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Concordato Preventivo Con Riserva

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Strumento che consente a un'impresa in crisi di presentare una domanda di ammissione al concordato 'in bianco', riservandosi di depositare il piano e la proposta definitivi entro un termine fissato dal tribunale. In questo periodo, il patrimonio dell'impresa è protetto da azioni esecutive dei creditori.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Compenso Commissario Giudiziale: Da 180.000€ a 24.000€, la Cassazione interviene
La Cassazione ha riesaminato un caso complesso riguardante il Compenso Commissario Giudiziale in una procedura di concordato preventivo con riserva. Tre professionisti avevano ricevuto inizialmente 180.000 euro, poi ridotti drasticamente a 24.000 euro dal Tribunale, che aveva applicato criteri generici. I Commissari hanno contestato questa riduzione, sostenendo l'applicazione di norme specifiche. La Corte ha riconosciuto la mancanza di chiarezza normativa e le diverse interpretazioni, decidendo di rinviare la causa a una pubblica udienza per definire criteri più precisi per il Compenso Commissario Giudiziale.
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Concordato preventivo con riserva: stop ad abusi e rinvii
Un'imprenditrice ha depositato diverse istanze concorsuali per evitare le richieste di fallimento dei creditori. Dopo aver rinunciato a un concordato e a un accordo di ristrutturazione viziato da informazioni inesatte, ha presentato una nuova domanda di concordato preventivo con riserva. Il Tribunale ha negato la concessione del termine, ritenendo la condotta un abuso del processo volto unicamente a prendere tempo, e ha dichiarato il fallimento dell'attività. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, accertando la grave insolvenza e le manovre dilatorie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'imprenditrice, confermando che il giudice non deve concedere automaticamente il termine per il concordato preventivo con riserva se emergono chiari indici di inammissibilità e abuso dello strumento legale.
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Prededuzione Crediti: Cassazione Limita i Privilegi nell’Amministrazione Straordinaria
Un'Azienda in amministrazione straordinaria ha contestato la decisione di un Tribunale che aveva riconosciuto la prededuzione di crediti per spese di gestione, sorti prima dell'apertura della procedura e di un precedente concordato preventivo con riserva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prededuzione crediti per la continuazione dell'impresa in amministrazione straordinaria si applica solo ai debiti sorti dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza o l'apertura della procedura stessa. Non è sufficiente che i crediti siano funzionali al mantenimento dell'impresa se non rispettano il requisito cronologico e l'eventuale consecuzione tra procedure. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione.
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Crediti da riscuotere e stato di insolvenza: confermato il fallimento
L'Agenzia di riscossione ha promosso la dichiarazione di fallimento di una società a causa di un debito erariale superiore a tre milioni di euro. L'Azienda debitrice ha contestato la decisione, sostenendo di possedere un ingente credito verso terzi e addebitando la crisi al mancato pagamento da parte del proprio debitore. I giudici hanno confermato la sussistenza dello stato di insolvenza. La società versava in inattività, mancava di liquidità e il credito vantato era di difficile e lento recupero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice, confermando definitivamente il fallimento e condannando i ricorrenti alle spese legali.
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Prededuzione del credito professionale: negata senza concordato vero
Un avvocato ha chiesto l'ammissione in prededuzione del credito professionale per l'assistenza fornita a una società, prima per una domanda di concordato preventivo con riserva e poi per l'amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha ridotto il compenso e negato la prededuzione, applicando le tariffe ministeriali anziché l'accordo scritto, poiché il concordato non era proseguito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. Ha stabilito che la prededuzione del credito professionale spetta solo se l'attività è stata concretamente utile alla conservazione del patrimonio aziendale e se la società viene effettivamente ammessa alla procedura concorsuale. Poiché l'attività si era limitata alla sola domanda iniziale con riserva senza alcun seguito, il credito non può essere pagato in via prioritaria.
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Prededuzione del credito professionale: no senza concordato
Un professionista ha chiesto l'ammissione allo stato passivo dell'azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo la prededuzione del credito professionale per aver redatto una domanda di concordato preventivo con riserva. Il Tribunale ha invece riconosciuto solo il privilegio, applicando le tariffe ministeriali anziché quelle pattuite, poiché la procedura di concordato non era proseguita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che la prededuzione spetta solo se l'attività ha concretamente aiutato a preservare il patrimonio aziendale e se l'impresa è stata effettivamente ammessa alla procedura concordataria, circostanza non avvenuta nel caso di specie.
