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Concorso Esterno In Associazione Mafiosa

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178 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa vicenda di criminalità organizzata, analizzando diverse posizioni processuali. Tra le decisioni, spicca l'annullamento con rinvio dell'assoluzione di un politico dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto che i fatti, pur non integrando il concorso esterno, dovessero essere rivalutati alla luce del reato di scambio elettorale politico-mafioso. Altre decisioni includono l'annullamento per violazione del ne bis in idem e la dichiarazione di inammissibilità per ricorsi ritenuti meramente ripetitivi. La sentenza offre importanti chiarimenti sulla qualificazione giuridica dei patti tra politica e mafia.
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Custodia cautelare ultrasettantenne: quando è lecita?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità della custodia cautelare in carcere per un indagato di oltre settant'anni, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che il divieto generale di applicare la misura carceraria a questa categoria di soggetti può essere superato in presenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Secondo la Corte, non sono necessarie formule esplicite per giustificare l'eccezionalità, ma è sufficiente una motivazione approfondita che dimostri la straordinaria pericolosità del soggetto e la gravità dei 'pericula libertatis', anche se tale valutazione non era stata affrontata nel primo provvedimento. La decisione finale ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della custodia cautelare ultrasettantenne nel caso di specie.
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Aggravamento misura cautelare per condanna grave
Un imputato agli arresti domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa si vede aggravare la misura in custodia in carcere dopo una condanna a una pena severa e un atto intimidatorio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale **aggravamento misura cautelare**, ritenendolo giustificato dalla combinazione della gravità della pena inflitta e della condotta dell'imputato, indicativa di una persistente pericolosità sociale e di logiche di tipo mafioso.
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Concorso esterno associazione mafiosa: la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un comandante della polizia penitenziaria per concorso esterno in associazione mafiosa e per un agente per spaccio di droga in carcere. La sentenza chiarisce i limiti del principio del 'ne bis in idem' e i criteri per configurare il contributo dell'extraneus al sodalizio criminale, come veicolare messaggi per i detenuti. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Riabilitazione negata: risarcimento del danno è cruciale
La Corte di Cassazione conferma la decisione di riabilitazione negata a un soggetto condannato per gravi reati, tra cui concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza sottolinea che, per ottenere il beneficio, non è sufficiente una generica intenzione di risarcire, ma è necessario un impegno concreto e integrale verso tutte le parti lese, anche quelle non costituite parte civile nel processo. L'effettivo adempimento delle obbligazioni civili è considerato una prova fondamentale dell'emenda del condannato.
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Concorso esterno: quando il reato è configurabile
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna di una donna per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che due episodi isolati di consegna di messaggi ("pizzini") non sono sufficienti a dimostrare la condotta sistematica e reiterata richiesta per configurare il reato di concorso esterno. Tale condotta potrebbe invece integrare il meno grave reato di favoreggiamento. La sentenza ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi di altri imputati che avevano stipulato un concordato sulla pena in appello, ribadendo che l'accordo preclude la contestazione sulla misura della pena, salvo i casi di illegalità.
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Confisca impresa mafiosa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di un imprenditore, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e dei suoi familiari, confermando la confisca di un'intera azienda e di altri beni. La sentenza stabilisce che quando un'impresa riceve vantaggi da un'organizzazione criminale, si qualifica come "impresa mafiosa" e i suoi beni sono interamente confiscabili a causa di una "contaminazione" irreversibile tra profitti leciti e illeciti, rendendo irrilevante la sua origine lecita. La Corte ha inoltre ribadito che i beni intestati ai familiari si presumono nella disponibilità del soggetto pericoloso, a meno che i familiari non forniscano prove rigorose della provenienza lecita e autonoma dei fondi.
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Riparazione ingiusta detenzione: negata per colpa grave
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di riparazione per ingiusta detenzione presentata da un soggetto, assolto in via definitiva dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. La decisione si fonda sul principio che il diritto all'indennizzo è escluso qualora l'interessato abbia contribuito, con dolo o colpa grave, a causare la propria detenzione. Nel caso specifico, le frequentazioni ambigue e le condotte dell'individuo, pur non penalmente rilevanti, sono state ritenute sufficienti a creare un'apparenza di colpevolezza, integrando la colpa grave che osta al risarcimento.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che la messa a disposizione continuativa dei propri locali commerciali e il supporto logistico a un clan, non costituiscono un mero favoreggiamento, ma un contributo concreto e percepibile che rafforza l'operatività dell'associazione criminale, giustificando la più grave misura cautelare nonostante l'incensuratezza dell'indagato.
