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Compensazione — Anno 2023

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412 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Compensazione

Provvedimenti

Crediti IVA inesistenti: dolo e onere della prova
Un imprenditore è stato condannato per aver utilizzato crediti IVA inesistenti per compensare debiti fiscali. Nonostante avesse sostenuto di aver agito in buona fede, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna, evidenziando come l'acquisto del credito a un prezzo irrisorio e la mancanza di controlli preventivi sulla società cedente costituissero prove sufficienti del dolo. La sentenza chiarisce i criteri per la valutazione dell'elemento soggettivo in questo tipo di reati tributari.
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Compensazione crediti: il favor rei annulla la sanzione
La Corte di Cassazione ha annullato una sanzione irrogata a una società per aver superato il limite di compensazione crediti IVA. La decisione si basa sul principio del 'favor rei', applicando una legge successiva (ius superveniens) che ha innalzato il tetto massimo di compensazione. Sebbene la condotta fosse illecita al momento dei fatti, l'importo contestato rientrava nel nuovo limite più elevato, rendendo la sanzione non più applicabile.
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Accertamento con adesione: nessun rimborso extra
Una società di telecomunicazioni ha definito un contenzioso con l'Agenzia delle Entrate tramite accertamento con adesione, compensando un debito fiscale per un anno con un credito dell'anno precedente. Successivamente, ha chiesto il rimborso degli interessi sul credito. La Cassazione ha negato il rimborso, stabilendo che l'accertamento con adesione è un accordo tombale che preclude qualsiasi successiva pretesa, inclusa quella per gli interessi, se non pattuita nell'accordo stesso.
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Acquiescenza fiscale: no al rimborso interessi
Una società, dopo aver prestato acquiescenza fiscale a un accertamento per il 2010 compensando il debito con un credito del 2009, ha chiesto il rimborso degli interessi su tale credito. La Cassazione ha negato il rimborso, stabilendo che l'acquiescenza è una scelta definitiva che implica la rinuncia a ogni ulteriore pretesa.
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Compensazione credito: quando opporla nell’esecuzione
Una società cooperativa si opponeva a un'esecuzione forzata promossa da una società fallita, eccependo un controcredito per danni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione credito può essere validamente sollevata in sede di opposizione all'esecuzione se il controcredito non era ancora 'certo' al momento in cui il decreto ingiuntivo è divenuto definitivo. La mera inadempienza della controparte non basta a far sorgere un credito certo, essendo necessario anche il verificarsi di un danno effettivo e quantificabile.
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Concessione abusiva di credito: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29840/2023, ha annullato una decisione di merito che aveva ritenuto una banca responsabile per concessione abusiva di credito. La Corte ha stabilito che per accertare tale responsabilità non sono sufficienti indizi generici, ma è necessaria un'analisi analitica e puntuale della situazione patrimoniale dell'impresa al momento esatto del finanziamento, basata su una valutazione 'ex ante' e non su eventi successivi. La mancanza di questa analisi rigorosa vizia la sentenza per 'motivazione apparente'.
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Rimborso credito IVA fallimento: i termini decadono?
Una società in fallimento ha richiesto il rimborso di un credito IVA che, anni prima, era stato destinato alla compensazione. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto la richiesta per tardività, non essendo stata presentata entro il termine biennale di decadenza. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito della questione sul rimborso credito IVA fallimento, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per acquisire i fascicoli dei gradi precedenti al fine di verificare un'eccezione procedurale sollevata dal ricorrente.
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Compensazione credito professionale: limiti e divieti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un notaio che intendeva attuare una compensazione credito professionale trattenendo somme ricevute in deposito cauzionale da una società poi fallita. La Corte ha confermato la decisione d'appello basata su due motivi: primo, il credito del professionista non era di facile e pronta liquidazione; secondo e più importante, l'art. 1246 c.c. vieta la compensazione per crediti derivanti dalla restituzione di cose depositate. Questa seconda ragione, da sola, è stata ritenuta sufficiente a rendere inammissibile il ricorso.
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Domanda riconvenzionale: limiti e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17778/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda che aveva presentato una domanda riconvenzionale contro un ex dipendente. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso per carenze procedurali, tra cui la modifica della domanda in appello e la genericità delle censure. La decisione sottolinea l'importanza di formulare le pretese in modo chiaro e coerente fin dal primo grado di giudizio, confermando il rigetto della domanda riconvenzionale già deciso nei gradi di merito.
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Compensazione debito detenuto: la Cassazione decide
Un ex detenuto ha richiesto un indennizzo per le condizioni di detenzione inumana subite. Il Ministero della Giustizia ha eccepito la compensazione tra tale somma e un credito vantato nei confronti del detenuto per pene pecuniarie. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha ammesso la compensazione debito detenuto, qualificando il ristoro per detenzione inumana come un indennizzo di natura patrimoniale e non come un risarcimento del danno non compensabile.
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Rimborso IRAP: autonoma organizzazione e oneri in appello
Un medico convenzionato ha richiesto il rimborso IRAP per assenza di autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11171/2023, ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che le questioni sulla decadenza del diritto al rimborso e sull'avvenuta compensazione del credito possono essere sollevate anche in appello. Ha invece confermato che la sola disponibilità di uno studio non integra il requisito dell'autonoma organizzazione.
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Credito d’imposta inesistente: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per l'indebita compensazione di un credito d'imposta inesistente. Il credito, originato da beni acquisiti in leasing e successivamente ceduto a un'altra società, è stato ritenuto privo dei presupposti costitutivi, in particolare per il mancato riscatto dei beni. La Corte ha confermato la natura fittizia dell'intera operazione commerciale, rendendo il credito non spettante sin dall'origine e legittimando la condanna penale.
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