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Concorso Esterno In Associazione Mafiosa

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178 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concorso esterno in associazione mafiosa: confermati i domiciliari
Il Tribunale del Riesame ha concesso gli arresti domiciliari a un indagato, ritenuto concorrente esterno del clan camorristico per aver gestito imprese edili legate a un esponente criminale, nonché accusato di intestazione fittizia e riciclaggio. L'indagato ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che l'attività societaria fosse estranea al clan e giustificata da normali rapporti familiari con il suocero mafioso, oltre a eccepire la carenza di prove sui capitali illeciti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la solidità del quadro indiziario basato sulla totale impossidenza economica dell'indagato al momento della fondazione della società e sulle intercettazioni che dimostravano la consapevolezza del reimpiego di capitali sporchi. La pronuncia consolida i criteri probatori per il concorso esterno in associazione mafiosa in sede cautelare.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: confermata l’assoluzione
La Procura Generale contestava l'assoluzione di un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio. L'accusa sosteneva che l'imprenditore cambiasse assegni illeciti per favorire un clan camorristico, basandosi sulle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia. La Corte d'Appello aveva invece accertato la natura lecita dei rapporti commerciali e la debolezza delle testimonianze indirette. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della pubblica accusa. I giudici hanno chiarito che il giudice di rinvio non ha alcun obbligo di riascoltare i testimoni quando conferma l'esito liberatorio. L'imprenditore ottiene così l'assoluzione definitiva da ogni addebito penale.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: confermata la misura
Un professionista legale subisce la misura cautelare degli arresti domiciliari con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L'accusa contesta la fornitura di notizie riservate e indicazioni strategiche a un esponente di vertice della criminalità organizzata. La difesa impugna l'ordinanza lamentando la violazione del diritto di difesa per il poco tempo concesso nell'ascolto delle intercettazioni, la natura lecita delle consulenze professionali e l'illegittimità costituzionale del reato contestato. La Corte di Cassazione rigetta integralmente il ricorso. I giudici confermano la piena costituzionalità della fattispecie incriminatrice e ritengono congrui i tempi difensivi in assenza di tempestive richieste di rinvio. La Corte evidenzia inoltre la presenza di un quadro gravemente indiziario sul contributo consapevole fornito al sodalizio criminale.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: stop agli arresti
Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione contro l'annullamento degli arresti domiciliari disposti per L'Indagata, accusata del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l'accusa, la donna avrebbe versato denaro per finanziare un clan. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Pubblica Accusa. I giudici hanno chiarito che il Pubblico Ministero ha omesso di dimostrare l'attualità delle esigenze cautelari necessarie al ripristino della misura. Inoltre, la Corte ha confermato l'assenza di gravi indizi: le somme versate rappresentavano semplici compensi personali dovuti per precedenti attività e non un contributo consapevole destinato a rafforzare l'organizzazione criminale.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: politico assolto
Un esponente politico locale viene accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per un presunto patto di scambio elettorale con una cosca locale e di estorsione aggravata per aver preteso sconti forzosi da un commerciante. La Corte d'Appello lo condanna, ma la Cassazione annulla la sentenza senza rinvio. I giudici di legittimità rilevano una totale assenza di prove concrete e riscontri investigativi sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Inoltre, i presunti complici e la stessa vittima dell'estorsione sono stati assolti in altri procedimenti, escludendo l'esistenza di minacce o patti illeciti. L'imputato viene quindi definitivamente assolto con la formula perché il fatto non sussiste.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: da vittima a complice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore del settore del gioco d'azzardo, confermando la misura cautelare degli arresti domiciliari. L'indagato era accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver stretto un accordo con un clan della 'ndrangheta. L'imprenditore installava slot machine alterate e non collegate alla rete nazionale, versando parte dei guadagni illeciti alla cosca in cambio del monopolio commerciale sul territorio e di protezione. La difesa sosteneva che i versamenti fossero frutto di estorsione subita. I giudici hanno invece confermato che il patto di reciproco vantaggio (monopolio per l'imprenditore e finanziamento per il clan) configura pienamente il reato, escludendo lo stato di soggezione coatta. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: annullata la misura
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza cautelare degli arresti domiciliari emessa nei confronti di un imprenditore immobiliare. L'indagato era accusato di tentata estorsione e di concorso esterno in associazione mafiosa per aver agevolato una cosca locale. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso della difesa limitatamente all'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e alla sussistenza delle esigenze cautelari. La Cassazione ha rilevato che il Tribunale del Riesame non ha motivato in modo concreto quale sia stato l'effettivo e specifico contributo fornito dall'indagato al sodalizio criminale, né quali vantaggi ne siano derivati. Di conseguenza, i giudici dovranno rivalutare la gravità degli indizi per tale reato e l'effettiva necessità della misura restrittiva, tenendo conto dell'età e della salute dell'indagato.
