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Confisca Allargata

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333 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Confisca Allargata: Beni Illeciti, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una donna contro la **confisca allargata** di un immobile e di alcune autovetture, beni intestati a lei ma utilizzati anche dal marito. I beni erano stati sequestrati perché ritenuti frutto di attività illecite del marito, condannato per reati gravi. La difesa contestava la mancanza di una ragionevole connessione temporale tra l'acquisto dei beni e i reati, e la falsa interpretazione del concetto di 'reato spia'. La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, ritenendo che la difesa non avesse specificato gli elementi a supporto delle sue tesi e che la sproporzione tra i beni e i redditi leciti, unita alla continuità delle condotte criminose, giustificasse la confisca.
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Confisca allargata: mutuo recente e reati antichi bloccano i beni
L'Indagato subisce il sequestro preventivo di un immobile e di conti correnti perché il valore economico risulta sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. La difesa contesta la misura sostenendo che l'immobile era stato acquistato decenni prima rispetto ai reati di spaccio ed estorsione contestati, violando il principio di ragionevolezza temporale della confisca allargata. I giudici confermano invece il blocco patrimoniale: il mutuo per comprare la casa è stato pagato fino al 2015, a ridosso delle recenti condotte criminali, e l'uomo non ha mai svolto un lavoro lecito ma ha vissuto stabilmente di reati fin dai primi anni duemila. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'indagato e conferma la legittimità del sequestro dei beni.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: i regali sono reato
Un pubblico ufficiale è stato accusato di corruzione per l'esercizio della funzione per aver ricevuto somme di denaro e omaggi, tra cui ceste di vino, da imprenditori sottoposti a verifiche fiscali. La difesa ha sostenuto che si trattasse di semplici regalie natalizie di modico valore. La Corte di Cassazione ha confermato la penale responsabilità del pubblico ufficiale, chiarificando che i doni accettati da un controllore integrano reato quando mirano ad acquisire la sua benevolenza, anche senza la vendita di uno specifico atto d'ufficio. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello limitatamente al calcolo della pena e alla disposta confisca dei beni, a causa della totale assenza di motivazione su tali aspetti.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: l’eroina nella casa comune
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto quasi un chilo e mezzo di eroina nell'armadio di una camera da letto all'interno di un appartamento occupato da più persone. La difesa sosteneva che la stanza non fosse riconducibile all'imputato, lamentando l'assenza di un contratto di locazione a suo nome, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'illegittimità della confisca di 300 euro. I giudici hanno respinto ogni contestazione: la presenza nella stanza di documenti personali, ricevute di trasferimento di denaro e telefoni cellulari dell'imputato ha dimostrato in modo inequivocabile la disponibilità esclusiva del locale e dello stupefacente. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, convalidando la condanna e la confisca del denaro.
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Confisca allargata: denaro senza provenienza lecita, Cassazione conferma
Un individuo è stato condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti (hashish, marijuana e cocaina) tramite patteggiamento. Il Tribunale ha disposto la confisca di una somma di denaro ritenuta sproporzionata rispetto ai suoi redditi, applicando la confisca allargata. L'imputato ha presentato ricorso, sostenendo che il denaro non fosse direttamente collegato alle droghe e provenisse da vendite online. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la confisca allargata basandosi sulla sproporzione tra il denaro e l'assenza di fonti di reddito lecite dell'imputato, disoccupato. La Cassazione ha ribadito che la confisca può avvenire anche se il denaro non è un provento diretto del reato, ma deriva da attività illecite non giustificate.
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Confisca allargata e beni intestati a terzi: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso straordinario presentato da un imputato condannato per usura aggravata, revocando la precedente decisione di inammissibilità. I giudici di legittimità erano incorsi in una svista materiale, ignorando la specifica memoria difensiva con cui l'imputato rivendicava la proprietà effettiva di due immobili formalmente intestati al cognato ma ereditati dal padre. In sede di revisione, la Corte ha stabilito che la confisca allargata richiede una rigorosa verifica della provenienza lecita dei beni e della capacità patrimoniale del donante originario, annullando il sequestro dei due immobili con rinvio alla Corte di Appello.
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Confisca allargata: beni sottratti anche senza reddito lecito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per detenzione di stupefacenti e armi clandestine, convalidando la confisca allargata di contanti, gioielli e orologi di lusso. L'imputato sosteneva di non possedere in via esclusiva i locali in cui le forze dell'ordine avevano rinvenuto il materiale illecito, contestando inoltre l'espropriazione dei beni di valore. I giudici hanno stabilito che il possesso materiale delle chiavi e il sistema di videosorveglianza dimostrano la piena disponibilità dei locali. Inoltre, la mancata prova di un reddito lecito idoneo a giustificare l'acquisto dei beni di lusso rende obbligatoria l'acquisizione degli stessi a favore dello Stato, escludendo qualsiasi violazione procedurale.