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Prededuzione del credito professionale: no alla priorità senza concordato
Un avvocato ha chiesto l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per oltre un milione di euro di compensi professionali. Il Tribunale ha riconosciuto solo una frazione del credito come privilegiato, negando la prededuzione del credito professionale per l'attività di deposito di una domanda di concordato preventivo con riserva a cui non era seguito alcun piano. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che la prededuzione del credito professionale spetta solo se la prestazione è stata funzionale alla conservazione del patrimonio aziendale e se il debitore è stato effettivamente ammesso alla procedura di concordato. Poiché la procedura si è interrotta subito dopo la domanda iniziale senza sviluppi, il credito non può essere pagato con priorità assoluta.
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Concordato preventivo con riserva: perché il ricorso è inutile
Un'impresa individuale ha richiesto l'accesso alla procedura di concordato preventivo con riserva. Il Tribunale ha concesso un termine per presentare il piano di risanamento, ma ha successivamente rifiutato un'ulteriore proroga, dichiarando inammissibile la domanda. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo del debitore. Quest'ultimo si è rivolto alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Cassazione ha stabilito che il provvedimento che nega il concordato preventivo con riserva non è impugnabile con ricorso straordinario. Questo perché il decreto non ha carattere decisorio, ossia non incide in via definitiva su diritti soggettivi con l'efficacia del giudicato, lasciando aperta la possibilità di riproporre la domanda. Di conseguenza, l'imprenditore perde la causa e deve pagare le spese processuali raddoppiate.
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Compenso del commissario giudiziale: dovuto anche senza inventario
Una debitrice proponeva domanda di concordato preventivo con riserva, rinunciando poi alla procedura prima dell'apertura formale. Il Tribunale liquidava il compenso del commissario giudiziale in circa 27.000 euro, basandosi sull'attività di vigilanza svolta. La debitrice impugnava il provvedimento, lamentando la mancata instaurazione del contraddittorio e l'assenza di un inventario ufficiale per calcolare la tariffa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per determinare il compenso del commissario giudiziale in caso di chiusura anticipata si applica il principio di proporzionalità. In mancanza di inventario, il giudice può stimare attivo e passivo dai documenti disponibili (come il piano o l'elenco creditori), riducendo la somma in base al lavoro effettivamente prestato, senza necessità di sentire preventivamente il debitore.
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Inammissibilità concordato preventivo: il ritardo costa la liquidazione
Un'azienda ha presentato una domanda preliminare di concordato preventivo con riserva, ma ha depositato la proposta completa con sei giorni di ritardo rispetto al termine perentorio fissato dal Tribunale. Il Tribunale ha dichiarato l'inammissibilità del concordato preventivo e ha aperto la liquidazione giudiziale. L'azienda ha impugnato la decisione, chiedendo una proroga o la rimessione in termini. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando che il termine non era prorogabile, soprattutto in presenza di richieste di liquidazione giudiziale da parte dei creditori. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del concordato preventivo, ribadendo che la tardività e la contemporanea presenza di istanze di liquidazione giudiziale precludevano ogni estensione o conversione della procedura.
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Compenso commissario giudiziale: l’attivo iniziale batte il realizzo
La Corte di Cassazione interviene sul calcolo del compenso commissario giudiziale in un concordato preventivo interrotto. Tre professionisti si erano visti liquidare una cifra irrisoria, calcolata con criteri generici. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il compenso va sempre calcolato secondo le regole specifiche della materia fallimentare. Inoltre, ha chiarito che il parametro di riferimento deve essere l'attivo inventariato (il valore iniziale dei beni) e non quello realizzato, disapplicando per irragionevolezza la norma ministeriale che creava una distinzione ingiustificata. I commissari vincono e il compenso dovrà essere ricalcolato correttamente.
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Garanzia rinnovata in concordato: sì alla prededucibilità del credito
Una società creditrice ha chiesto il riconoscimento della prededucibilità del credito sorto dopo aver pagato delle garanzie (fideiussioni) a favore di un'azienda poi fallita. Tali garanzie erano state rinnovate, con autorizzazione del Tribunale, mentre l'azienda si trovava in concordato preventivo. Il Tribunale di merito aveva negato la prededucibilità, considerandole una semplice prosecuzione di un rapporto precedente. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiave: il rinnovo autorizzato di una garanzia scaduta è un nuovo contratto. Poiché questo atto è stato 'legalmente compiuto' durante la procedura concorsuale, il credito che ne deriva gode di prededucibilità e deve essere pagato con priorità. La Corte ha quindi dato ragione alla società creditrice.
