Un vigile del fuoco ha sottratto centoventi euro dal portafogli di un collega, custodito nella stanza di servizio della caserma. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto, riconoscendo la sussistenza della circostanza aggravante del furto in ufficio pubblico. La difesa sosteneva che la stanza di riposo fosse un luogo privato e che l'imputato, essendo un collega, avesse libero accesso ai locali. I giudici hanno invece stabilito che la sede dei Vigili del Fuoco, compresi i dormitori, è interamente destinata a un servizio di pubblica utilità. Di conseguenza, il furto commesso al suo interno configura l'aggravante, a prescindere dal fatto che il colpevole fosse un dipendente autorizzato ad accedere. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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