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Compensazione — Anno 2023

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412 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Compensazione

Provvedimenti

Cessazione della materia del contendere e accordi
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una controversia relativa al pagamento di incentivi per la direzione lavori. Un lavoratore aveva inizialmente ottenuto un decreto ingiuntivo contro la società datrice, poi revocato in appello per mancanza del presupposto di partecipazione alla progettazione. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale. La rinuncia al ricorso da parte del lavoratore, accettata dalla società, ha estinto il giudizio, portando alla compensazione delle spese e all'esclusione del raddoppio del contributo unificato.
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Rottamazione-ter e ricorso in Cassazione
Un'associazione di produttori agricoli ha impugnato un accertamento contributivo dell'INPS. Durante il giudizio di legittimità, l'associazione ha documentato l'adesione alla **Rottamazione-ter** per sanare il debito. La Corte di Cassazione ha rilevato che l'impegno alla rinuncia ai giudizi pendenti, insito nella definizione agevolata, determina la sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con compensazione delle spese e senza raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata e ricorso in Cassazione
Un imprenditore agricolo ha impugnato una cartella esattoriale relativa a contributi previdenziali omessi. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il ricorrente ha dichiarato di essersi avvalso della definizione agevolata dei carichi fiscali (cosiddetta rottamazione-ter). La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione a tale procedura, implicando l'impegno a rinunciare ai giudizi pendenti, determina una sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la compensazione delle spese tra le parti e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato.
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Onere della prova e prestiti ai dipendenti
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda riconvenzionale di una società che pretendeva la restituzione di somme erogate a un ex dirigente, sostenendo si trattasse di prestiti. La Corte ha stabilito che l'onere della prova circa il titolo restitutorio spetta al datore di lavoro. Le sole registrazioni contabili, se irregolari o non supportate da un contratto scritto o da prove testimoniali dirette, non sono sufficienti a dimostrare l'esistenza di un mutuo, specialmente quando il lavoratore eccepisce che tali somme siano state corrisposte a titolo di premi o indennità.
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Crediti inesistenti: la guida delle Sezioni Unite
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un contrasto interpretativo sulla distinzione tra crediti inesistenti e crediti non spettanti. La controversia nasceva dal recupero di crediti d'imposta per investimenti che una società aveva riutilizzato nonostante fossero già stati consumati. La Corte ha stabilito che un credito è inesistente solo se mancano i presupposti costitutivi e l'irregolarità non è rilevabile tramite controlli automatizzati. Nel caso specifico, poiché il riutilizzo era riscontrabile tramite l'Anagrafe Tributaria, il credito è stato riqualificato come non spettante, comportando l'applicazione di sanzioni meno severe.
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Fermo amministrativo e crediti IVA nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il **fermo amministrativo** opposto dall'Agenzia delle Entrate su un credito IVA è legittimo anche se il credito è stato ceduto a terzi da una curatela fallimentare. Nonostante il Tribunale fallimentare avesse negato l'autorizzazione alla compensazione, tale diniego ha solo efficacia endofallimentare. L'Amministrazione può quindi legittimamente sospendere il rimborso a tutela dei propri crediti tributari anteriori al fallimento, poiché il diritto alla compensazione ex art. 56 L.F. costituisce una forma di autotutela esercitabile anche al di fuori della procedura concorsuale.
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Conciliazione sindacale: stop alla lite in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessata materia del contendere in una controversia di lavoro privato a seguito del raggiungimento di una conciliazione sindacale tra le parti. La società ricorrente e il lavoratore controricorrente hanno depositato istanza congiunta per l'estinzione del giudizio, avendo regolato autonomamente anche le spese processuali. L'accordo stragiudiziale ha rimosso l'interesse alla prosecuzione della causa, portando alla chiusura definitiva del procedimento senza una decisione nel merito.
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Compensazione fallimentare: regole per le banche
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un istituto bancario riguardante la compensazione fallimentare tra il saldo attivo di un conto corrente e il debito derivante da un mutuo fondiario. Il Tribunale aveva precedentemente negato tale compensazione, ritenendola illegittima perché operata fuori dal controllo del giudice delegato. La Suprema Corte ha invece stabilito che, se il credito è oggetto di domanda di ammissione al passivo, la compensazione ex art. 56 l. fall. è pienamente ammissibile anche tra rapporti di natura diversa, purché i crediti siano preesistenti al fallimento e reciprocamente esigibili.
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Crediti inesistenti: la guida delle Sezioni Unite
Le Sezioni Unite intervengono per definire i confini tra crediti inesistenti e crediti non spettanti ai fini della compensazione tributaria. La distinzione è cruciale poiché determina il termine di decadenza per il recupero: otto anni per i primi, termini ordinari per i secondi. La Corte stabilisce che un credito è inesistente quando manca il presupposto costitutivo e tale carenza non è rilevabile tramite controlli automatizzati. Nel caso analizzato, una società aveva beneficiato di agevolazioni per macchinari destinati esclusivamente all'editoria in lingua italiana, utilizzandoli invece per altre produzioni. Tale violazione ha reso i crediti inesistenti, legittimando il recupero entro il termine lungo di otto anni.
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Compensazione crediti d’imposta: guida Cassazione
