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Concorso Esterno In Associazione Di Tipo Mafioso

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato commesso da chi, non essendo parte dell'associazione mafiosa, fornisce un contributo concreto, specifico e volontario che aiuta a conservare o rafforzare l'associazione stessa, senza avere l'intenzione di farne parte.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Esigenze Cautelari: via la misura se il clan non opera più
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una misura cautelare per un individuo accusato di concorso esterno in associazione criminale. La decisione si fonda sulla valutazione della mancanza di attuali esigenze cautelari. Sebbene il reato fosse grave, il Tribunale del Riesame aveva correttamente rilevato che il notevole tempo trascorso dai fatti e, soprattutto, la perdita di operatività del gruppo criminale facevano venir meno il pericolo concreto di reiterazione del reato. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che la cessazione delle esigenze cautelari è una ragione sufficiente per revocare la misura, anche a prescindere da una nuova valutazione sui gravi indizi di colpevolezza.
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Sostituzione misura cautelare: il no della Cassazione
Un individuo accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso ha richiesto la sostituzione della misura cautelare dalla detenzione in carcere agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. La Corte ha specificato che, per reati di tale gravità, né il tempo trascorso in custodia né una decisione favorevole a un coimputato sono, di per sé, elementi sufficienti per giustificare una misura meno afflittiva, ribadendo la presunzione di adeguatezza della detenzione in carcere.
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Continuazione tra reati: no se il secondo è imprevisto
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento della continuazione tra reati a un soggetto condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e per corruzione in carcere. La Corte ha stabilito che la corruzione non era parte dell'originario disegno criminoso, in quanto evento estemporaneo e non prevedibile al tempo del primo reato, respingendo così il ricorso.
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Concorso esterno: la Cassazione e l’imprenditore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imprenditore per concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza chiarisce la distinzione tra imprenditore vittima e imprenditore colluso, figura a cui è stato ricondotto l'imputato. Si è stabilito che un rapporto duraturo e di reciproco vantaggio con un clan mafioso, finalizzato a ottenere una posizione dominante sul mercato, integra il reato. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo la motivazione della corte d'appello logica e coerente con i principi di diritto.
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Concorso esterno: la valutazione degli indizi è cruciale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato la misura degli arresti domiciliari a un'indagata per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse omesso di valutare in modo completo e logico l'intero quadro indiziario, ignorando elementi cruciali come intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, come invece era stato richiesto in un precedente giudizio di rinvio. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Concorso esterno: limiti del ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il ricorso del PM mirava a una non consentita rivalutazione dei fatti, mentre il Tribunale del riesame aveva logicamente motivato l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, ritenendo le prove generiche, ambigue e non sufficientemente riscontrate.
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Concorso esterno mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un imprenditore accusato di concorso esterno mafioso per aver collaborato con un'associazione criminale nel settore ortofrutticolo. Pur confermando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, la Corte ha annullato l'ordinanza di arresti domiciliari. La motivazione risiede nella carenza di argomentazioni da parte del Tribunale del riesame riguardo all'attualità delle esigenze cautelari, dato il tempo trascorso dai fatti contestati. La sentenza ribadisce che, anche per reati gravi, la limitazione della libertà personale deve essere fondata su un pericolo concreto e attuale, non presunto.
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Esigenze cautelari: quando si riducono ma non spariscono
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fratelli imputati di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del riesame che, pur attenuando la misura cautelare da arresti domiciliari a divieto di dimora, ha ritenuto ancora sussistenti le esigenze cautelari a causa di un perdurante rapporto di cointeressenza economica con un clan. La sentenza sottolinea che il tempo trascorso non elimina automaticamente la pericolosità sociale.
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Recidiva specifica: quando è annullata la sentenza
La Corte di Cassazione ha analizzato una complessa vicenda di reati associativi e patrimoniali. La sentenza è stata parzialmente annullata con rinvio per un imputato a causa della mancata motivazione sulla recidiva specifica, un punto cruciale sollevato nell'appello. Per un altro imputato, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, mentre numerosi altri ricorsi sono stati dichiarati inammissibili per genericità o perché vertevano su questioni di fatto. La decisione sottolinea l'importanza di motivare adeguatamente ogni aspetto della pena e la necessità di formulare motivi di ricorso specifici e pertinenti al giudizio di legittimità.
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