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Concorso esterno: la Cassazione e la prova indiziaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza 8925/2024, ha rigettato il ricorso di un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha confermato la validità del quadro indiziario basato su una serie di condotte, tra cui la gestione di attività economiche per conto del clan e la messa a disposizione di luoghi per incontri, ritenendo irrilevante la proposta di letture alternative dei singoli fatti da parte della difesa.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: annullamento
Un imprenditore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver messo a disposizione la sua impresa a favore di un sodalizio criminale, ottiene l'annullamento della misura cautelare degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha stabilito che la base accusatoria è venuta meno a seguito di un'altra decisione che ha ridimensionato il ruolo del boss detenuto, dal quale sarebbero partite le direttive per l'imprenditore. Il caso è stato rinviato al Tribunale del Riesame per una nuova valutazione.
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Concorso esterno: il parcheggiatore abusivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di un individuo che svolgeva l'attività di parcheggiatore abusivo. La sentenza stabilisce che fornire un aiuto concreto e consapevole a un clan, pur senza esserne affiliati, è sufficiente a configurare il reato, in quanto l'attività illecita rafforzava il controllo del territorio da parte del sodalizio criminale.
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Concorso esterno: la Cassazione e le presunzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16148/2024, ha rigettato il ricorso di un individuo accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La decisione chiarisce importanti principi sulla presunzione delle esigenze cautelari per questo reato e ribadisce i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare nel merito il quadro indiziario ma solo verificare la logicità della motivazione del provvedimento impugnato.
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Concorso esterno: la Cassazione sulla custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che il semplice trascorrere del tempo dai fatti contestati non è sufficiente a superare la presunzione di pericolosità sociale, specialmente quando il contributo fornito al clan è stato di natura strategica ed economica, come il finanziamento di una nuova attività illecita.
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Concorso esterno: la custodia cautelare secondo la Corte
Un imprenditore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver gestito le finanze di due clan, ha impugnato la misura degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che, sebbene per questo reato non esista una presunzione assoluta di adeguatezza del carcere, la comprovata pericolosità sociale dell'individuo, derivante dai suoi stretti e fiduciari rapporti con i vertici dei clan, giustifica pienamente la misura restrittiva per prevenire la reiterazione del reato.
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Contrasto tra giudicati: quando è possibile la revisione?
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso per la revisione di una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, basato su un presunto contrasto tra giudicati derivante dall'assoluzione di coimputati in processi separati. La Corte ha ribadito che, per la revisione, non è sufficiente una diversa valutazione delle prove, ma è necessaria un'incompatibilità oggettiva tra i fatti storici accertati nelle sentenze, che nel caso di specie non sussisteva.
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Concorso esterno: quando la disponibilità è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza 16965/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un assistente di polizia penitenziaria accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato, è sufficiente la 'messa a disposizione' all'organizzazione criminale, anche se il contributo promesso non produce un risultato concreto. Nel caso specifico, l'indagato si era reso disponibile a fare da tramite tra detenuti e l'esterno, un comportamento ritenuto sufficiente a rafforzare l'associazione, indipendentemente dall'esito delle sue azioni.
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Errore percettivo: limiti del ricorso straordinario
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario avverso una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che il rimedio dell'errore percettivo non può essere utilizzato per riproporre questioni di merito o per contestare la valutazione giuridica della Corte, ma solo per correggere sviste materiali nella lettura degli atti che abbiano avuto un'influenza decisiva sul giudizio.
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Concorso esterno mafioso: garante di pace tra clan
La Corte di Cassazione conferma la condanna per concorso esterno mafioso nei confronti di un soggetto che aveva agito come garante per una "pax mafiosa" tra due clan rivali. La sentenza chiarisce che tale condotta costituisce un contributo concreto e causalmente rilevante per la conservazione e il rafforzamento dell'associazione criminale, anche se si tratta di un singolo episodio. Viene inoltre approfondito l'elemento soggettivo del reato, distinguendolo da quello del partecipe interno all'associazione.
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Concorso esterno: la Cassazione sui requisiti
La Corte di Cassazione si pronuncia sul tema del concorso esterno in associazione mafiosa, confermando la condanna di un imputato che, pur non essendo un membro organico, ha fornito un contributo concreto e consapevole all'organizzazione criminale. La sentenza chiarisce i requisiti necessari per configurare tale reato, distinguendolo dalla piena partecipazione. Per un altro coimputato, la Corte annulla con rinvio la sentenza limitatamente al bilanciamento delle circostanze, mentre rigetta i ricorsi degli altri imputati condannati per partecipazione.
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