Una società ha impugnato una cartella di pagamento per IVA e IRAP, contestando il disconoscimento della compensazione crediti d'imposta. La Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato dell'Ufficio, rigettando le eccezioni procedurali sulla notifica dell'appello e chiarendo che l'omessa impugnazione verso una parte non rende l'appello inammissibile ma richiede l'integrazione del contraddittorio. Infine, ha dichiarato inammissibili le critiche sulla motivazione, poiché il nuovo rito limita il sindacato di legittimità all'omesso esame di fatti storici decisivi.
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Giudicato e ripetibilità: il limite invalicabile
Un agente commerciale, dopo un primo processo in cui una clausola del suo contratto era stata dichiarata nulla ma le somme versate ritenute non recuperabili, ha avviato una seconda causa per ottenere la restituzione di tali importi. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo che il principio del giudicato copre non solo la decisione esplicita ma anche i suoi presupposti logici necessari, come la non ripetibilità delle somme, impedendo così di riaprire la questione in un nuovo giudizio.
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Conversione del pignoramento: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi di un debitore contro una banca. Il ricorso contestava la sentenza del Tribunale in una controversia sulla distribuzione di somme a seguito di una conversione del pignoramento. La Corte ha riscontrato gravi carenze nella formulazione del ricorso, che non specificava adeguatamente le parti e i termini della questione, rendendo impossibile la valutazione del merito. Inoltre, i motivi di ricorso, tra cui una presunta compensazione con il credito di un'altra società, sono stati giudicati infondati. La decisione sottolinea l'importanza del rigore formale e della specificità degli atti processuali.
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Disconoscimento documento allegato PEC: la Cassazione
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo sostenendo che il credito fosse stato ceduto, provando la cessione con un documento allegato a una PEC. La controparte ha disconosciuto il documento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la certificazione della PEC non si estende all'autenticità degli allegati. Pertanto, il disconoscimento del documento allegato alla PEC è legittimo se non segue un'istanza di verificazione, rendendo l'allegato privo di valore probatorio.
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Compensazione plusvalenze: il principio di cassa vince
Un contribuente ha generato una plusvalenza da una vendita di titoli a fine 2015, sperando di utilizzare minusvalenze in scadenza per la compensazione plusvalenze. Tuttavia, l'accredito dei proventi è avvenuto a gennaio 2016. La Corte di Cassazione ha stabilito che si applica il "principio di cassa": l'anno fiscale di riferimento è quello dell'effettivo incasso, non della vendita. Di conseguenza, il contribuente ha perso il diritto alla compensazione, poiché le minusvalenze erano scadute al momento della rilevanza fiscale del guadagno.
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Compensazione fallimentare: no a nuove prove in Cassazione
Un professionista si è visto negare l'ammissione al passivo fallimentare di un proprio credito per effetto della compensazione fallimentare con un controcredito della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il controcredito, derivante dalla restituzione di una caparra per un affare immobiliare non concluso, era stato correttamente individuato dal tribunale. La Corte ha inoltre ribadito l'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità.
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Compensazione fallimentare: la preclusione processuale
Una banca ha perso la possibilità di avvalersi della compensazione fallimentare contro un debito verso una società fallita. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata opposizione alla decisione del giudice delegato, che aveva ammesso il credito della banca per intero senza riconoscere la compensazione, ha creato un effetto preclusivo. Tale effetto ha impedito alla banca di riproporre la stessa eccezione in un giudizio separato intentato dalla curatela.
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Rinuncia al ricorso: guida all’estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte della società ricorrente. La controversia originale riguardava la richiesta di ammissione al passivo fallimentare per un credito, rigettata in primo grado per avvenuta compensazione. L'accordo tra le parti ha portato alla rinuncia, evidenziando come la risoluzione stragiudiziale possa chiudere un contenzioso anche in fase avanzata.
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Compensazione fallimentare: la genesi del credito
Una società di servizi, costretta a risarcire una banca per un ammanco di valori causato da un istituto di vigilanza suo subappaltatore (poi finito in amministrazione straordinaria), ha chiesto di compensare il proprio credito risarcitorio con un debito preesistente verso l'istituto stesso. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito che aveva ammesso solo una compensazione parziale, ha stabilito un principio chiave per la compensazione fallimentare: ciò che conta è che il fatto generatore del credito (l'inadempimento dell'istituto) sia anteriore all'apertura della procedura concorsuale, non il momento in cui il risarcimento viene effettivamente pagato.
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Compensazione esecutiva: no se da stesso titolo
Una società creditrice, cessionaria di un credito derivante da una sentenza, avvia un'esecuzione. Il debitore si oppone eccependo in compensazione un proprio credito, di importo maggiore, originato dalla medesima sentenza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31130/2023, ha stabilito che la compensazione in sede esecutiva non è ammissibile quando i crediti reciproci derivano dallo stesso titolo giudiziale che li ha considerati autonomi. Tale eccezione doveva essere sollevata nel giudizio di cognizione, impugnando la sentenza che non aveva operato la compensazione.
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Compensazione fallimentare: la Cassazione e il pegno
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31029/2023, ha chiarito la disciplina della compensazione fallimentare. Nel caso esaminato, una banca è stata ammessa al passivo di un fallimento per il suo credito, al netto del saldo attivo di un conto corrente del debitore, nonostante tale saldo fosse oggetto di pegno. La Corte ha stabilito che, ai fini della compensazione fallimentare, è sufficiente che i crediti reciproci esistessero prima della dichiarazione di fallimento, anche se non entrambi esigibili, rigettando il ricorso del fallimento.
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