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Chirografo

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155 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prededuzione e impianti essenziali: la Cassazione
Una società fornitrice ha richiesto il pagamento in prededuzione del proprio credito verso una grande impresa siderurgica in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prededuzione si applica solo ai crediti per forniture destinate agli "impianti produttivi essenziali", intesi in senso restrittivo come quelli del ciclo primario di produzione dell'acciaio (c.d. "area a caldo"). La Corte ha inoltre stabilito che l'onere di provare la destinazione specifica della fornitura spetta al creditore, senza possibilità di invocare il principio di vicinanza della prova.
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Crediti prededucibili: prova per i trasporti
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una società di trasporti che richiedeva il riconoscimento di crediti prededucibili nei confronti di una grande impresa in amministrazione straordinaria. Pur correggendo l'interpretazione restrittiva della legge fornita dal tribunale di merito, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso. La decisione si fonda sulla mancata prova, da parte della società creditrice, della funzionalità delle prestazioni di trasporto al ciclo produttivo dell'impresa debitrice. L'ordinanza sottolinea come, per ottenere la prededuzione, non sia sufficiente invocare la norma, ma sia indispensabile fornire prove concrete come contratti e fatture che ne dimostrino i presupposti.
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Prededuzione crediti: quando la fornitura è essenziale
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i limiti per la prededuzione crediti nell'ambito dell'amministrazione straordinaria. Un fornitore di pneumatici industriali si è visto negare il pagamento privilegiato del proprio credito verso una grande acciaieria, non avendo provato che la fornitura fosse destinata al ciclo produttivo essenziale, definito in senso restrittivo. La Corte ha confermato che l'onere della prova grava sul creditore e che il principio di 'vicinanza della prova' non è applicabile in questo contesto.
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Privilegio ipotecario: onere della prova nel fallimento
L'appello di un'Agenzia di Riscossione per il riconoscimento di un privilegio ipotecario nel contesto di un fallimento è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribadito che il creditore ha l'onere di specificare e documentare con precisione i beni immobili su cui grava la garanzia al momento della domanda di insinuazione al passivo, pena la degradazione del credito a chirografario. La valutazione della documentazione da parte del tribunale di merito è considerata un insindacabile accertamento di fatto.
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Privilegio interessi fiscali: la Cassazione decide
Un'agenzia di riscossione si è opposta alla decisione di un tribunale fallimentare che aveva ammesso gli interessi sul suo credito come chirografari anziché privilegiati, a causa di una presunta carenza di dettagli nella domanda di insinuazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per il riconoscimento del privilegio interessi fiscali non è necessaria una specificazione analitica del calcolo, essendo sufficiente fornire la documentazione da cui si possono desumere gli elementi per l'applicazione delle norme di legge. Il giudice può e deve verificare d'ufficio la spettanza del privilegio sulla base delle leggi che ne regolano decorrenza e misura.
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Privilegio interessi fiscali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il privilegio interessi fiscali si estende anche a quelli maturati dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte ha chiarito che non è necessaria una dettagliata specificazione del calcolo nella domanda di ammissione al passivo, se la documentazione fornita dall'ente di riscossione permette al giudice di verificarne l'importo. La decisione del Tribunale di merito che aveva declassato il credito a chirografario per carenza di allegazione è stata annullata con rinvio.
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Privilegio interessi fiscali: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una procedura fallimentare, il privilegio sugli interessi fiscali non può essere negato per una presunta genericità della domanda di insinuazione. Se l'agente della riscossione fornisce la documentazione idonea a permettere la verifica del calcolo, come gli estratti di ruolo, l'onere probatorio è soddisfatto. La Corte ha cassato la decisione del Tribunale che aveva declassato gli interessi a chirografari, affermando che la corretta applicazione del privilegio interessi fiscali richiede solo che gli elementi per la determinazione siano desumibili dagli atti, senza necessità di una dettagliata esplicitazione del calcolo nella domanda.
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Rimborso accise: sì all’azione contro il fornitore fallito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31648/2025, ha stabilito che il consumatore finale ha diritto a chiedere il rimborso delle accise non dovute direttamente al fornitore di energia, anche se quest'ultimo è stato dichiarato fallito. L'azione diretta verso lo Stato è una facoltà aggiuntiva e non un obbligo, pertanto il consumatore può legittimamente insinuarsi al passivo del fallimento per recuperare le somme indebitamente versate. La Corte chiarisce che il rapporto tra consumatore e fornitore è di natura civilistica e l'azione esperibile è quella di ripetizione dell'indebito.
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Credito prededucibile: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società fornitrice ha richiesto il riconoscimento di un credito prededucibile nei confronti di una grande impresa in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura prededucibile del credito deve essere provata con documentazione rigorosa e non con una semplice autocertificazione. La Corte ha inoltre precisato che un presunto errore di fatto del giudice di merito, come l'omessa valutazione di un documento, deve essere contestato attraverso il rimedio della revocazione e non con un ricorso per cassazione.
