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Chirografo

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155 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Opposizione allo stato passivo: banca perde il privilegio
Una banca ha concesso un finanziamento agevolato a una società, poi fallita. Dopo la revoca del finanziamento, la banca ha chiesto di essere ammessa al passivo del fallimento in via privilegiata per l'intero credito, compresi i contributi regionali revocati. Il tribunale ha accolto la richiesta della banca, ma il Fallimento ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fallimento, annullando la decisione del tribunale. I giudici hanno stabilito che la motivazione del tribunale era del tutto incomprensibile e confusa, non spiegando come le garanzie ipotecarie potessero coprire i contributi pubblici revocati. La causa è stata rinviata per una nuova decisione sull'opposizione allo stato passivo.
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Pegno su strumenti finanziari: la banca perde la prelazione
La Banca chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di una società, rivendicando la prelazione derivante da un pegno su strumenti finanziari dematerializzati. Il Tribunale respingeva la prelazione per due motivi autonomi: la mancata allegazione dell'atto costitutivo e l'assenza di prova della registrazione del vincolo sul conto speciale dell'intermediario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Banca. La ricorrente non ha infatti contestato in modo specifico la seconda motivazione del Tribunale, essendosi limitata a richiamare una registrazione interna nei propri libri contabili. Di conseguenza, la decisione del Tribunale resta valida e la Banca perde la prelazione, venendo ammessa solo come creditore chirografario.
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Crediti prededucibili: l’autocertificazione non basta
Un'impresa di trasporti ha chiesto il riconoscimento di crediti prededucibili per servizi di trasporto effettuati prima dell'amministrazione straordinaria di una grande società siderurgica. Il Tribunale ha respinto la richiesta poiché l'impresa non ha provato di essere una piccola o media impresa (PMI), presentando solo un'autocertificazione anziché i bilanci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa di trasporti, confermando che l'autocertificazione non è sufficiente a dimostrare i requisiti dimensionali richiesti dalla legge. Di conseguenza, l'impresa perde la causa e il suo credito rimane ordinario (chirografario), senza alcuna precedenza nei pagamenti.
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Azione Revocatoria: Ipoteca valida o inefficace? La Cassazione decide
Una Banca aveva concesso un finanziamento ipotecario a una Società. Un secondo finanziamento estinse il primo, con una nuova ipoteca. La Società finì in amministrazione straordinaria. La Banca chiese l'ammissione al passivo con privilegio ipotecario. Il Tribunale rigettò l'opposizione, ritenendo l'ipoteca revocabile tramite **azione revocatoria ordinaria**. La Cassazione ha confermato che, per la revocatoria ordinaria, il momento rilevante per la costituzione dell'ipoteca e per valutare il pregiudizio ai creditori è l'iscrizione (intavolazione) nei registri immobiliari, non la mera concessione. L'ipoteca nasce solo con l'iscrizione. Il ricorso della Banca è stato rigettato.
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Privilegio artigiano: i requisiti per il fallimento
Una società fornitrice ha impugnato il decreto del Tribunale che negava il Privilegio artigiano per un credito vantato verso una società fallita. Il Tribunale aveva qualificato il rapporto come mera intermediazione commerciale, evidenziando che le fatture riportavano un patto di riservato dominio, tipico della vendita e non della prestazione d'opera artigiana. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'iscrizione all'albo delle imprese artigiane non è di per sé sufficiente per ottenere la prelazione, essendo necessaria la prova concreta della prevalenza del lavoro manuale sui materiali e sull'organizzazione d'impresa.
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Cessione dei crediti in blocco: prova e legittimazione
Una società finanziaria ha impugnato il decreto che negava l'ammissione integrale al passivo fallimentare di un credito derivante da conti correnti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per due ragioni principali. In primo luogo, la ricorrente non ha fornito prova documentale che lo specifico credito fosse incluso nell'operazione di cessione dei crediti in blocco dichiarata. In secondo luogo, è stata confermata la carenza probatoria riguardante il merito del credito, data la mancata produzione dei contratti di conto corrente e degli estratti conto integrali necessari per la ricostruzione del saldo.
