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Concordato In Appello (O Patteggiamento In Appello)

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un accordo tra l'imputato e il Pubblico Ministero per definire la pena in fase di appello, evitando un processo completo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concordato in Appello: Inammissibilità Ricorso Penale per Rinuncia Motivi
Un cittadino ha presentato un ricorso contro una sentenza di appello che aveva applicato un concordato in appello, sostenendo che mancava il capo d'imputazione nella sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ribadito che il concordato in appello limita la possibilità di ricorrere in Cassazione. Si possono contestare solo vizi specifici sull'accordo stesso, non questioni a cui si è rinunciato o la mancata valutazione di cause di non punibilità. Il ricorrente aveva rinunciato ai motivi e accettato l'accordo.
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Patteggiamento in appello tra accordo e mancato proscioglimento
L'Imputato concorda una pena ridotta tramite il patteggiamento in appello per reati tra cui la ricettazione. Successivamente, propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione del proscioglimento immediato da parte della Corte territoriale. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile e condannano l'Imputato a tremila euro di ammenda. Quando le parti raggiungono un accordo sulla pena rinunciando ai motivi di gravame, il giudice d'appello circoscrive la propria decisione esclusivamente ai punti concordati. Non sussiste alcun obbligo di motivare sul mancato proscioglimento o su questioni istruttorie non dedotte.
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Ricorso in Cassazione e patteggiamento in appello: i limiti dell’impugnazione
Un Cittadino ha presentato un ricorso in Cassazione contro una sentenza di appello che aveva applicato una pena concordata, ovvero un patteggiamento in appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che un ricorso in Cassazione dopo patteggiamento in appello è ammissibile solo per vizi procedurali specifici, come difetti nella formazione della volontà di patteggiare o un contenuto difforme della pronuncia del giudice. Non sono ammissibili motivi relativi alla determinazione della pena o doglianze rinunciate. Il Cittadino è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in appello: addio ai motivi di ricorso
L'Imputato, condannato in primo grado per reati contro il patrimonio, ha concordato una pena ridotta in secondo grado tramite la procedura di patteggiamento in appello. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata motivazione dei giudici d'appello sull'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici supremi hanno chiarito che, una volta concordata la pena e rinunciato agli altri motivi di impugnazione, il giudice non ha alcun dovere di motivare sulle cause di non punibilità. L'Imputato perde la facoltà di ridiscutere la propria responsabilità e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pena concordata in appello: il ricorso inammissibile in Cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena per il reato di estorsione in secondo grado, presenta ricorso alla Corte di Cassazione lamentando che la sanzione concordata fosse eccessiva. La Suprema Corte stabilisce un principio chiaro: chi accetta una pena tramite un concordato in appello rinuncia a contestarla successivamente. Di conseguenza, il suo tentativo di rimettere in discussione l'accordo è stato respinto, rendendo il ricorso inammissibile. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: accordo blindato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di alcuni imputati che avevano fatto ricorso contro una sentenza di condanna che loro stessi avevano concordato in appello. Uno di loro sosteneva anche che, per effetto di una nuova legge, il reato non fosse più punibile senza una querela della persona offesa. La Corte ha stabilito un principio netto: l'accordo sulla pena preclude quasi sempre un successivo ricorso. L'inammissibilità del ricorso patteggiamento è la regola. Questa inammissibilità impedisce al giudice di valutare qualsiasi altra questione, inclusa l'applicazione di nuove leggi più favorevoli. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese e di una multa.
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Ricorso contro pena concordata: patteggia e poi si pente, perde
Un imputato, dopo aver concordato la pena in appello per un reato di droga, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando che la sanzione fosse troppo severa. La Corte ha dichiarato il ricorso contro pena concordata inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: l'accordo sulla pena è un patto processuale volontario tra le parti. Una volta che il giudice lo approva, non può essere modificato unilateralmente dal solo imputato, a meno che la pena non sia palesemente illegale. Poiché nel caso specifico la pena era legale, l'imputato non poteva contestarla. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Patteggiamento in Appello: Accordo Fatto, Ricorso Respinto
Un individuo, condannato per rapina e lesioni, accetta un 'patteggiamento in appello', concordando la pena con la Procura. Successivamente, presenta un ricorso contro patteggiamento in appello alla Corte di Cassazione, sostenendo che i giudici avrebbero dovuto assolverlo. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che un accordo sulla pena, una volta raggiunto, non può essere messo in discussione nel merito. Può essere impugnato solo per vizi specifici, come un difetto nel consenso o l'illegalità della pena, motivi non presenti nel caso. L'accordo è un 'negozio processuale' che vincola le parti.
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Concordato in Appello: accordo sulla pena, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro: è inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. Nel caso specifico, un imputato aveva prima raggiunto un accordo con la Procura per rideterminare la pena in appello, rinunciando così agli altri motivi di impugnazione. Successivamente, ha tentato di impugnare questa decisione davanti alla Cassazione. La Corte ha respinto il tentativo, affermando che l'accordo sulla pena implica una rinuncia a contestare la responsabilità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Inammissibilità Ricorso Concordato: Accordo in Appello è Finale
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello per reati fallimentari e tributari, ha tentato di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici hanno respinto il tentativo, stabilendo la totale inammissibilità del ricorso. La sentenza chiarisce che la legge vieta espressamente di contestare le sentenze emesse a seguito di un 'concordato'. Questo principio di inammissibilità ricorso concordato in appello rende la decisione finale e non più discutibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Rinuncia ai motivi di appello: accordo sulla pena, condanna certa
Un imputato, dopo una condanna, stringe un accordo in appello per ridurre la pena, accettando la propria colpevolezza attraverso la rinuncia ai motivi di appello su quel punto. Successivamente, tenta di impugnare la condanna in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Viene stabilito che la rinuncia ai motivi di appello sulla responsabilità, finalizzata a un accordo sulla pena, rende la condanna per il reato definitiva (giudicato). Questa scelta è irreversibile e impedisce qualsiasi ulteriore discussione sulla colpevolezza. L'imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso inammissibile: l’importanza dei motivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una sentenza di patteggiamento in appello. La decisione sottolinea la necessità di specificità nei motivi del ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria per la genericità delle censure mosse, ritenute insufficienti per contestare una motivazione ampia e corretta della Corte d'Appello.
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Pena accessoria: limiti al ricorso dopo il concordato
Due imputati, condannati in primo grado per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, hanno concordato la pena in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., rinunciando agli altri motivi. Successivamente, hanno proposto ricorso in Cassazione. Uno ha contestato l'applicazione della pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici; l'altro ha lamentato la mancata motivazione sul proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, ribadendo che i motivi rinunciati in appello non possono essere riproposti. Ha inoltre chiarito che la pena accessoria si determina sulla base della violazione più grave e della legge vigente al momento della consumazione del reato.
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