Un giovane, accusato di rapina aggravata in concorso, ha concordato con il Pubblico Ministero una pena di un anno e otto mesi di reclusione e 460 euro di multa. Tuttavia, il Giudice per le indagini preliminari ha modificato autonomamente il calcolo delle circostanze attenuanti e aggravanti, applicando in sentenza una sanzione più elevata pari a un anno, nove mesi e dieci giorni di reclusione e 593 euro di multa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che il giudice non può applicare una pena diversa e superiore rispetto a quella concordata dalle parti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale per un nuovo corso. Questo caso evidenzia l'intangibilità dell'accordo nel patteggiamento della pena.
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