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Prededuzione crediti: onere della prova per le PMI
Una società fornitrice ha visto respingere dalla Corte di Cassazione la sua richiesta di ammissione in prededuzione crediti verso una grande impresa in amministrazione straordinaria. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione della qualifica di piccola e media impresa (PMI) e sul difetto di autosufficienza del ricorso, non avendo la ricorrente fornito tutti gli elementi probatori necessari a sostenere le proprie ragioni.
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Omessa pronuncia e nullità del decreto: il caso
Un fornitore in fallimento ha contestato il mancato riconoscimento della prededuzione per i suoi crediti verso una grande società in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione, affrontando il vizio di omessa pronuncia, ha stabilito che il tribunale di merito aveva omesso di decidere su una specifica parte della domanda, violando così il principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato. Di conseguenza, la Corte ha cassato la decisione su quel punto e ha rinviato la causa per un nuovo esame, dichiarando inammissibili gli altri motivi di ricorso.
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Ammissione al passivo: guida alla cartella parziale
Un agente di riscossione si oppone al rigetto parziale di una domanda di ammissione al passivo fallimentare. La Cassazione chiarisce che l'annullamento parziale di una cartella non ne invalida la parte residua, che va ammessa con semplice detrazione. Accolta anche la richiesta per gli interessi privilegiati, ritenendo sufficiente la documentazione fornita per il calcolo.
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Insinuazione al passivo: come modificare la domanda
Una società creditrice ha presentato una domanda di insinuazione al passivo per un importo errato a causa di un errore di calcolo. Il Tribunale aveva respinto la successiva correzione, ritenendola una domanda nuova non ammissibile. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la rettifica del quantum, basata sui medesimi fatti e contratti originariamente prodotti, costituisce una semplice e lecita 'emendatio' della domanda di insinuazione al passivo, non una 'mutatio' vietata.
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Mutuo di scopo: quando è nullo? La Cassazione chiarisce
Una società finanziaria impugna la decisione di un tribunale che aveva dichiarato nullo un contratto di mutuo di scopo, ammettendo il credito solo in via chirografaria nel fallimento della società mutuataria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, specificando che la nullità si verifica solo se la destinazione dei fondi coinvolge un interesse, anche indiretto, della banca mutuante. Il semplice inadempimento alla finalità, se di interesse del solo mutuatario, non invalida il contratto. Il caso è stato rinviato al tribunale per un nuovo esame.
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Privilegio società cooperativa: onere della prova
Un consorzio si è opposto all'esclusione del proprio credito dal rango privilegiato nello stato passivo di una liquidazione giudiziale. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, affermando che il creditore non ha fornito la prova necessaria a sostegno della sua richiesta di privilegio società cooperativa, in particolare riguardo alla natura mutualistica e alla prevalenza del lavoro dei soci nell'esecuzione del servizio.
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Prova presuntiva del credito nel fallimento: la Cassazione
La Cassazione conferma che la titolarità di un credito in un fallimento può essere dimostrata tramite prova presuntiva, anche se l'atto di cessione originale (richiedente forma scritta) non viene prodotto. L'esistenza del trasferimento è un fatto storico provabile con altri indizi, come atti di fusione successivi e visure camerali. Il ricorso del fallimento è stato respinto.
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Rinuncia al ricorso: no al contributo unificato doppio
Un creditore aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua opposizione allo stato passivo fallimentare. A seguito di una transazione, il creditore ha effettuato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo un importante principio: la rinuncia al ricorso non comporta il pagamento del doppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la decisione
Un Comune, dopo aver saldato i debiti verso i lavoratori della propria società in-house fallita, ha chiesto di essere ammesso al passivo fallimentare. Il Tribunale ha respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale: la cosiddetta "omessa pronuncia". Il Tribunale, infatti, non aveva esaminato la domanda subordinata del Comune, basata su un accordo espromissivo, rendendo la sua decisione nulla. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Prova del credito: ricorso inammissibile
Un'associazione professionale ha visto il proprio ricorso per il pagamento di compensi dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. La decisione si fonda sulla mancata impugnazione di tutte le ragioni autonome della sentenza di merito, che negava la sufficiente prova del credito vantato nei confronti di una società fallita.
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Credito prededucibile: quando le spese non spettano
Una società di trasporti ha richiesto l'ammissione di un credito prededucibile per le spese di recupero di propri vagoni dalla sede di un'azienda fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che i costi derivanti da una scelta discrezionale del creditore, e non da un'azione diretta della curatela, non costituiscono un credito prededucibile. Tali spese, originate dall'inadempimento della società poi fallita, avrebbero potuto al massimo essere ammesse come credito chirografario, domanda che però non è stata correttamente formulata.
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