La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22825/2025, si è pronunciata sul delicato confine tra riciclaggio e concorso nel reato. Un soggetto, condannato per aver riciclato assegni provenienti da usura, sosteneva di essere in realtà complice dell'usuraio, il che avrebbe reso non punibile il successivo riciclaggio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per aversi concorso nel reato presupposto è necessario che l'accordo preventivo per "ripulire" il denaro abbia concretamente influenzato o rafforzato la decisione dell'autore principale di delinquere. In assenza di tale prova, chi aiuta a occultare i proventi illeciti risponde del reato autonomo di riciclaggio.
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