Un passeggero viene trovato in possesso delle chiavi di un appartamento trasformato in un vero e proprio deposito di droga, oltre a una modica quantità di hashish e più di mille euro in contanti. La sua difesa si basa su una giustificazione apparentemente semplice, sostenendo che le chiavi gli fossero state affidate dal guidatore per non perderle in discoteca e che il denaro derivasse da una lontana vendita immobiliare. La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso dell'indagato contro la misura degli arresti domiciliari. Per i giudici supremi, il possesso delle chiavi del covo implica un forte rapporto di fiducia e una chiara condivisione delle responsabilità, integrando pienamente i gravi indizi per il concorso in spaccio di stupefacenti. La modesta quantità di droga in tasca, identica a quella del maxi-sequestro, e l'ingiustificata somma di denaro smontano la tesi dell'inconsapevolezza, confermando la piena legittimità della misura cautelare applicata.
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