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Fisco e clan: concorso esterno in associazione mafiosa
Un commercialista è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa per aver messo sistematicamente le proprie competenze professionali a disposizione di esponenti della criminalità organizzata. Il professionista suggeriva intestazioni fittizie di beni, strategie di evasione fiscale e facilitava l'acquisizione di attività commerciali per favorire il clan. La difesa sosteneva l'assenza di un contributo concreto, evidenziando che alcune condotte non si erano realizzate o avevano portato ad assoluzioni specifiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. La Corte ha stabilito che la sistematica messa a disposizione delle competenze professionali per eludere la legge configura il reato, poiché consolida e rafforza l'associazione criminale, a prescindere dall'effettiva realizzazione dei singoli reati di scopo.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: profitto contro clan
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso caso di associazione mafiosa, estorsione e corruzione, ridefinendo i confini del concorso esterno in associazione mafiosa. La vicenda ruota attorno alle attività di un clan e ai suoi rapporti con imprenditori collusi e pubblici ufficiali infedeli che fornivano informazioni riservate. La Suprema Corte ha chiarito che l'aggravante dell'agevolazione mafiosa può coesistere con il fine di lucro personale e che l'aggravante delle armi non si estende automaticamente al concorrente esterno senza prova della sua effettiva conoscenza. Ha inoltre stabilito che l'estorsione aggravata da "più persone riunite" richiede la simultanea presenza fisica di almeno due soggetti al momento della minaccia. Di conseguenza, la Corte ha assolto senza rinvio il figlio di un imprenditore, ha annullato parzialmente con rinvio le posizioni di altri imputati per ricalcolare le pene o rivalutare specifiche aggravanti, e ha rigettato i ricorsi restanti.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: addio alla politica
Il Tribunale di Napoli aveva respinto la richiesta di revoca o sostituzione degli arresti domiciliari per un ex esponente politico indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale. La difesa sosteneva che il lungo tempo trascorso dai fatti, risalenti al 2017, e il definitivo abbandono della vita politica escludessero il pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, annullando l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice deve valutare concretamente i fatti sopravvenuti, come l'allontanamento dalla politica, senza liquidarli con motivazioni apparenti o apodittiche, e deve motivare l'eventuale inadeguatezza di misure meno afflittive rispetto alla custodia domiciliare.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: da complice a vittima
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di un imprenditore del settore turistico. L'uomo era accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione e traffico di influenze illecite. I giudici di legittimità hanno rilevato l'assoluta insufficienza degli indizi di colpevolezza. In particolare, per l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, è emerso che l'imprenditore aveva in realtà subito minacce e violenze da parte di esponenti della stessa consorteria criminale, una dinamica incompatibile con il ruolo di complice. Anche per le ipotesi di estorsione e traffico di influenze, le dichiarazioni della vittima e le intercettazioni non hanno mostrato elementi di minaccia o finalità illecite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha ordinato l'immediata liberazione dell'indagato.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: bluff o vero aiuto?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura contro la revoca delle misure cautelari a carico di un noto professionista, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L'accusa sosteneva che l'indagato si fosse messo a disposizione di un clan per reperire verbali segreti di un collaboratore di giustizia. Tuttavia, il Tribunale del Riesame ha ritenuto che tale promessa fosse una semplice millanteria, priva di reale efficacia causale per favorire l'associazione criminale. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che il giudice di legittimità non può rivalutare il merito delle prove se la motivazione del giudice territoriale è logica e coerente. Vince il professionista, per il quale viene confermata la revoca della misura cautelare.
