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Compensazione Del Credito D'Imposta

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un meccanismo che permette di 'scontare' un debito fiscale usando un credito che si ha verso lo Stato, invece di pagare in contanti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Decadenza compensazione credito d’imposta: la Cassazione nega la retroattività
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un'Azienda l'indebita compensazione del credito d'imposta per accise sul gasolio relative al 2011, avvenuta oltre il termine annuale. L'Azienda sosteneva che una nuova legge del 2012 estendeva il termine, rendendo legittima l'operazione. I giudici tributari di merito avevano dato ragione all'Azienda. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la norma del 2012 non aveva efficacia retroattiva. Pertanto, la decadenza compensazione credito d'imposta per l'anno 2011 era già maturata. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, rigettando la pretesa originaria dell'Azienda.
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Compensazione del credito d’imposta: no al doppio utilizzo
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una Società una cartella di pagamento contestando l'indebita compensazione del credito d'imposta e la deduzione di un credito inesistente per teleriscaldamento. I giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo, ritenendo il credito spettante in base a precedenti sentenze. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici d'appello hanno commesso un'omessa pronuncia, poiché non hanno verificato se la Società avesse duplicato l'utilizzo del credito e se le agevolazioni per il teleriscaldamento fossero valide. La Suprema Corte ha chiarito che anche un credito reale non può essere utilizzato più volte in compensazione del credito d'imposta. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio a un nuovo giudice di merito.
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Compensazione del credito d’imposta: la sostanza vince sulla forma
Un'azienda contribuente ha omesso di presentare la dichiarazione dei redditi per un anno d'imposta, pur avendo maturato un reale credito IVA e IRAP. L'Amministrazione finanziaria ha emesso una cartella esattoriale, vietando la compensazione del credito d'imposta nella dichiarazione dell'anno successivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che la mancata indicazione del credito nella dichiarazione omessa è un errore solo formale. Se l'esistenza del credito è reale e provata, il contribuente ha il diritto sostanziale di recuperarlo e utilizzarlo in compensazione l'anno successivo. La dichiarazione dei redditi è infatti una semplice comunicazione di dati e non può cancellare un diritto stabilito dalla legge.
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Compensazione del credito d’imposta: il Fisco batte la Banca.
Un Istituto di Credito, avendo acquistato un credito Ires da una società tornata in bonis dopo il fallimento, ne chiedeva il rimborso. L'Amministrazione Finanziaria rifiutava il pagamento, opponendo in compensazione i debiti tributari maturati dalla società durante la procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando la legittimità della compensazione del credito d'imposta. I giudici hanno stabilito che l'estratto di ruolo costituisce prova idonea del debito erariale senza necessità di notifica delle cartelle, gravando sul contribuente l'onere di dimostrare eventuali fatti estintivi.
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Responsabilità del consulente fiscale: l’errore costa 51mila euro
Un'azienda ha citato in giudizio il proprio professionista per accertare la responsabilità del consulente fiscale. Il professionista aveva effettuato la compensazione di un credito d'imposta per nuove assunzioni senza presentare la necessaria domanda preventiva. A causa di questo errore, l'azienda ha ricevuto una cartella esattoriale di oltre 51.000 euro. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno condannato il consulente al risarcimento del danno. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore dell'azienda e della sua compagnia assicurativa, escludendo tuttavia l'obbligo del pagamento del doppio contributo unificato.
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