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Credito prededucibile: parcella negata se il concordato fallisce
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del credito prededucibile del professionista che aveva assistito un'azienda nella preparazione di una domanda di concordato preventivo. La domanda era stata dichiarata inammissibile per ben due volte, portando al fallimento della società. Secondo i giudici, la prestazione del professionista non può essere pagata con priorità se non è stata 'funzionale', cioè concretamente utile alla procedura. Poiché il concordato non è mai stato aperto, l'attività svolta non ha prodotto alcun beneficio per la massa dei creditori. Il professionista, inoltre, non ha fornito la prova necessaria a dimostrare il carattere indispensabile della sua opera, che quindi non gode di alcuna preferenza nel riparto delle somme ricavate dal fallimento.
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Inammissibilità del ricorso: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato dai soci di una società sportiva contro la sentenza di fallimento. La decisione si fonda su due motivi principali: la mancata contestazione di una ragione autonoma e sufficiente della decisione di merito (l'indecifrabilità della situazione finanziaria) e la genericità dei motivi di ricorso, che non rispettavano i requisiti di specificità richiesti per il giudizio di legittimità.
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Concordato con riserva: la revoca per atti di frode
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un concordato con riserva e la conseguente dichiarazione di fallimento di una società. La decisione si basa su gravi carenze informative e sulla presentazione tardiva e contestuale di più bilanci, condotte ritenute idonee a pregiudicare il consenso informato dei creditori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che anche l'esposizione inadeguata di dati, pur presenti in contabilità, può configurare un atto di frode rilevante ai fini della revoca. È stata inoltre confermata la condanna personale del legale rappresentante al pagamento delle spese legali.
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Credito prededucibile: quando non è ammesso
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento di un credito prededucibile a un professionista per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda di concordato da parte della società, prima del decreto di ammissione, interrompe il nesso di funzionalità necessario, rendendo il credito non prededucibile nel successivo fallimento.
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Obbligo informativo: la Cassazione sul dovere di verità
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omissione di informazioni cruciali, come un contenzioso sulla proprietà di un asset strategico, viola l'obbligo informativo fin dal deposito della domanda di concordato preventivo con riserva. Tale condotta, secondo i giudici, integra un atto di frode ai danni dei creditori, giustificando l'arresto della procedura e la conseguente dichiarazione di fallimento, anche senza una specifica intenzione di ingannare. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva revocato il fallimento, riaffermando la centralità della trasparenza per tutelare il consenso informato dei creditori.
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Credito prededucibile: la Cassazione fa chiarezza
Una società di costruzioni in amministrazione straordinaria vede un credito professionale, sorto durante un precedente concordato con riserva, ammesso in prededuzione. La Corte di Cassazione cassa la decisione, stabilendo che per riconoscere un credito prededucibile è necessaria una valutazione di fatto, caso per caso, per determinare se l'atto che lo ha generato rientri nell'ordinaria o nella straordinaria amministrazione, un'analisi che il giudice di merito aveva omesso.
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Decreto inammissibilità concordato: quando è inappellabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro il decreto che aveva a sua volta dichiarato inammissibile il reclamo avverso il provvedimento di primo grado. Il decreto inammissibilità concordato preventivo, per carenza di documentazione, non è appellabile, come stabilito da una norma specifica (art. 162, co. 2, legge fallimentare) che prevale sulle regole generali. La Corte ha inoltre chiarito che eventuali questioni sulla composizione del collegio giudicante devono essere sollevate tempestivamente e non in sede di impugnazione.
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Credito prededucibile: sì anche senza concordato aperto
Una società di servizi ha ottenuto il riconoscimento del suo credito come prededucibile nei confronti di un'impresa in amministrazione straordinaria. Il credito era sorto nel periodo successivo alla presentazione di una domanda di concordato preventivo "con riserva" da parte dell'impresa, ma prima dell'effettiva apertura della procedura, che di fatto non è mai avvenuta. L'impresa debitrice ha contestato la prededuzione, sostenendo la mancanza di un nesso funzionale con una procedura mai iniziata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il credito prededucibile previsto dall'art. 161, comma 7, della Legge Fallimentare ha natura "legale" e non "funzionale". La sua finalità è tutelare la continuità aziendale, garantendo i fornitori che continuano a operare con l'impresa in crisi, a prescindere dall'esito della domanda di concordato.
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