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Senatore condannato: concorso esterno in associazione mafiosa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei anni di reclusione nei confronti di un esponente politico, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L'imputato, sfruttando i suoi ruoli istituzionali di senatore e sottosegretario, ha stretto un patto di scambio politico-mafioso con i vertici della criminalità organizzata locale, garantendo loro appoggio economico e amministrativo in cambio di sostegno elettorale. La Suprema Corte ha chiarito che il concorso esterno in associazione mafiosa costituisce un reato permanente, la cui consumazione si protrae finché dura la concreta disponibilità del politico verso la cosca, cessata in questo caso solo nel 2006. Di conseguenza, i giudici hanno respinto il ricorso della difesa, escludendo la prescrizione del reato e confermando in via definitiva la responsabilità penale dell'imputato e la sua condanna al risarcimento dei danni alle parti civili.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: no se l’affare sfuma
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'indagata sottoposta agli arresti domiciliari con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L'accusa si basava su una presunta mediazione commerciale tra una cosca calabrese e una multinazionale petrolifera per la fornitura di carburanti. La trattativa era però fallita senza produrre alcun accordo. I giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza cautelare con rinvio, stabilendo che per configurare il reato non basta una valutazione astratta della condotta. È invece necessario verificare, tramite un accertamento successivo (ex post), se l'attività dell'indagata abbia effettivamente rafforzato o conservato le capacità operative del sodalizio criminale, cosa che non può avvenire in presenza di semplici trattative preliminari rimaste prive di effetti concreti.
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Concorso esterno in associazione mafiosa e trattative fallite
Il Tribunale di Catanzaro aveva confermato la custodia cautelare in carcere per un mediatore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver agevolato contatti tra una cosca locale e un gruppo petrolifero estero. La difesa ha impugnato il provvedimento, evidenziando che le trattative erano fallite e i contatti erano stati occasionali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, per configurare il concorso esterno in associazione mafiosa, il giudice non può limitarsi a una valutazione astratta delle trattative. È invece necessario verificare con un giudizio ex post se la condotta del professionista abbia effettivamente rafforzato o conservato le capacità operative del sodalizio criminoso. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: non è mero aiuto
Il Tribunale del riesame ha confermato la custodia in carcere per un soggetto accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L'indagato fungeva da autista, confidente e facilitatore di incontri per il capo di una famiglia mafiosa locale, mettendo a disposizione la propria auto e il proprio parcheggio aziendale per riunioni con altri esponenti di spicco della criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, stabilendo che la sua condotta non costituisce un semplice favoreggiamento personale. L'attività di supporto, infatti, non è stata episodica ma sistematica e continuativa, fornendo un contributo concreto alla conservazione e al rafforzamento dell'intero sodalizio criminale. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e resta in carcere, oltre a dover pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Commercialista e clan: concorso esterno in associazione mafiosa
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un professionista accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il soggetto, svolgendo l'attività di commercialista, fungeva da intermediario tra un'importante azienda di distribuzione alimentare e due cosche della 'ndrangheta. In cambio della gestione monopolistica dei trasporti da parte dei clan, il professionista otteneva l'incarico di curare la contabilità delle attività criminali, traendone un rilevante profitto economico e professionale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della difesa, ribadendo che il contributo del professionista, basato su un chiaro accordo di reciproco vantaggio (sinallagma), ha concretamente rafforzato l'operatività delle cosche sul territorio, giustificando la misura cautelare per l'elevato pericolo di recidiva.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: annullati i domiciliari
L'Imprenditore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver messo le proprie aziende a disposizione di un clan criminale per riciclare denaro, impugna l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. La difesa evidenzia che l'indagato è detenuto dal 2013 e le sue società sono inattive dal 2014, escludendo l'attualità del pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la presunzione di esigenze cautelari può essere superata valutando il tempo trascorso e la condotta recente. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla l'ordinanza e rinvia al Tribunale del Riesame per una nuova valutazione.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: annullati i domiciliari
Un imprenditore edile, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per presunti legami con un noto clan campano, ha impugnato l'ordinanza cautelare che disponeva gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, concentrandosi sulle esigenze cautelari. Sebbene la gravità degli indizi sia stata confermata grazie a intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, i giudici di legittimità hanno rilevato un grave difetto di motivazione sul pericolo di recidiva. Il Tribunale del Riesame ha infatti applicato automatismi tipici della partecipazione interna al clan, omettendo di valutare l'attualità del pericolo e il tempo trascorso dai fatti contestati. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un collaboratore aziendale accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e porto abusivo d'armi. L'indagato gestiva società fittizie per riciclare denaro e compiere frodi fiscali a vantaggio di un clan criminale. Inoltre, aveva inseguito un uomo con una pistola per controllare il territorio. La difesa sosteneva la violazione del divieto di doppio giudizio per via di un precedente processo per reati fiscali. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che i reati tributari e il concorso esterno in associazione mafiosa tutelano beni giuridici diversi e che l'attività dell'indagato ha concretamente rafforzato il sodalizio criminale.
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