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Data certa: il valore del timbro postale nei contratti
Un istituto di credito ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo fallimentare, basata su saldi debitori di conti correnti. Il Tribunale aveva negato il credito ritenendo che i contratti non avessero data certa anteriore al fallimento, ignorando la presenza di timbri postali sui documenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il timbro postale apposto su un documento che forma un corpo unico con il contratto conferisce la data certa necessaria ai sensi dell'art. 2704 c.c., rendendo il credito opponibile alla procedura concorsuale.
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Privilegio crediti professionali: studio associato e chirografo
Uno studio legale associato ha impugnato l'esclusione di alcuni crediti professionali dallo stato passivo di una società fallita. Il tribunale di merito aveva ammesso solo una parte dei compensi come crediti chirografari, negando il privilegio crediti professionali richiesto. La contestazione riguardava sia la mancanza di prova certa sul conferimento dell'incarico per le attività giudiziali, sia la natura collettiva della prestazione resa dallo studio associato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per godere della prelazione ex art. 2751-bis n. 2 c.c., lo studio deve dimostrare che l'attività è stata svolta personalmente o prevalentemente da un singolo professionista. In assenza di tale prova e di un mandato scritto specifico per ogni fase, il credito resta privo di privilegio.
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Conversione della domanda di rivendica: limiti e regole
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti temporali per la conversione della domanda di rivendica in richiesta di ammissione al passivo per equivalente. Una società di leasing aveva richiesto la restituzione di beni concessi a un'azienda in amministrazione straordinaria. Poiché i beni erano stati trasferiti all'estero e non erano più recuperabili, la società ha tentato di chiedere il controvalore in denaro durante il giudizio di opposizione allo stato passivo. La Suprema Corte ha stabilito che tale modifica costituisce una mutatio libelli inammissibile in quella fase. La conversione della domanda di rivendica è permessa esclusivamente durante l'udienza di verifica del passivo davanti al giudice delegato, come previsto dall'art. 103 della legge fallimentare. La decisione affronta anche l'applicazione della Legge 124/2017 ai contratti di leasing risolti dopo la sua entrata in vigore.
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Prededuzione: limiti al credito nel fallimento
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti per il riconoscimento della prededuzione per i crediti professionali maturati durante le fasi preliminari di un concordato preventivo. Nel caso di specie, una società di consulenza chiedeva la priorità di pagamento per un'attività di due diligence svolta per una procedura poi non aperta. La Corte ha stabilito che la semplice unicità della crisi d'impresa non è sufficiente a garantire la prededuzione se manca un nesso di funzionalità concreta e una stretta consecutività tra le diverse procedure attivate.
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Concordato preventivo: termini e fattibilità del piano
La Corte di Cassazione ha confermato l'omologazione di un concordato preventivo, stabilendo che il termine biennale per la riproposizione della domanda decorre dal deposito della prima istanza. La decisione chiarisce che il sindacato del giudice sulla fattibilità economica è limitato alla verifica della non manifesta inattitudine del piano, specialmente quando supportato da garanzie esterne e perizie asseverate.
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Mutuo fondiario: superamento limite finanziabilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che il superamento del limite di finanziabilità dell'80% nel mutuo fondiario non determina la nullità del contratto. La controversia nasceva dal diniego di un tribunale al riconoscimento del privilegio ipotecario di una banca in una procedura fallimentare. La Suprema Corte, allineandosi alle Sezioni Unite, ha chiarito che la norma sul limite di finanziabilità ha natura prudenziale e non incide sulla validità del negozio giuridico, preservando così la garanzia ipotecaria originaria.
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Leasing finanziario: stop alla retroattività
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di applicazione della normativa sul leasing finanziario in caso di fallimento dell'utilizzatore. La controversia riguardava l'ammissione al passivo di numerosi contratti risolti prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017. I giudici hanno stabilito che la nuova legge non ha effetti retroattivi. Pertanto, per i contratti risolti precedentemente, rimane valida la distinzione tra leasing traslativo e di godimento, con l'applicazione dell'Art. 1526 c.c. per la prima tipologia, garantendo un equilibrio nelle restituzioni tra le parti.
