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Compensazione

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993 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contratto di mandato: rimborso spese e anticipazioni
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di una società di rimborsare le somme anticipate da un collaboratore durante le trattative per la cessione di un ramo d'azienda. Il rapporto è stato qualificato come contratto di mandato, attivando la tutela dell'art. 1720 c.c. che impone al mandante di rimborsare le spese sostenute dal mandatario. La Corte ha inoltre rigettato le eccezioni procedurali relative alla modifica della domanda in corso di causa, ritenendo che la precisazione del titolo del credito non costituisca un mutamento inammissibile della pretesa originaria.
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Concorso di colpa: assegni e posta ordinaria
Una compagnia assicurativa ha impugnato la sentenza che riconosceva un concorso di colpa del 50% a suo carico per aver spedito un assegno di traenza tramite posta ordinaria, poi incassato illegittimamente. A seguito dell'evoluzione della giurisprudenza di legittimità, la ricorrente ha presentato rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha disposto la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Compensazione delle spese: i limiti in appello
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della compensazione delle spese in sede di appello. Un erede aveva ottenuto la condanna di un istituto bancario al pagamento del saldo di un conto corrente. Nonostante il rigetto dell'appello della banca nel merito, il Tribunale aveva riformato d'ufficio la decisione sulle spese del primo grado, compensandole. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di conferma della sentenza impugnata, il giudice non può modificare la statuizione sulle spese se non vi è uno specifico motivo di gravame sul punto, configurandosi altrimenti un vizio di ultrapetizione.
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Rinuncia al ricorso e definizione agevolata INPS
Una società ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione dopo aver impugnato una cartella esattoriale per crediti previdenziali. La decisione è maturata a seguito dell'adesione alla definizione agevolata dei carichi affidati all'agente della riscossione, prevista dalla Legge 197/2022. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese, rilevando la regolarità formale dell'atto di rinuncia sottoscritto dalla parte e dal difensore.
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Definizione agevolata: stop al ricorso in Cassazione
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento relativa a crediti previdenziali. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge 197/2022, decidendo di rinunciare formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese tra le parti e confermando che la definizione agevolata estingue l'interesse alla prosecuzione della lite.
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Compensazione spese e contrasto giurisprudenziale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della compensazione spese in un contenzioso relativo alla prescrizione di contributi previdenziali. Nonostante il riconoscimento della prescrizione quinquennale per i crediti INPS contenuti in cartelle non opposte, i giudici hanno ritenuto valida la decisione di compensare le spese legali tra le parti. Tale scelta è giustificata dall'esistenza di un oggettivo contrasto giurisprudenziale al momento dell'avvio della causa, rendendo incerta l'interpretazione del termine prescrizionale applicabile.
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Soccombenza parziale: chi paga le spese legali?
Una contribuente ha impugnato diverse cartelle esattoriali ottenendo in appello il riconoscimento della prescrizione per alcuni crediti. Nonostante questa vittoria parziale, il Tribunale aveva confermato la sua condanna al pagamento delle spese legali verso l'ente impositore e l'agente della riscossione. La Cassazione, accogliendo il ricorso, ha ribadito che la soccombenza parziale non permette mai di condannare la parte vittoriosa al pagamento delle spese in favore della parte soccombente. La Corte ha quindi cassato la sentenza e deciso nel merito, disponendo la compensazione delle spese per i gradi di merito e condannando le controparti per il giudizio di legittimità.
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Data certa: inopponibilità contratti bancari
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dei pagamenti incassati da un istituto bancario tramite compensazione dopo l'apertura di un concordato preventivo poi sfociato in fallimento. Il punto focale della decisione risiede nella mancanza di data certa dei contratti di sconto e cessione del credito. Tale carenza documentale rende gli accordi inopponibili alla curatela fallimentare, impedendo alla banca di trattenere le somme riscosse dai clienti della società fallita durante la procedura concorsuale.
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Accise gas: regole su competenza e rimborsi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società fornitrice di gas naturale in merito al pagamento di Accise non versate. La Corte ha stabilito che la competenza territoriale per l'accertamento spetta all'ufficio doganale del luogo di immissione al consumo. È stato inoltre chiarito che il fornitore è l'unico debitore verso il fisco, indipendentemente dal fatto che i clienti finali abbiano pagato le fatture. Infine, la sentenza ha escluso l'applicabilità della compensazione civilistica automatica, poiché la materia tributaria segue regole specifiche e inderogabili per il recupero delle eccedenze.
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Concordato fallimentare ed estinzione del giudizio
Un ricorrente ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione a seguito dell'intervenuta omologazione di un concordato fallimentare, che ha comportato la chiusura della procedura concorsuale e il conseguente difetto di interesse a proseguire la lite. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Nonostante la mancata accettazione della rinuncia da parte del controricorrente, i giudici hanno disposto la compensazione delle spese legali, motivata proprio dalla sopravvenuta chiusura della procedura fallimentare.