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Confisca allargata: quote societarie sequestrate alla figlia
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo delle quote societarie formalmente intestate alla figlia di un indagato per associazione per delinquere. I giudici hanno respinto il ricorso della titolare formale, la quale lamentava la propria estraneità alle indagini penali. La decisione ribadisce l'applicazione della confisca allargata anche ai beni intestati a congiunti quando emerge una palese sproporzione tra il valore dei beni e i redditi dichiarati dal nucleo familiare. In assenza di prove sulla provenienza lecita dei fondi usati per l'acquisto, l'intestazione si presume simulata. Il pericolo di dispersione del bene è insito nella confiscabilità stessa della quota.
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Sequestro preventivo per ricettazione: insufficiente l’accusa generica
Un Pubblico Ministero aveva ottenuto un sequestro preventivo di denaro contante trovato nell'abitazione di un Indagato, sospettato di ricettazione. Il Tribunale del riesame ha annullato il sequestro, ritenendo insufficiente l'accusa generica di provenienza illecita e valida la giustificazione fornita dall'Indagato. Il PM ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando violazione di legge e vizi di motivazione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per il sequestro preventivo per ricettazione serve una chiara indicazione del reato presupposto e che la mera illogicità della motivazione non è un motivo valido per il ricorso in questo contesto.
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Confisca allargata: polizza salva o sequestro per redditi zero
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata di una polizza assicurativa del valore di quindicimila euro intestata alla figlia di un uomo condannato per associazione mafiosa. La ricorrente sosteneva che l'accusa non avesse provato l'intestazione fittizia del titolo finanziario. I giudici hanno invece stabilito che la totale assenza di redditi e di capacità di risparmio in capo al terzo intestatario costituisce una valida prova indiziaria della provenienza illecita del denaro. Di conseguenza, i beni formalmente intestati a familiari privi di risorse economiche congrue restano soggetti al vincolo patrimoniale se ricollegabili all'attività criminale dell'indagato principale.
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Sequestro preventivo per sproporzione: mutuo e redditi bassi
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per sproporzione di un immobile acquistato da un soggetto indagato per spaccio di sostanze stupefacenti. Il valore di acquisto del bene, pari a 35.000 euro, superava di gran lunga le entrate dichiarate dall'indagato e dalla sua famiglia negli anni precedenti. La difesa ha sostenuto che l'acquisto derivasse da prestiti bancari ottenuti dal padre. I giudici hanno respinto la tesi perché i prestiti coprivano solo una parte della spesa e il nucleo familiare non possedeva redditi leciti sufficienti per rimborsare il debito rateale, facendo presumere l'impiego di proventi illeciti.
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Confisca allargata: ricorso errato salvato dalla Cassazione
La Corte d'appello, in qualità di giudice dell'esecuzione, ha ordinato la confisca allargata di alcuni immobili nei confronti di un condannato e di una terza persona interessata per sproporzione reddituale. I soggetti destinatari del sequestro hanno presentato ricorso diretto per Cassazione per contestare l'origine lecita dei fabbricati e l'assenza di presupposti. La Suprema Corte ha chiarito che il provvedimento andava impugnato tramite incidente di opposizione dinanzi allo stesso giudice di merito e non subito davanti ai giudici di legittimità. In applicazione del principio di conservazione degli atti, la Cassazione ha riqualificato il ricorso in opposizione e ha trasmesso gli atti alla Corte d'appello per la celebrazione del corretto giudizio di merito.
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Confisca del denaro nel patteggiamento tra reddito e spaccio
Il Tribunale ha condannato un imputato per detenzione di sostanze stupefacenti a seguito di patteggiamento, disponendo la confisca delle somme di denaro sequestrate nella sua abitazione. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo la provenienza lecita del denaro e lamentando un vizio di motivazione del giudice di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la misura patrimoniale. I giudici hanno chiarito che la confisca del denaro nel patteggiamento per reati di droga è legittima qualora emerga una netta sproporzione tra le somme possedute e il reddito dichiarato, unita alla mancanza di prove sull'origine lecita dei fondi e all'ammissione del possesso di proventi illeciti.