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Contumacia e spese legali: stop al rimborso
Un creditore ha impugnato il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo fallimentare. Il Tribunale, pur confermando il rigetto, ha condannato il ricorrente a pagare le spese legali in favore della curatela fallimentare, nonostante quest'ultima fosse rimasta in stato di **Contumacia**. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la condanna alle spese presuppone un'attività difensiva effettiva, che manca totalmente nel caso di chi non si costituisce in giudizio.
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Atto gratuito e fallimento: la guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una curatela fallimentare contro l'ammissione al passivo di un credito derivante da un'assunzione di debito in solido. Il nucleo della controversia riguarda la qualificazione di tale operazione come atto gratuito ai sensi dell'Art. 64 della Legge Fallimentare. Il tribunale di merito aveva ammesso il credito definendo l'operazione inutile ma non necessariamente gratuita. La Suprema Corte ha cassato il provvedimento, rilevando che il giudice non ha correttamente indagato la natura dell'atto, elemento decisivo per dichiararne l'eventuale inefficacia verso i creditori.
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Prededucibilità: stop al credito senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della prededucibilità per un credito derivante dal rinnovo di fideiussioni bancarie effettuato durante un concordato preventivo senza l'autorizzazione del Tribunale. Il caso riguardava una società che, dopo aver affittato un ramo d'azienda, aveva rinnovato garanzie per commesse estere ormai di competenza dell'affittuaria. La Corte ha stabilito che tale rinnovo costituisce un atto di straordinaria amministrazione ai sensi dell'art. 167 l.fall., poiché idoneo a gravare il patrimonio della procedura di nuovi debiti senza un'utilità reale per i creditori. Di conseguenza, il credito della banca è stato ammesso al passivo solo in via chirografaria.
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Credito professionale: limiti al ricorso in Cassazione
Un avvocato ha presentato ricorso in Cassazione contro il decreto del Tribunale che aveva riconosciuto solo parzialmente il suo credito professionale nell'ambito di una procedura di amministrazione straordinaria. Il professionista contestava la quantificazione operata dagli organi concorsuali, sostenendo che le sue parcelle fossero state ignorate nonostante fossero conformi agli accordi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il ricorrente non può richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità. La decisione ribadisce che spetta al creditore dimostrare la non conformità della liquidazione agli accordi, non potendo la Cassazione sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove documentali.
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Credito privilegiato e finanziamenti garantiti PMI
Una banca ha proposto opposizione allo stato passivo di un fallimento chiedendo il riconoscimento del credito privilegiato per un finanziamento garantito dal Fondo di garanzia per le PMI. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il privilegio ex art. 9 d.lgs. 123/98 spetta esclusivamente agli enti pubblici che erogano o garantiscono i fondi, come lo Stato o il gestore del Fondo, e non può essere esteso alla banca privata che ha materialmente erogato il mutuo.
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Causa petendi: mutamento e inammissibilità fallimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un consorzio che, in sede di opposizione allo stato passivo, aveva mutato la causa petendi del proprio credito. Inizialmente basata sul mancato pagamento di una singola fattura, la pretesa era stata successivamente giustificata come saldo di complessi rapporti reciproci di dare e avere. Il Tribunale aveva rigettato l'opposizione sia per ragioni di rito (mutamento del titolo) sia per carenza di prove. La Suprema Corte ha confermato che, non avendo il ricorrente impugnato la statuizione di inammissibilità procedurale, ogni contestazione relativa al merito e alla valutazione delle prove risulta priva di rilevanza decisoria.
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Compensazione fallimentare: regole per le banche
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un istituto bancario riguardante la compensazione fallimentare tra il saldo attivo di un conto corrente e il debito derivante da un mutuo fondiario. Il Tribunale aveva precedentemente negato tale compensazione, ritenendola illegittima perché operata fuori dal controllo del giudice delegato. La Suprema Corte ha invece stabilito che, se il credito è oggetto di domanda di ammissione al passivo, la compensazione ex art. 56 l. fall. è pienamente ammissibile anche tra rapporti di natura diversa, purché i crediti siano preesistenti al fallimento e reciprocamente esigibili.
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