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Compensazione Delle Spese — Anno 2023

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693 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Compensazione Delle Spese

Provvedimenti

Rimborso medici specializzandi: lo Stato perde in Cassazione
Alcuni medici specialisti hanno citato in giudizio lo Stato per ottenere il rimborso medici specializzandi relativo agli anni di formazione tra il 1981 e il 1985, lamentando il mancato recepimento delle direttive europee sulla giusta retribuzione. La Corte d'Appello ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare le somme dovute. Lo Stato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i medici iscritti prima del 1982 non avessero diritto ad alcun indennizzo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che anche chi ha iniziato la specializzazione prima del 1982 ha diritto alla remunerazione, ma limitatamente al periodo successivo al 1° gennaio 1983 (data di scadenza per l'attuazione della direttiva) e fino al termine degli studi.
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Risarcimento medici specializzandi: sì all’indennizzo pre-1982
Un medico, iscrittosi alla scuola di specializzazione nel 1981, ha richiesto il risarcimento medici specializzandi per la mancata remunerazione durante il corso, a causa del tardivo recepimento delle direttive europee da parte dello Stato italiano. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, limitando l'indennizzo agli anni successivi al 1983. La Presidenza del Consiglio ha proposto ricorso, sostenendo che chi si fosse iscritto prima del 1982 non avesse diritto ad alcun compenso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il diritto al risarcimento spetta anche a chi ha iniziato la scuola prima del 1982, ma limitatamente al periodo successivo al 1° gennaio 1983, data di scadenza per l'attuazione della direttiva europea. Vince il medico, che ottiene il risarcimento per gli anni di specializzazione frequentati a partire dal 1983.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude senza tasse doppie
Un'azienda contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento per le tasse sui rifiuti emessi da una società di riscossione per conto di un Comune. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione, l'azienda ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte con accordo per compensare le spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione colpisce solo chi vede respinto il proprio ricorso, mentre la rinuncia estingue il processo senza una decisione di rigetto. Ciascuna parte sostiene le proprie spese legali.
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Estinzione del processo tributario: intesa tra Comune e aeroporto
Una società di gestione aeroportuale ha impugnato l'avviso di accertamento ICI emesso da un Comune per un albergo situato nell'area aeroportuale, concesso in sub-concessione a un terzo. La CTR ha ritenuto legittimo l'accertamento, individuando nella società concessionaria il soggetto passivo d'imposta. La società ha proposto ricorso per Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo globale sulla fiscalità locale. Di conseguenza, la società ha rinunciato formalmente al ricorso e il Comune ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo tributario con compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Estinzione del giudizio: risarcimento negato e rinuncia finale
I Congiunti di una donna deceduta hanno promosso una causa di risarcimento danni contro Il Convenuto. Dopo il rigetto in primo grado e la dichiarazione di inammissibilità in appello per un vizio della procura rilasciata all'estero, i familiari hanno proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, i ricorrenti hanno depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte con richiesta comune di compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione sul merito e disponendo che ognuno paghi le proprie spese legali.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo chiude la lite
Gli Eredi del Lavoratore hanno impugnato la sentenza d'appello che negava il pagamento di alcune retribuzioni da parte dell'Azienda. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno firmato un accordo in sede sindacale per risolvere amichevolmente la lite. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché l'accordo privato ha sostituito e annullato la precedente decisione del giudice. Inoltre, la Corte ha stabilito che non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione scatta solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, e non quando la controversia si estingue per un accordo amichevole tra le parti. Le spese di giudizio sono state compensate come pattuito.
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Compensazione delle spese di lite: quando chi vince deve pagare
Un lavoratore ha avviato un pignoramento contro l'azienda per recuperare crediti di lavoro. La Corte d'Appello ha ripristinato l'efficacia del pignoramento, ma ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il rimborso delle spese e contestare profili procedurali. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la compensazione delle spese di lite è legittima in caso di accoglimento solo parziale delle domande. Inoltre, il lavoratore non aveva interesse a impugnare le altre questioni procedurali, avendo già ottenuto il ripristino del pignoramento. Il lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese del giudizio di legittimità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che azzera le tasse
Una complessa lite sulla servitù di passaggio di tubi del gas tra due proprietarie terriere giunge in Cassazione per contestazioni sulla ripartizione delle spese legali. Prima della decisione della Suprema Corte, la ricorrente presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte con accordo di compensazione delle spese. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese, confermando che la rinuncia esclude l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato.
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Impugnazione estratto di ruolo: debito reale ma ricorso vietato
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un estratto di ruolo relativo a sanzioni pecuniarie. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha chiarito i limiti di ammissibilità della domanda. Con l'ordinanza n. 18117/2023, i giudici hanno applicato la recente riforma legislativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo. Tale atto non è direttamente contestabile in tribunale, a meno che il cittadino non dimostri un danno concreto e immediato, come l'esclusione da una gara d'appalto o la perdita di benefici pubblici. Poiché Il Contribuente non ha provato alcun pregiudizio specifico, la Cassazione ha annullato senza rinvio le decisioni precedenti, dichiarando la causa improponibile fin dall'inizio e disponendo la compensazione delle spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: nessun raddoppio delle tasse
