente, può essere confiscato se successivamente diventa uno strumento per le attività illecite del proprietario. Nel caso specifico, l'azienda era stata 'alimentata' e potenziata grazie ai contatti dell'imprenditore con ambienti criminali, giustificando così la confisca. L'imprenditore e la moglie perdono il ricorso e i beni restano confiscati.
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