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Confisca allargata: conti della madre bloccati per i reati del figlio
I giudici hanno disposto il sequestro preventivo di conti bancari intestati alla madre di un indagato per traffico di stupefacenti, evidenziando una palese sproporzione tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare e le disponibilità finanziarie accumulate. La donna ha impugnato il provvedimento, sostenendo la titolarità esclusiva dei fondi e contestando la competenza territoriale del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il collegio ha stabilito che la confisca allargata si applica pienamente anche ai beni formalmente intestati ai familiari stretti, quando il titolare apparente non possiede entrate lavorative adeguate e non dimostra la lecita provenienza del patrimonio. La presunzione di accumulo illecito trasferisce l'onere probatorio a carico della difesa, rendendo legittimo il blocco preventivo dei conti.
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Traffico di stupefacenti: condanna annullata e conferme
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi relativi a una complessa indagine sul traffico di stupefacenti tra Italia, Spagna e Marocco. I giudici hanno annullato senza rinvio la condanna nei confronti di un imputato, accusato di aver nascosto denaro nella ruota di scorta per finanziare l'acquisto della droga, poiché non è stata raggiunta la prova della sua reale consapevolezza e responsabilità. La Corte ha invece confermato la responsabilità di altri due membri, rigettando i loro ricorsi per la chiarezza dei contributi forniti al gruppo. Infine, ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli altri imputati e del Procuratore Generale. La sentenza chiarisce che la semplice conoscenza passiva delle attività illecite non basta per la condanna, ma serve un apporto concreto al gruppo criminoso.
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Sequestro per sproporzione: illegittimo senza calcolo dei redditi
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava il sequestro preventivo di beni a carico del gestore di una cooperativa sanitaria, indagato per caporalato ed estorsione. I giudici cautelari avevano convalidato il sequestro per sproporzione basandosi sulla mancata indicazione, da parte dell'indagato, delle spese personali e familiari sostenute. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non può limitarsi a contestare l'omessa rendicontazione dei consumi quotidiani se l'indagato produce documentazione sui redditi percepiti. La decisione richiede una reale verifica del divario patrimoniale.
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Confisca allargata: beni illeciti o patrimonio familiare?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre individui contro la decisione della Corte d'Appello di Napoli. Quest'ultima, in sede di rinvio, aveva parzialmente revocato la confisca allargata di alcuni beni immobili, ma confermato la confisca per altri, ritenendo che il patrimonio fosse di origine illecita e sproporzionato ai redditi dichiarati. I ricorrenti lamentavano una mancata valutazione delle loro difese sulla legittima provenienza dei beni. La Cassazione ha ritenuto i ricorsi generici, confermando che la Corte d'Appello aveva correttamente esaminato e confutato la presunta legittimità delle risorse, collegando l'accumulo di beni ad attività di riciclaggio per un clan camorristico.
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Sequestro preventivo per sproporzione: contanti senza redditi
Un soggetto indagato per il reato di usura ha subito il sequestro preventivo per sproporzione di una somma contante pari a oltre 140.000 euro. Durante una perquisizione, gli inquirenti hanno rinvenuto il denaro insieme a documenti contabili riconducibili a presunti prestiti illeciti. L'indagato ha contestato il provvedimento, sostenendo che le somme derivassero da vecchia evasione fiscale legata al commercio ambulante e non dall'attività usuraia. Il Tribunale del Riesame ha confermato il blocco del denaro per la totale assenza di redditi dichiarati dal 2007 e il concreto rischio di occultamento delle somme. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, ribadendo la legittimità della misura cautelare e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Confisca allargata e beni della figlia: sequestro confermato
I giudici hanno disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata di un'auto, un deposito a risparmio e un conto corrente formalmente intestati alla figlia di un indagato per reati di droga ed estorsione. La terza intestataria ha impugnato il provvedimento, sostenendo la piena titolarità dei beni e l'estraneità agli illeciti. I magistrati hanno però accertato la sproporzione economica tra le somme accumulate e i redditi fiscali dell'intero nucleo familiare, oltre a costanti versamenti di contanti e assegni da parte del genitore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della proprietaria formale. I beni restano sotto vincolo perché riconducibili in via esclusiva alla disponibilità materiale del genitore indagato.
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Sequestro preventivo di denaro contante: lecito senza alibi
L'indagato veniva sorpreso in possesso di una cospicua somma pari a 97.500 euro in banconote, senza fornire alcuna spiegazione plausibile circa la lecita provenienza del denaro. Il Giudice per le Indagini Preliminari disponeva il sequestro preventivo di denaro contante nell'ambito di un procedimento per il reato di ricettazione collegato a illeciti finanziari. Il Tribunale del Riesame confermava la misura cautelare. L'indagato proponeva quindi ricorso per cassazione, lamentando l'assenza di prove sul delitto presupposto e vizi formali del provvedimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il possesso ingiustificato di grandi somme liquide occultate giustifica il vincolo cautelare sia per evitare l'aggravamento del reato sia in vista della confisca allargata.
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