Un Comune ha proposto ricorso per cassazione contro una Società, ma in seguito ha deciso di rinunciare formalmente all'azione giudiziaria. La Società ha accettato la rinuncia, portando all'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dovuto stabilire se, in caso di rinuncia al ricorso per cassazione, il ricorrente debba comunque pagare il doppio contributo unificato, previsto come sanzione per chi perde la causa. I giudici hanno chiarito che questa misura eccezionale si applica solo nei casi espressamente previsti dalla legge, come il rigetto o l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la rinuncia esclude l'obbligo del pagamento aggiuntivo e le spese di giudizio sono state interamente compensate tra le parti, come da loro accordo.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo batte la causa
Una lavoratrice ha fatto causa a un'azienda per ottenere il risarcimento dei danni pari alle retribuzioni non percepite. Dopo la sentenza d'appello, che ha parzialmente accolto le sue richieste, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale, risolvendo definitivamente la controversia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l'accordo negoziale ha travolto e privato di efficacia la sentenza impugnata. Di conseguenza, i giudici hanno disposto la compensazione delle spese di lite e hanno escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché la causa non si è conclusa con un rigetto o una pronuncia di inammissibilità del ricorso.
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Compensazione delle spese di lite: chi vince tutto non paga
La curatela fallimentare ha chiesto il risarcimento dei danni ai familiari di un fallito per l'occupazione senza titolo di un immobile. La Corte d'appello ha rigettato la domanda di risarcimento per mancanza di prove sul danno, ma ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti. I familiari hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la totale vittoria del convenuto esclude la soccombenza reciproca, anche se il giudice ha accolto solo alcuni motivi di appello. Di conseguenza, la compensazione delle spese di lite è stata annullata per il secondo grado, e il fallimento è stato condannato a pagare le spese di appello e di legittimità.
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Cessazione della materia del contendere: niente doppia tassa
Un Ente Pubblico ha impugnato la decisione di merito che lo condannava a pagare i compensi professionali di un avvocato. Durante la causa in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole e hanno chiesto la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha accolto la richiesta e ha dichiarato estinto il processo. I giudici hanno stabilito che, in caso di accordo transattivo sopravvenuto, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione scatta solo in caso di rigetto totale o di inammissibilità ordinaria del ricorso, e non quando la controversia si risolve pacificamente tra le parti.
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Rinuncia al ricorso tributario: il Fisco si arrende all’Azienda
L'Azienda, attiva nel settore industriale, beneficiava di un'esenzione sulle accise per l'energia elettrica. L'Agenzia delle Dogane contestava l'esenzione poiché l'Azienda cedeva energia a terzi locatari, emettendo avvisi di recupero. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate emetteva accertamenti IVA. Dopo che la Cassazione ha annullato i presupposti recuperi delle accise, l'Amministrazione finanziaria ha annullato in autotutela gli accertamenti IVA. L'Agenzia delle Entrate ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso tributario, accettata dall'Azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese di lite.
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Condanna alle spese: niente rimborso se l’azienda non partecipa
Una lavoratrice impugna il suo contratto di lavoro a tempo determinato. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte d'Appello, in sede di rinvio, rigetta la domanda della lavoratrice. Inoltre, la condanna a pagare le spese legali anche per la fase di rinvio, nonostante l'azienda non si fosse formalmente costituita in quella fase. La lavoratrice ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il motivo sul contratto di lavoro, ma accoglie il secondo motivo relativo alla condanna alle spese. I giudici stabiliscono che non si può condannare la parte soccombente a rimborsare le spese di lite a favore della parte che è rimasta contumace (non costituita), poiché quest'ultima non ha sostenuto costi di difesa. La sentenza viene cassata senza rinvio limitatamente a tale condanna.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul mutuo
Una società proprietaria di immobili gravati da ipoteca ha impugnato per revocazione una precedente decisione della Cassazione riguardante la validità di un contratto di mutuo. Successivamente, la stessa società ha deciso di presentare formale rinuncia al ricorso per cassazione. La controparte ha accettato la rinuncia firmando l'atto di assenso. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha disposto la compensazione delle spese di lite. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza ulteriori aggravi economici per le parti.
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Cessazione della materia del contendere: paga uno, liberi tutti
Il Contribuente impugnava un preavviso di iscrizione ipotecaria emesso dall'Agente della Riscossione per il mancato pagamento di imposte di registro, ipotecaria e catastale. Durante il giudizio di Cassazione, un altro soggetto coobbligato in solido provvedeva al pagamento integrale della cartella esattoriale alla base del provvedimento. Il Contribuente chiedeva quindi che venisse dichiarata la cessazione della materia del contendere. L'Agenzia delle Entrate aderiva alla richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese tra le parti e confermando che il pagamento del coobbligato estingue il debito comune.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio delle tasse
Una società proprietaria di un impianto eolico ha impugnato gli avvisi di accertamento ICI per gli anni 2008 e 2009. Dopo aver proposto ricorso in Cassazione, la contribuente ha pagato le somme richieste dal Fisco e ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. L'Amministrazione Finanziaria e il Comune coinvolto hanno accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura eccezionale e sanzionatoria non estensibile analogicamente.
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Cessazione della materia del contendere: stop al raddoppio TARI
Una società ha impugnato l'avviso di accertamento TARI emesso da un Comune. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia. I difensori hanno quindi chiesto la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite. Inoltre, la Corte ha chiarito che in questo caso non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria si applica solo nei casi tipici di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, e non in caso di estinzione per accordo amichevole tra le parti.
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Cessazione della materia del contendere per debito stralciato
Un automobilista ha impugnato una cartella di pagamento per sanzioni stradali lamentando la mancata notifica dell'atto. Durante il giudizio di Cassazione, il debito è stato annullato d'ufficio grazie alla legge sullo stralcio dei carichi sotto i mille euro. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
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