La Corte di Cassazione ha esaminato un complesso caso di frode fiscale riguardante l'emissione di fatture per operazioni inesistenti all'interno di un gruppo societario a gestione familiare. Gli imputati, tra cui un amministratore di fatto, un rappresentante legale e una commercialista, erano stati condannati nei gradi precedenti per aver gonfiato i costi aziendali tramite ricarichi ingiustificati e servizi mai prestati. La Suprema Corte ha dichiarato parzialmente estinti i reati per prescrizione per le condotte antecedenti al settembre 2015. Ha inoltre annullato con rinvio la posizione della professionista, rilevando una carenza motivazionale circa il suo effettivo contributo doloso e la consapevolezza del sistema fraudolento, sottolineando che la semplice tenuta della contabilità non implica automaticamente la responsabilità penale per le frodi del cliente.
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