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Cessione d’azienda: limiti alla compensazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della cessione d'azienda in ambito fallimentare, focalizzandosi sulla sorte dei depositi cauzionali e sulla compensazione dei crediti. La Corte ha stabilito che, sebbene l'acquirente subentri nei contratti di locazione acquisendo il diritto alla restituzione delle cauzioni, tale debito verso la procedura sorge solo dopo il trasferimento. Di conseguenza, non è possibile operare una compensazione tra questo debito 'post-fallimentare' e i crediti che l'acquirente vantava verso la società prima del fallimento, poiché manca il requisito dell'anteriorità del fatto genetico richiesto dalla legge fallimentare.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società operante nel settore delle energie rinnovabili ha impugnato un provvedimento relativo a sanzioni per presunta indebita esenzione dall'accisa sull'energia prodotta. Dopo una sentenza sfavorevole in appello, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, a seguito dell'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti e del saldo delle pendenze con l'Agenzia delle Dogane, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, applicando le nuove norme procedurali che semplificano la chiusura dei processi in caso di rinuncia.
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Plusvalenza: vendita villetta da demolire non tassabile
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente l'omessa dichiarazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di una villetta con terreno. Secondo il fisco, l'operazione doveva essere tassata come cessione di terreno edificabile poiché l'acquirente intendeva demolire l'immobile per ricostruire. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la presenza di un fabbricato esistente al momento del rogito impedisce la riqualificazione dell'atto in vendita di area edificabile, rendendo illegittima la pretesa fiscale sulla plusvalenza.
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Compensazione delle spese: quando è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento che disponeva la compensazione delle spese nonostante la vittoria del ricorrente nel merito. Il Giudice di Pace aveva annullato un decreto di espulsione ma deciso di dividere i costi legali tra le parti a causa dell'incertezza giurisprudenziale e della particolarità della materia. La Suprema Corte ha ribadito che la compensazione delle spese rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non può essere contestata in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica e non contraddittoria.
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Rinuncia al ricorso: effetti e spese legali
Una società acquirente ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava l'inefficacia dell'acquisto di uno stabilimento industriale appartenente a una società fallita. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso a seguito di un accordo stragiudiziale. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, precisando che la rinuncia al ricorso non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace e determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata. Le spese sono state compensate tra le parti e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: chiarimenti in Cassazione
Una società ha impugnato il recupero di un credito IVA derivante da una fusione societaria, contestato dal fisco per omessa dichiarazione della frazione d'esercizio. Durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata. Tuttavia, la Corte ha rilevato incongruenze tra i numeri identificativi delle cartelle esattoriali e una condotta processuale ambivalente della società, che ha continuato a insistere nel merito della causa. Per tali ragioni, i giudici hanno disposto un rinvio per ottenere chiarimenti necessari sulla reale volontà di concludere la lite.
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Esecuzione specifica preliminare e pignoramento beni
Il Tribunale di Cagliari ha affrontato un caso di esecuzione specifica preliminare riguardante un complesso immobiliare. A causa di un pignoramento sopravvenuto su uno dei lotti, l'attrice ha limitato la domanda ai restanti beni. Il Giudice ha accolto il trasferimento coattivo ex art. 2932 c.c., subordinandolo al pagamento del saldo prezzo residuo, calcolato previa compensazione di debiti pregressi concordati tra le parti.
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Definizione agevolata: stop ai ricorsi tributari
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per una società e l'inammissibilità del ricorso per i suoi soci a seguito dell'adesione alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La controversia riguardava avvisi di accertamento per IRAP, IRPEF e IVA derivanti da movimentazioni bancarie non giustificate. Poiché la società ha perfezionato il pagamento e i soci hanno manifestato la volontà di rinunciare alla lite per aderire alla sanatoria, è venuto meno l'interesse alla decisione giudiziale. La Corte ha inoltre confermato che in questi casi non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Compensazione delle spese: limiti e regole
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un professionista contro la decisione del Tribunale di disporre la compensazione delle spese in un giudizio di opposizione a decreto di liquidazione. Il Tribunale aveva motivato la scelta basandosi sulla natura del giudizio e sulla mancata difesa della controparte. La Suprema Corte ha stabilito che tali ragioni non rientrano nelle ipotesi tassative previste dall'art. 92 c.p.c., ribadendo che la compensazione delle spese richiede presupposti specifici e non può essere giustificata dalla semplice inattività difensiva del Ministero.
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Compensazione fallimentare: nuove regole Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione fallimentare può operare anche tra un credito maturato dall'impresa prima dell'apertura dell'amministrazione straordinaria e un debito della procedura sorto successivamente. Il caso riguardava una società che vantava crediti per canoni d'affitto maturati durante la procedura, mentre i commissari opponevano in compensazione crediti anteriori. La Suprema Corte ha chiarito che, oltre alla disciplina speciale fallimentare, si applicano le regole ordinarie del codice civile poiché la procedura subentra nella posizione sostanziale dell'impresa, garantendo la reciprocità dei rapporti obbligatori.
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