Una società, proprietaria di un immobile con classamento catastale D/8 (commerciale), ottiene dal Comune il permesso di cambiarne l'uso per attività socio-culturali e religiose. Chiede quindi all'Agenzia delle Entrate di modificare la categoria, ma l'Ufficio rifiuta. La Corte di Cassazione dà ragione all'Agenzia, stabilendo un principio fondamentale: il classamento catastale dipende dalle caratteristiche strutturali oggettive dell'immobile e dalla sua potenzialità di reddito ('destinazione ordinaria'), non dall'uso effettivo che ne fa il proprietario. Un'autorizzazione comunale, senza interventi edilizi che modifichino radicalmente la struttura, non è sufficiente a giustificare una variazione catastale. L'immobile resta quindi tassato come commerciale.
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